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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Investing Gender: non solo moda

Investing Gender: non solo moda

Society 3.0

Investire con gli occhi di genere è una strategia finanziaria con spazi di sviluppo importanti, anche in virtù del fatto che uno degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile fissati nell'Agenda 2030. Ecco perché.

​​​​​Le strade della finanza sostenibile e responsabile sono tante. Ad esempio, ci si può concentrare su un unico ambito di sostenibilità che si considera prioritario, facendone il faro che orienta principi e criteri, strategie, decisioni concrete di investimento o, nel caso, di disinvestimento. Si parla in questo caso di investimenti sostenibili tematici, una della strategie riconosciute nella classificazione adottata da Eurosif, l'associazione dei forum europei della finanza sostenibile (come il Forum per la Finanza sostenibile in Italia) che a novembre presenterà l'atteso nuovo rapporto sullo stato del settore in Europa.

Fra le varie tipologie di investimenti tematici che sembrano riscuotere maggiore interesse negli ultimi anni c'è quella che mette al centro parità e diversità di genere, in generale l'empowerment femminile. Nella convinzione che un maggior grado di diversità di genere, un'accresciuta presenza delle donne in particolare nelle posizioni decisionali e apicali delle aziende, fa bene da molti punti di vista, compreso quello economico-finanziario, sia alle aziende, sia di conseguenza alla collettività nel suo insieme. Una convinzione del resto suffragata da una quantità di studi ormai considerevole, fra i più recenti quello in Italia dell'Osservatorio S.M.A.R.T. Boards.

L'espressione che viene di solito utilizzata per indicare tale strategia d'investimento, che al suo interno si può ulteriormente articolare, è gender lens investing: investire con le "lenti" o, se si vuole, con gli «occhi» di genere. È una strategia con spazi di sviluppo importanti, anche in virtù del fatto che uno degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile fissati nell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il Global goal 5, è specificamente dedicato proprio alla parità di genere. Spazi, comunque, che già iniziano ad essere progressivamente riempiti, o quanto meno esplorati.

L'interesse degli investitori per questi temi, infatti, è alto. Secondo il rapporto pubblicato a inizio anno da Iccr (Interfaith Center on Corporate Responsibility), le risoluzioni su temi di sostenibilità che gli azionisti attivi si accingevano a presentare durante la stagione delle assemblee degli azionisti delle società quotate, dopo il climate change avevano ad oggetto proprio la diversity and inclusion, con in cima preoccupazioni e richieste riguardanti le politiche di genere: promozione della diversità sul luogo di lavoro, nei board delle aziende quotate, riduzione del pay gap tra donne e uomini. Anche l'introduzione di misure della diversità da porre a fondamento della valutazione delle performance dei Ceo e quindi dei loro piani di incentivi. E, per la prima volta quest'anno, ci sono state risoluzioni sul tema dei congedi parentali, a cui la stragrande maggioranza dei lavoratori del settore privato Usa non ha diritto.

Il Giin (Global Impact Investing Network, l'organizzazione di riferimento a livello mondiale nel settore dell'impact investment), nell'autunno dello scorso anno ha lanciato la Gender Lens Investing Initiative: è un programma di due anni che intende supportare quegli investitori che, nel più generale ambito degli investimenti a impatto, intendono accelerare sull'integrazione di considerazioni di genere per orientare le proprie scelte. La prospettiva con cui l'iniziativa guarda al gender lens investing è duplice: da una parte, il supporto a quelle organizzazioni e attività che hanno fra i propri obiettivi la promozione, con varie modalità, della parità di genere e della leadership al femminile; dall'altra, l'analisi delle dimensioni legate al genere come elemento utile a prendere migliori decisioni d'investimento, sfruttando o prevenendo rispettivamente le opportunità e i rischi collegati alle questioni di genere.

A puntare la lente sulla gender equality è stata anche la Sustainable Stock Exchanges Initiative, promossa in ambito Nazioni Unite, che in un recente rapporto ha mostrato cosa le Borse valori internazionali possono fare e stanno già facendo su questo fronte. Una delle iniziative forse più note, di valore soprattutto simbolico (anche perché organizzata l'8 marzo, Giornata Internazionale della Donna), è Ring the bell for gender equality, a cui ha partecipato anche Borsa Italiana: si tratta di una speciale cerimonia in cui il tradizionale suono della campanella che segna l'apertura e la chiusura della giornata di contrattazioni viene dedicato a richiamare l'attenzione sul tema della parità di genere. Sulla sua importanza per la sostenibilità dello sviluppo. E su quello che il settore privato, in particolare gli investitori, può fare per promuovere l'emancipazione delle donne nei luoghi di lavoro e nel business.

Il tema della gender equality trova ovviamente spazio crescente in eventi di settore. Come a metà giugno in occasione del Castlefield Manchester Symposium, organizzato da uno dei principali player britannici nel campo della finanza sostenibile: gender diversity e investimenti era il tema dell'incontro, che ha inteso anche ricordare il centesimo anniversario da quando nel 1918 nel Regno Unito, con il Representation of the People Act , si dava per la prima volta il diritto di voto alle donne. Ci sono anche coalizioni di investitori, come il 30% Club Investor Group nel Regno Unito, che promuovono la diversità di genere a livello di board e di management delle società quotate attraverso attività di engagement.

Iniziative simili si contano ormai in numero consistente a livello internazionale. E cresce pure il numero di strumenti e prodotti finanziari rivolti al gender lens investing. Già nel 1993 negli Stati Uniti venne lanciato il Women's Equity Fund, considerato il primo esempio di fondo focalizzato sui temi della gender equality. Secondo una ricerca di Veris Wealth Partners, gli asset investiti sui mercati con strategie gender lens sono cresciuti da 100 a 910 milioni di dollari tra 2014 e 2017. In Italia lo scorso marzo Ubs Asset Management ha quotato il primo Etf (Exchange traded fund) focalizzato sulla parità di genere. A inizio anno è stata la Banca Mondiale a emettere un Sustainable development bond focalizzato su gender equality e women empowerment. Mentre nel novembre del 2017 su Euronext Paris è stato quotato Lyxor Global Gender Equality, il primo Etf sulla parità di genere in Europa. Numerosi anche gli indici a disposizione di investitori interessati a strategie gender lens: ad esempio Ftse Women on Boards Leadership Index Series, Bloomberg Financial Services Gender-Equality Index, Thomson Reuters Diversity and Inclusion Total Return Index, Female Representation Index (Svezia).

Ma come rispondono le imprese, a partire ovviamente da quelle quotate, alle crescenti sollecitazioni "di genere" provenienti dagli investitori? Un vasto studio sul tema, condotto su quasi 4mila società quotate internazionali in rappresentanza di 60 Paesi e di una quarantina di diversi settori di attività, è stato presentato nei mesi scorsi dall'agenzia di rating di sostenibilità Vigeo Eiris. Ebbene, il dato di sintesi dice che nonostante si siano registrati progressi, la presenza nei board e nelle posizioni manageriali delle società quotate è ancora un affare prevalentemente per uomini: le donne sono infatti meno del 20%, con l'Europa e gli Stati Uniti che fanno un po' meglio del resto del mondo.

C'è ancora molto da fare, insomma, affinché l'universo femminile riesca a fare definitivamente breccia nel business. Ma è ragionevole credere che sotto la crescente spinta degli investimenti gender lens il cammino possa accelerarsi, anche perché c'è da considerare un ulteriore elemento. Secondo numerose ricerche, infatti, sono le donne una delle "nuove" categorie di investitori accreditati di una maggiore sensibilità verso gli investimenti sostenibili: una recente indagine di Morgan Stanley ha registrato un interesse delle donne per l'investimento sostenibile parecchio superiore a quello dichiarato dagli uomini (84% contro 67%). In questo senso, la statua della "ragazza spavalda" che dall'anno scorso State Street Global Advisors, uno dei più grandi player finanziari del mondo, ha posto di fronte a quella del celebre toro di Wall Street a New York, potrebbe rivelarsi profetica: saranno le donne a "prendere per le corna" il toro della finanza e condurlo sul sentiero della sostenibilità?​

 

 

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