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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > I padroni del litio

I padroni del litio

Society 3.0

Dagli smartphone alle auto elettriche, la domanda di petrolio bianco potrebbe triplicare in dieci anni. Dal Cile all’Australia cosa c’è dietro questo mercato.

​Gli astronauti che lavorano sull'International Space Station, dal 2000 in orbita attorno alla Terra, indicano l'enorme chiazza bianca che si vede a ridosso della catena della Ande come l'area più brillante del nostro pianeta. Non si tratta però di un ghiacciaio: è il Salar de Uyuni, un'enorme distesa di sale che occupa una superficie di più di 12mila chilometri quadrati a 3.650 metri di quota, nel distretto di Potosì in Bolivia. La più grande miniera di sale del mondo è diventata un punto nevralgico per l'economia del XXI secolo, da quando si è scoperto che lì sotto dorme un'enorme giacimento di petrolio del futuro: il litio, essenziale per la nuova industria dell'auto elettrica.

Nei laghi salati andini tra Bolivia, Cile e Argentina si trovano le maggiori riserve conosciute di litio e da questa zona proviene l'85% della produzione attuale, ma in futuro la nuova Arabia Saudita della mobilità sostenibile potrebbe diventare l'Afghanistan, dove la grande potenzialità mineraria è stata recentemente accertata da un gruppo di geologi americani sugli altipiani e nelle distese di sale al confine con l'Iran e il Belucistan pakistano, alle pendici del Hindu Kush. Le ricchezze minerarie dello sfortunato Paese dell'Asia Centrale, però, sono mantenute sotto un velo di segretezza dal governo locale e dalle forze Nato presenti in zona, per ovvi motivi strategici.

Il problema che subito si pone è chi estrarrà la preziosa materia prima e quali conflitti faranno sorgere le nuove frontiere dell'energia. Già molto usato nella realizzazione delle batterie che alimentano smartphone e computer, il litio è destinato infatti a diventare ancora più strategico negli anni a venire, con la diffusione dell'auto elettrica. In Asia, in particolare, è in forte aumento la produzione cinese di batterie agli ioni di litio, necessarie per centrare l'obiettivo governativo di 7 milioni di auto elettriche vendute all'anno nel 2025, il 20% del totale. Il litio cinese viene estratto in larga misura dal lago salato Zabuye, nella prefettura di Shigatse della regione autonoma del Tibet.

​Il petrolio bianco

Nell'industria mineraria lo chiamano "petrolio bianco" e tutto lascia pensare che a differenza del vero petrolio avrà un futuro davvero brillante. Leggero e soffice, il litio è la materie prima del momento: il suo prezzo è triplicato in due anni, arrivando nel caso del carbonato di litio a superare i 20mila dollari per tonnellata, in base ai dati del Benchmark Mineral Intelligence Index. Non a caso, colossi del risparmio gestito del calibro di BlackRock e Capital Group hanno acquisito robuste fette azionarie di aziende estrattive minori. E non sono i soli a guardare alle miniere con interesse.

La speculazione in questo caso non c'entra: con grande disappunto degli investitori, il litio non è quotato in Borsa, né ha un prezzo spot. Il motivo di tanto successo è l'effetto Tesla. Il metallo più leggero nella tavola periodica degli elementi serve infatti a costruire le batterie delle auto elettriche, con cui la società americana promette d'invadere le strade del mondo. Il ceo Elon Musk - presentando la nuova Tesla 3, che costa "solo" 35mila dollari, la metà di una Model S - ha detto di puntare a vendere 500mila auto l'anno entro il 2018 e un milione entro il 2020. «Per produrre mezzo milione di auto elettriche - stima lo stesso Musk - dovremo in pratica assorbire l'intera produzione mondiale di batterie agli ioni di litio»​. Ovviamente non c'è solo Tesla. Tra cinque anni la Cina pianifica di avere oltre 5 milioni di veicoli elettrici in circolazione, di cui 200mila autobus. E poi ci sono gli smartphone, i tablet e quant'altro, anch'essi dotati di batterie al litio. Il metallo è inoltre impiegato nell'industria della ceramica e nella farmaceutica. La domanda, prevede Goldman Sachs, potrebbe triplicare nel giro di dieci anni, raggiungendo le 570mila tonnellate all'anno. Morningstar si attende addirittura un aumento a quota 775mila tonnellate, con una conseguente corsa dei prezzi.

Niente paura, comunque, la Terra ha tutto il litio che ci serve. Da qui al 2030, secondo Bloomberg New Energy Finance, l'industria assorbirà meno dell'1% delle riserve. Ma i produttori di batterie avranno bisogno di più miniere per sostenere la loro produzione. Di conseguenza stanno arrivando sul mercato nuovi fornitori, a partire dal rapido sviluppo delle estrazioni in Australia e dal recente colpo di scena in Cile, dove la Sociedad Quìmica y Minera, uno dei maggiori produttori di litio al mondo, ha risolto una disputa con il governo, ottenendo il via libera ad espandere le sue operazioni, al punto che l'output cileno, secondo Morgan Stanley, potrebbe moltiplicarsi fino a 6 volte nei prossimi anni.

Pur essendo molto diffuso sulla crosta terrestre, però, il litio è difficile da estrarre e spesso si trova in luoghi remoti e scarsamente collegati ai mercati, per cui pochi concordano con Deutsche Bank, secondo cui il mercato potrebbe raggiungere un equilibrio già quest'anno.

​Nuova corsa all'oro

Fiutato l'affare, decine di piccole società si sono lanciate a caccia di nuovi siti, in una nuova corsa all'oro che in Europa sta prendendo di mira soprattutto l'Est: sia nella Repubblica Ceca che in Serbia sono stati scoperti corposi giacimenti, che stanno per essere sfruttati. A Cinovec, un paesino ceco di antica tradizione mineraria al confine con la Germania, il colosso australiano-britannico European Metals, proprietario delle licenze di ricerca ed estrazione in zona, prevede grandi soddisfazioni dalle miniere locali, famose un tempo solo per il tungsteno e lo stagno. Le esplorazioni a Cinovec, iniziate nel 2016, «hanno superato tutte le nostre aspettative», si è sbottonato recentemente Keith Coughlan, numero uno di Emh, secondo cui nel sottosuolo del paesino ceco si nasconderebbe «un deposito molto ampio, il più grande in Europa e il quarto nel mondo»​.

A mille chilometri di distanza, nella regione dello Jadar in Serbia, un altro colosso britannico, Rio Tinto, da anni ha messo gli occhi su quello che potrebbe essere un giacimento enorme di litio, capace di «soddisfare il 10% della domanda globale». Anche qui, vicino a Loznica, il «progetto è nella fase dello studio di fattibilità», specifica il sito di Rio Tinto. Sul progetto sono stati investiti in ricerche già 90 milioni di euro, finalizzati all'estrazione di un nuovo minerale chiamato jadarite, da cui si possono separare acido borico e carbonato di litio. Rio Tinto ha già aperto un infocenter a Loznica, per informare la popolazione sui progressi di Jadar.

Altri big, però, restano cauti. «Teniamo d'occhio il litio, ma anche nello scenario più ottimista si tratta comunque di un mercato di dimensioni relativamente ridotte», ha detto Andrew Mackenzie, ceo di Bhp Billiton, la più grande società mineraria del mondo. Proprio qui sta la grande incognita su cui si interrogano gli esperti: di quanto crescerà la domanda di litio nei prossimi anni? Tutto dipende dalla corsa dell'auto elettrica, che molti prevedono dietro l'angolo, perché la parità di costi con i veicoli tradizionali è imminente. Gli analisti di Ubs hanno recentemente alzato le loro stime sul tasso di penetrazione dei veicoli elettrici, prevedendo che arriveranno al 14% del mercato globale e al 30% in Europa entro il 2025. Se le loro stime sono corrette, il boom del litio è destinato a durare.

 

 

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