Gentile Utente, ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare.
Se vuoi saperne di più o esprimere le tue preferenze sull'uso dei singoli cookie, clicca qui
Se accedi ad un qualunque elemento sottostante questo banner, acconsenti all'uso dei cookie.
Changes - il magazine del Gruppo Unipol > La cybersecurity come assicurazione

La cybersecurity come assicurazione

Technology

Sulla sicurezza elettronica si sta combattendo una battaglia che vede impegnati su diversi fronti hacker, governi, governo, aziende e ricercatori. Come si può combattere per vincere la guerra.

​​​​​​​«Quando una compagnia paga per la sicurezza è come se comprasse un'assicurazione. Certo, con tutti i limiti del caso, perché non puoi proteggerti da tutto, ma senza sarebbe peggio». È semplice la lezione di Azi Cohen, uno dei principali guru mondiali della cybersecurity.

Proprio sulla sicurezza elettronica si sta combattendo una guerra che vede impegnati contro hacker, governi, aziende e ricercatori. «Fino a qualche decennio fa c'era un solo accesso alle proprie attività di business. Oggi chiunque di noi ha almeno un pc, un laptop, uno smartphone, un tablet. Più semplicemente più accessi significano più rischi e più attacchi, ma più investi meno rischi. Anche se, allo stesso modo non esiste un budget buono per tutti, perché dipende dal settore e dai rischi dai quali ci si vuole proteggere: poco importa se possano apparire ragionevoli e irragionevoli o meno» ha detto Cohen che Changes Unipol ha incontrato al TEDxRoma 2017 .
 

Cohen, israeliano che ormai da anni opera New York, da quasi un ventennio si occupa di cercare e finanziare start up d'eccellenza con il gruppo di venture capital NY Angel. E da almeno la metà del tempo ha focalizzato la sua attenzione sul settore della cybersecurity. Il settore è tra quelli più dinamici al mondo: lo dimostra il fatto che le aziende del comparto hanno drogato negli Stati Uniti la crescita dell'indice borsistico Nasdaq, dove colossi come Symantec, Fortinet o Palo Alto networks hanno messo a segno rialzi superiori al 20%. «Le stime più prudenti parlano di circa centodieci milioni di euro di investimenti, con una crescita del 20% annuo. Ma io credo che i numeri siano superiori. Anche perché le aziende tendono a non svelare le loro strategie su questo versante per non mostrare la loro vulnerabilità. Dipende dal segmento, ma direi che ogni impresa investe in media tra il 5 e il 12 per cento del fatturato. C'è anche chi raggiunte il 20» ha sottolineato Cohen.

Le stime più prudenziali parlano di almeno mezzo milione di attacchi soltanto nelle principali economie. «Il primo settore tra quelli più maggiormente nel mirino è la finanza. Includendo in essa anche il mondo assicurativo e la gestione dei patrimoni, perché posseggono una fortissima liquidità. Subito dopo c'è la sanità, che ai soldi unisce anche i dati personali. Infine c'è tutto quello che è governativo, non fosse altro perché è gioco forza coinvolta nella cyberwar contro il terrorismo» ha sottolineato Cohen.

Intelligenza artificiale e analisi comportamentale sono utili alla cybersicurezza


Sono proprio i governi a fare più fatica a difendersi e non è da tutti investire quasi 20 miliardi del budget pubblico in un biennio per difendersi come hanno fatto gli Stati Uniti. «Dipende da Paese a Paese. Israele, per esempio, è quello avanguardia perché al centro degli attacchi. Ma ogni nazione ha dovuto comunque alzare il tetto. Perché la difficoltà a questo livello è che i terroristi non cercano soldi, puntano invece a creare caos politico sociali. Se entrano nei siti ufficiali è per rubare dati sensibili, per sostituire la foto del presidente del Consiglio con quella di un satrapo» ha aggiunto Cohen.

Inutile dire che il successo cresce man mano che sale la paura tra aziende e cittadini. «Il problema è che non esiste un livello di guardia, perché quello che si è registrato con il precedente attacco sarà in futuro molto prossimo sicuramente superato. A noi, per esempio, è richiesto di levarci le scarpe al gate, perché un terrorista era riuscito in quel modo a portare dell'esplosivo a bordo. Ma chi poteva immaginarlo prima?» si è chiesto Cohen. In quest'ottica non resta affidarsi alla ricerca e allo sviluppo. «Penso che ogni soluzione che include intelligenza artificiale e analisi comportamentale sia importante e meriti investimenti. Fino a cinque anni fa le imprese cercavano di impedire ai malintenzionati di arrivare al gate, dove si inseriscono le password dei dipendenti o dei clienti. Eri davvero bravo se ci riuscivi. Poi sono arrivate proprio l'intelligenza artificiale e l'analisi comportamentale a tracciare i movimenti anomali e si è fatto più di un passo avanti».

Testo a cura di Francesco Pacifico

 

 

Gli algoritmi non sono inclusivi<img alt="" src="/PublishingImages/algoritmo%20sessista.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/algoritmo-sessistaGli algoritmi non sono inclusiviLa tecnologia ha delle falle che provocano sessismo e razzismo. Ma siamo in tempo per cambiare rotta. C’è chi sta provando a mutare le cose, come Joy Buolamwini, la poetessa dei codici del MIT.Rosita-Rijtano2021-03-07T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
È tempo di professional branding<img alt="" src="/PublishingImages/professional%20branding.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/professional-brandingÈ tempo di professional brandingIl tempo della ricreazione in rete è finito: la crisi del mondo del lavoro morde. Quando possiamo lasciare tracce di noi su Internet, facciamolo seminando delle “molliche” professionali. Filippo-Poletti2021-03-03T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Privacy: le stanze senza muri di Clubhouse <img alt="" src="/PublishingImages/TECHNOLOGY%20Clubhouse.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/clubhouse-privacyPrivacy: le stanze senza muri di Clubhouse È il social del momento. Si basa sulla voce e ha già attirato l’attenzione di esperti e appassionati, ma non solo. Da Roma ad Amburgo, a Clubhouse guardano con interesse e crescente preoccupazione anche i Garanti della Privacy. Ecco perché.Luca-Politi2021-02-23T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
La piattaforma ci salverà?<img alt="" src="/PublishingImages/platform%20economy.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/platform-economyLa piattaforma ci salverà?La Platform Economy è un modello di business basato sui dati e sull’incrocio tra domanda e offerta in un campo digitale. Le prospettive sono rosee, nonostante la crisi. Ma i problemi di sostenibilità ed equità sono irrisolti.Luca-Politi2021-02-17T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Cortocircuito social<img alt="" src="/PublishingImages/social%20violante.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/cortocircuito-social-violanteCortocircuito socialTwitter blocca Trump, TikTok e Instagram solo ora si preoccupano dei minori. C’è un vuoto normativo in rete e una catena che rischia di promuovere l’estremismo. Changes ne ha parlato con Luciano Violante. Nicola-Di-Turi2021-02-07T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it

 

 

Il virus nemico del sonno <img alt="" src="/PublishingImages/covid%20sonno.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-sonnoIl virus nemico del sonno Il diffondersi della pandemia ha modificato le abitudini notturne delle persone e ha cambiato il tempo e la qualità del dormire. Le ricadute sulla salute.Roberta-Lazzarini2021-01-26T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Significati e significanti: le parole cambiano e ci cambiano<img alt="" src="/PublishingImages/parole-virus.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/parole-virusSignificati e significanti: le parole cambiano e ci cambianoA un anno dall’inizio della pandemia, anche le cose che diciamo sono diverse. Tra vecchi e nuovi termini abbiamo dovuto imparare un altro linguaggio, per definire l’incertezza.Diana-De-Caprio2021-02-23T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
C’è bisogno di una slow-sharing<img alt="" src="/PublishingImages/slow-sharing.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/slow-sharingC’è bisogno di una slow-sharingDopo gli anni della ricerca ossessiva di scalabilità, profitti e quotazioni veloci, l’economia della condivisione si converte a un tempo lento e si concentra su uno schema nuovo ispirato al modello cooperativo.Antonio-Belloni2021-02-24T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it

SEGUI GRUPPO UNIPOL
TAG CLOUD