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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Virus: l’immunità non basta, ma aiuta

Virus: l’immunità non basta, ma aiuta

Well Being

Perché anche con l’arrivo del vaccino dovremo convivere con il Covid-19 per il resto della nostra vita. Changes ne ha parlato con il virologo Yonatan Grad.

​​​Il coronavirus che causa il Covid-19 ha colpito almeno 20 milioni di persone in tutto il mondo. Il morbo infuria nei Paesi che non hanno mai previsto una strategia di contenimento della pandemia, ma sta risorgendo anche in molti di quelli che si sono premuniti. Se c'è mai stato un momento in cui la sua diffusione avrebbe potuto essere contenuta, probabilmente è già passato. La conseguenza quasi certa è che questo coronavirus non sparirà mai completamente, perché è troppo diffuso e troppo trasmissibile. Lo scenario più probabile, secondo gli esperti, è che la pandemia finisca, a un certo punto, perché un numero sufficiente di persone è stato contagiato o vaccinato, mentre il virus continuerà a circolare sottotraccia in tutto il mondo. I casi emergeranno e scompariranno qua e là. I focolai divamperanno a tratti. Anche quando arriverà il vaccino tanto atteso, è probabile che ridurrà ma non riuscirà mai a debellare completamente il virus. Basti ricordare che i vaccini esistono per decine di virus umani, ma solo uno, il vaiolo, è stato completamente debellato e ci sono voluti 15 anni di attento coordinamento globale. È dunque probabile che dovremo convivere con questo virus per il resto della nostra vita.

TUTTA QUESTIONE  DI IMMUNITÀ

Il futuro della pandemia dipenderà, secondo Yonatan Grad, dalla forza e dalla durata dell'immunità, una volta conseguita. Grad, un immunologo che insegna a Harvard, ha sviluppato insieme ad alcuni colleghi una serie di modelli sulle possibili traiettorie future del Covid-19, appena pubblicati da Science. In base al loro studio, se l'immunità durasse solo pochi mesi questa grande pandemia potrebbe essere seguita da epidemie più piccole ogni anno. Se invece la durata dell'immunità fosse più vicina ai due anni, il Covid-19 potrebbe raggiungere un picco ogni due anni. Per ora la durata dell'immunità al Covid-19 non è ancora chiara, ma i coronavirus correlati sono ragionevoli punti di confronto: per la Sars gli anticorpi, che sono una componente dell'immunità, svaniscono dopo due anni. Gli anticorpi contro una serie di altri coronavirus che causano il raffreddore decadono dopo un anno. «Più velocemente la protezione scompare e più difficile sarà qualsiasi sforzo di debellare il virus», sostiene Grad. La durata dell'immunità avrà ricadute anche sul vaccino, che potrebbe richiedere continui richiami per mantenere l'immunità nel tempo, come un vaccino antinfluenzale. 

Del resto, anche se il virus potesse essere in qualche modo eliminato dalla popolazione umana, continuerà a circolare negli animali e non sono esclusi nuovi passaggi dagli animali alle persone. La Sars-Cov-2 probabilmente ha avuto origine come virus dei pipistrelli, passando poi per altri animali non ancora identificati come ospiti intermedi, che potrebbero continuare a rappresentare un serbatoio per il virus. A loro volta gli esseri umani potrebbero ricontagiare degli animali, in un circolo vizioso infinito. Finora, le tigri allo zoo del Bronx e i vi​soni negli allevamenti olandesi sembrano aver preso il Covid-19 dagli esseri umani e, nel caso dei visoni, avrebbero ritrasmesso il virus ad altri esseri umani che lavoravano nello stabilimento. L'esistenza di serbatoi animali che possono continuare a reinfettare gli esseri umani è anche il motivo per cui gli scienziati non parlano mai di un eradicamento completo.

SERBATOIO ANIMALE

Il virus di Ebola, ad esempio, ha avuto probabilmente origine nei pipistrelli e anche se la trasmissione da uomo a uomo si è conclusa nel 2016 con la fine dell'epidemia in Africa, il virus è ancora in circolazione fra gli animali e può contagiare di nuovo gli esseri umani se trova l'ospite giusto. Nel 2018, infatti, un altro focolaio di Ebola è scoppiato nella Repubblica Democratica del Congo. Anche questo virus, dunque, può essere contenuto attraverso la ricerca dei contatti, l'isolamento e un nuovo vaccino, ma non può essere totalmente debellato. La Sars, un coronavirus strettamente correlato a quello che causa il Covid-19, è emersa alla fine del 2002 e ha contagiato più di 8.000 persone, ma non si è mai sviluppata in una pandemia ed è stata spenta grazie all'intervento tempestivo di Carlo Urbani, poi vittima lui stesso della malattia, che avviò in Vietnam un'intensa attività di isolamento, tracciamento dei contatti e quarantene. Il virus è scomparso dagli esseri umani nel 2004. Nessuno sa il motivo per cui la Sars non è mai riemersa da un serbatoio animale, ma questo coronavirus potrebbe seguire uno schema diverso.

EVOLUZIONE VERSO FORME MENO GRAVI

Nella migliore delle ipotesi, un vaccino e delle cure migliori potranno attenuare la gravità del Covid-19, rendendolo una malattia molto meno pericolosa e meno distruttiva, paragonabile ad altri virus respiratori stagionali, come i quattro coronavirus che causano la maggior parte dei raffreddori: 229E, OC43, NL63 e HKU1. Questi coronavirus sono così comuni che probabilmente li abbiamo avuti tutti ad un certo punto, forse più di una volta. Possono causare anche sintomi gravi, specialmente negli anziani, ma di solito sono abbastanza lievi da transitare sotto il radar. Una possibile conclusione è che la Sars-Cov-2 diventi il quinto coronavirus regolarmente circolante fra gli esseri umani.

I virologi si sono chiesti più volte se anche i coronavirus del raffreddore comune abbiano avuto inizio come pandemia, prima di stabilizzarsi come virus di routine. Nel 2005, un team di biologi belgi dell'università di Lovanio ha studiato le mutazioni del coronavirus OC43, che probabilmente è un'evoluzione di un virus strettamente correlato in circolazione fra i bovini. Visto che le mutazioni genetiche nei virus si accumulano a un ritmo piuttosto regolare, i ricercatori sono stati in grado di datare nel loro studio, pubblicato dal Journal of Virology, il passaggio dalle mucche agli esseri umani verso la fine del 1800. In quel periodo, una malattia respiratoria altamente infettiva era scoppiata negli allevamenti facendo strage di mucche ed è stata seguita nel 1889 da una pandemia umana che si è diffusa in tutto il mondo. Anche in questo caso, i più colpiti sono stati gli anziani. 

Il morbo, che causava "malessere, febbre alta e sintomi pronunciati del sistema nervoso centrale", è stato collegato all'influenza sulla base degli anticorpi trovati nei sopravvissuti mezzo secolo dopo, ma l'origine ultima non è mai stata provata con certezza. Potrebbe essere stata un'altra pandemia causata da un coronavirus, passato dalle mucche agli esseri umani? Si tratta di speculazioni, ammettono i ricercatori. Ma se fosse vero potrebbe essere una buona notizia, perché suggerirebbe che anche il Covid-19 nel tempo può diventare meno letale, seguendo un'ipotetica traiettoria dalla pandemia al comune raffreddore. Gli altri quattro coronavirus potrebbero causare malattie meno gravi anche perché tutti li abbiamo incontrati da bambini e pur non salvandoci da un nuovo contagio, la nostra immunità può comunque ridurre la gravità della malattia. Nel grande disegno universale, un ospite morto non aiuta il virus, che vuole continuare a diffondersi e riesce a farlo molto meglio da un ospite vivo e ambulante. Tutto ciò, insieme ai vaccini in arrivo, porterà probabilmente il Covid-19 a diventare meno distruttivo.​


 

 

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