Gentile Utente, ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare.
Se vuoi saperne di più o esprimere le tue preferenze sull'uso dei singoli cookie, clicca qui
Se accedi ad un qualunque elemento sottostante questo banner, acconsenti all'uso dei cookie.
Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Il viaggio è di massa

Il viaggio è di massa

Society 3.0

Il turismo, soprattutto dopo la crisi mondiale del 2008, è stato usato da molti paesi come un modo semplice per rilanciare le proprie economie. La gestione dei flussi resta un problema.

​Il turismo, soprattutto dopo la grande crisi finanziaria mondiale iniziata nel 2007-2008, è stato usato da molti paesi come un modo semplice per rilanciare le proprie economie. Tanti governi hanno agevolato gli arrivi, ora viaggiano pure i cinesi e gli indiani, le stagioni calde si allungano e ormai vere e proprie masse di persone si spostano attorno al globo grazie a trasporti e alloggi a basso costo, riversandosi poi spesso sempre negli stessi posti.

Ci sono luoghi, presi d'assalto, ma in cui i flussi sono comunque regolati e controllati per definizione attraverso tornelli, come musei, palazzi storici, parchi di divertimento, ovvero tutti quelli che necessitano di un biglietto per entrare. Ma ve ne sono molti altri, a ingresso libero, che rischiano di essere letteralmente uccisi dalla invasione di turisti.

Nessun visitatore di lungo corso, ad esempio, osa più avvicinarsi a piazza San Marco o al Ponte di Rialto di Venezia durante il giorno; per non parlare della zona attorno al Colosseo di Roma, di piazza dei Miracoli a Pisa o di Times Square a New York. Tutti luoghi dove peraltro anche l'esperienza del turista novello risulta ormai insoddisfacente per il caos insopportabile. L'opinione pubblica e le amministrazioni locali, allora, iniziano a mettere in discussione lo sviluppo inesorabile del turismo che può fare perdere per sempre la magia e il misticismo attorno alla Tour Eiffel, a Notre Dame o al Sacro Cuore di Parigi, alla Sagrada Familia di Barcellona. Col rischio dell'effetto "parco di divertimenti" alle Piramidi di Giza in Egitto, il Taj Mahal di Agra in India, la Muraglia cinese, le Cascate del Niagara tra Usa e Canada, il Gran bazar di Istanbul in Turchia o Stonehenge in Inghilterra.

L'accesso al Machu Picchu, in Perù, per esempio, è stato limitato a 2.500 persone al giorno per conservare l'integrità del sito. E questa opzione potrebbe essere applicata anche per altre attrazioni, soprattutto in Europa, che risulta essere ancora il continente più visitato al mondo. E in Europa, quindi, secondo molti bisognerebbe iniziare con queste politiche di controllo dei flussi, per una industria che, nel Vecchio Continente, vale quasi 285 miliardi di euro e impiega oltre 12 milioni di persone.

A Barcellona, per esempio, hanno proibito sia di costruire nuovi hotel, sia di rimpiazzare quelli che chiudono. E hanno introdotto limitazioni orarie per le visite "turistiche" al mercato tradizionale della Boqueria. Poi ci sono soluzioni più drastiche, come Dubrovnik che, presa d'assalto dopo che è stata lo sfondo della serie tv cult Game of Thrones, ha fissato in 8 mila il numero massimo di visitatori al giorno. Copenhagen ha limitato il numero di giorni nei quali un privato può affittare appartamenti o stanze a non residenti. Fantasiosa Amsterdam, che con i suoi sei milioni di visitatori all'anno prova a spostare le masse altrove: la cittadina di Zandvoort, sul mare, è stata infatti ribattezzata Amsterdam beach.

Si alzano le tasse di soggiorno turistiche un po' ovunque, e debuttano pure in Grecia e in Islanda. Ma i flussi non cessano. Soprattutto quelli dei visitatori che non pernottano nel luogo visitato. E ne sa qualcosa Venezia, con i suoi 27 milioni di visitatori annui, dei quali il 95% va a vedere Piazza San Marco, ma che, nella stragrande maggioranza, non dormono a Venezia e quindi non lasciano ricchezza sul territorio.

Che fare? «Venezia non è un parco tematico, anche se è ovvio che Piazza San Marco sia una meta da cui il turismo di massa non può prescindere - spiega Marco Scurati, consulente di marketing turistico e portavoce del Comitato turismo sostenibile - ma queste mete stanno diventando impraticabili per i cittadini e per i turisti un po' più esperti e sofisticati. E non consentono neppure una visita dignitosa e godibile ai nuovi turisti. Perciò, come nei musei e nei teatri, in questi luoghi deve entrare un certo numero di persone al giorno. Un passo necessario anche per questioni di sicurezza, tenuto conto delle vie di fuga per evacuare la piazza in caso di necessità».

Come fare? La tecnologia consente di programmare gli accessi in anticipo e da remoto, con codici a barre, app o chip, e senza impatti visivi sul decoro urbano, soprattutto quando si tratta di palazzi e monumenti storici che non possono essere deturpati da tornelli, ma usando varchi quasi invisibili, con radiofrequenza e sensori luminosi.

E l'Italia ha uno dei gruppi più importanti al mondo in tema di gestione dei flussi di persone e mezzi: la Came spa di Dosson Di Casier, a Treviso, una multinazionale da quasi 300 milioni di euro di fatturato annuo con filiali in mezzo mondo fondata e controllata dalla famiglia Menuzzo. Came ha gestito l'accesso dei 21 milioni di visitatori a Expo 2015 di Milano, i cinque milioni all'Expo di Astana 2017. Ed è sua la gestione dell'accesso ai parcheggi dell'aeroporto di Gatwick (Londra), di El Prat (Barcellona) e della piattaforma intermodale Trieste Airport.

Quindi, per entrare nello specifico di San Marco, «i motori di prenotazione, che vendono le visite a Venezia, possono fornire un codice a barre univoco e valido solo per quella persona ai visitatori che non dormono a Venezia. E proporre in automatico date alternative in caso di tutto esaurito su determinati giorni. Con il San Marco pass da quattro euro, passato su un lettore, si entra in piazza San Marco in quel determinato giorno. I turisti che invece dormono a Venezia - sottolinea Scurati - avrebbero i San Marco Pass inclusi nella tassa di soggiorno. La struttura recettiva che li ospita li può fornire di una app o di una card con chip, e con quei dispositivi si passano i varchi senza problemi. Grazie alla tecnologia, il comune di Venezia in questo caso, ma in generale tutte le pubbliche amministrazioni, possono programmare il numero di visitatori, consentendo magari più ingressi in determinati periodi (a Venezia per il Carnevale o il Redentore, ndr), o meno accessi se ci sono problemi di sicurezza. Per piazza San Marco i limiti sarebbero validi solo da aprile a ottobre, per 10-12 ore al giorno, con un numero massimo di 65 mila ingressi al giorno (65 mila è peraltro il numero di residenti a Venezia e isole, ndr)».

 

 

Il virus non esiste<img alt="" src="/PublishingImages/covid%20disinformazione.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/disinformazione-covidIl virus non esisteCome nasce lo scetticismo selettivo che porta a non fidarsi dei canali ufficiali di informazione. Changes ne ha parlato con Fabio Paglieri autore di “La disinformazione felice. Cosa ci insegnano le bufale”.Elisa-Venco2020-06-30T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Le relazioni al tempo del post Covid<img alt="" src="/PublishingImages/relazioni%20post%20covid.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/comportamenti-post-covidLe relazioni al tempo del post CovidSi ridefiniscono le dinamiche di lavoro e di vita quotidiana, ma mancano le istruzioni per l’uso. Le storie dopo il virus.Giampaolo-Colletti2020-06-28T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Lavoro: la rivoluzione degli orari<img alt="" src="/PublishingImages/lavoro%20smart%20orari%20covid.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/lavoro-covid-come-cambiaLavoro: la rivoluzione degli orariIl Covid19 sta accelerando una tendenza in atto: il tempo del lavoro sta perdendo i normali punti di riferimento. Antonio-Belloni2020-06-25T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Ora è tempo di smart mobility<img alt="" src="/PublishingImages/covid%20smart%20mobility.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-smart-mobilityOra è tempo di smart mobilityLe conseguenze della pandemia impongono un ripensamento delle città, della vita e del lavoro delle persone che non può non avere un impatto sui mezzi di trasporto. Per risolvere le criticità servirà affidarsi alle nuove tecnologie.Rosario-Murgida2020-06-17T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Marketing: comunicare adesso è più facile<img alt="" src="/PublishingImages/marketing-coronavirus.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/marketing-coronavirusMarketing: comunicare adesso è più facileLo tsunami sanitario che ha travolto il mondo in questa prima metà del 2020 ha anche riscritto le regole della comunicazione commerciale. Si esce quindi dalla fase emergenziale con alcune lezioni da tenere bene a mente. Claudio-Plazzotta2020-06-07T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it

 

 

Ora è tempo di smart mobility<img alt="" src="/PublishingImages/covid%20smart%20mobility.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-smart-mobilityOra è tempo di smart mobilityLe conseguenze della pandemia impongono un ripensamento delle città, della vita e del lavoro delle persone che non può non avere un impatto sui mezzi di trasporto. Per risolvere le criticità servirà affidarsi alle nuove tecnologie.Rosario-Murgida2020-06-17T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Serve un welfare di comunità<img alt="" src="/PublishingImages/welfare%20webinar%20cimbri.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/welfare-cimbriServe un welfare di comunitàAlleanza tra pubblico, privato e no profit per creare un sistema incisivo. Carlo Cimbri, CEO Gruppo Unipol, e Giuseppe Guzzetti, già Presidente Fondazione Cariplo ne parlano a un incontro del Think Tank “Welfare Italia” e The European House–Ambrosetti.Redazione-Changes2020-06-18T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Il digitale fa ancora paura<img alt="" src="/PublishingImages/paure%20digitali.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/paure-digitaliIl digitale fa ancora pauraUn italiano su due crede che le informazioni memorizzate sui propri dispositivi digitali non siano al sicuro. I dati dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza Demos&Pi-Fondazione Unipolis presentati a Data Vision & Data Value organizzato da Gruppo Unipol.Redazione-Changes2020-06-24T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it

SEGUI GRUPPO UNIPOL
TAG CLOUD