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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > La corsa dell'Italia nell'economia circolare

La corsa dell'Italia nell'economia circolare

Society 3.0

Il tema è ormai diventato mainstream ed è uno degli architravi su cui è destinato ad essere edificato un modello di sviluppo autenticamente sostenibile per le aziende.

​Il progetto di una scarpa da corsa interamente riciclabile, che dovrebbe arrivare sul mercato tra un paio d'anni, è stato presentato di recente da Adidas: si basa in sostanza sull'eliminazione del concetto di "rifiuto", prevedendo che le materie prime impiegate vengano ripetutamente riutilizzate. Sammontana Italia, quella del Barattolino Sammontana, azienda italiana leader nella produzione di gelato, ha posto fra i suoi principali obiettivi di sostenibilità il raggiungimento del massimo indice di "circolarità" del ciclo produttivo. Il Forum per la Finanza Sostenibile, nell'ultima Settimana SRI organizzata a novembre dello scorso anno, ha lanciato insieme a Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) un manuale sugli investimenti sostenibili in economia circolare rivolto agli operatori finanziari e alle imprese della filiera del ciclo integrato dei rifiuti. Sempre in ambito finanziario, a fine maggio BNP Paribas Asset Management ha lanciato il primo Exchange Traded Fund focalizzato sull'economia circolare, tra l'altro costruito sulla base dell'indice azionario sulla Circular Economy lanciato dall'italiana Ecpi nel 2007. A inizio giugno, in occasione del Gran Premio d'Italia di MotoGP al Mugello, si è tenuta la settima edizione di Kiss Mugello, programma di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità in generale e dell'economia circolare in particolare - ha visto fra i protagonisti alcuni dei maggiori Consorzi nazionali italiani per il riciclo e recupero dei rifiuti - che nel 2013 rappresentò la prima iniziativa al mondo del suo genere nel settore.

Si potrebbe continuare a lungo. Perché quelli citati sono solo alcuni dei tantissimi esempi che dicono dell'attenzione e dell'interesse enormi che circondano, è proprio il caso di dirlo, l'economia circolare. Un tema ormai diventato mainstream, in Italia, in Europa e nel mondo, e uno degli architravi su cui è destinato ad essere edificato un modello di sviluppo autenticamente sostenibile. Al punto che la ricerca di una sempre maggiore "circolarità" è diventato uno dei "mantra" dello sviluppo sostenibile. E di conseguenza un elemento essenziale di qualsiasi strategia, a livello di azienda come di sistema-Paese, che al riguardo si voglia considerare degna di questo nome.

Non c'è dubbio che l'Italia su questo fronte abbia molto da dire e soprattutto da guadagnare, in termini di posizionamento competitivo in un'area tanto importante per il tipo di sviluppo che ci attende. A cominciare dal fatto che non manchiamo certo di casi di eccellenza quanto a imprese già molto avanti, conosciute e affermate sul fronte dell'economia circolare. Ad esempio quelle premiate da Confindustria lo scorso maggio nell'ambito della prima edizione del concorso "Best performer", che ha visto protagoniste grandi, piccole e medie imprese, della manifattura, dei servizi, dei servizi ecologici.

Un'autorevole conferma della posizione invidiabile occupata dal nostro Paese nell'economia circolare è arrivata dal primo Rapporto nazionale sull'Economia circolare in Italia realizzato da Enea e Circular Economy Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con aziende e associazioni d'impresa. L'indice complessivo di circolarità, che tiene conto del grado di uso efficiente delle risorse, dell'utilizzo di materie prime seconde e dell'innovazione nelle categorie della produzione, del consumo e della gestione rifiuti, vede l'Italia con un punteggio di 103 staccare tutti gli altri maggiori Paesi europei: il Regno Unito si ferma a 90, la Germania a 88, la Francia a 87 e la Spagna a 81. Tuttavia rispetto agli altri stiamo progredendo più lentamente: il nostro indice è aumentato nell'ultimo anno di un punto, mentre c'è chi nello stesso periodo ha saputo migliorare di sette punti (come la Francia) o addirittura di tredici (Spagna). Di conseguenza il Rapporto si è premurato di indicare una serie di proposte che potrebbe innescare un ulteriore sviluppo dell'economia circolare in Italia, come ad esempio: continuare a monitorare e diffondere le buone pratiche; integrare principi e criteri di economia circolare negli acquisti pubblici (ad esempio col Green public procurement); estendere indirizzi e regole dell'economia circolare anche al commercio online; modulare incentivi e agevolazioni per orientare il mercato verso l'economia circolare; promuovere la bioeconomia rigenerativa, tema a riguardo del quale si registra la recente nascita dell'Istituto di bioeconomia, emanazione del Cnr (Consiglio Nazionale della Ricerche).

Le raccomandazioni del Rapporto, naturalmente, guardano molto anche all'Europa, che negli ultimi anni ha profuso un impegno notevole per l'economia circolare, in particolare con il Piano d'azione per l'Economia circolare varato a fine 2015 (e rilanciando di recente con il divieto posto alla produzione di posate e piatti monouso in plastica). Si auspica che l'Italia proceda ad un rapido ed efficace recepimento del pacchetto di Direttive europee su rifiuti ed economia circolare entrate in vigore a luglio 2018, che vanno recepite entro l'estate del 2020.

A livello internazionale è ormai riconosciuto come l'adozione su vasta scala di principi e criteri dell'economia circolare rivesta un ruolo fondamentale per (provare a) centrare obiettivi decisivi per il futuro dell'umanità come quelli dell'Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di CO2. In tale prospettiva non si può infatti pensare di prescindere dal passaggio da un'economia fondata sul modello lineare di produzione e consumo ("take, make, waste"), con tutta evidenza insostenibile, a un'economia finalmente capace di abbracciare appunto il modello circolare ("make, use, return"), dove lo scarto torna ad essere risorsa.

Nel mondo l'organizzazione di riferimento sull'economia circolare è la Ellen MacArthur Foundation (non lascia adito a dubbi, per esempio, il nome del suo account Twitter: @circulareconomy), che di recente ha pubblicato un volume che riassume trent'anni di studi e ricerche in questo campo. Ellen MacArthur in persona, la fondatrice, lo scorso autunno è intervenuta a Milano al lancio di Circular Economy Lab, primo laboratorio sull'economia circolare nel nostro Paese, promosso da Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo. Nell'occasione ha riconosciuto le grandi potenzialità dell'Italia, indicandola come potenziale leader globale nell'economia circolare.

Ma se si vuole che questa sorta di profezia si avveri, non bisogna dormire sugli allori. E allora, affinché possano risuonare da monito e da stimolo, si potrebbero andare a rileggere le parole di Papa Francesco nell'enciclica Laudato si', che ha compiuto quattro anni a fine maggio. Dove si legge (par. 22): «Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l'uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l'efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi».

 

 

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