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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > I Millennials stanno cambiando l'economia

I Millennials stanno cambiando l'economia

Environment

Il loro stile di vita, i loro bisogni, stanno imponendo alla società e alle aziende uno dei più profondi cambiamenti della storia. Dal cibo ai trasporti, passando per shopping e finanza, cosa vogliono i nuovi consumatori.

​​​​​​​​Se volessimo indicare un'intera generazione con un solo aggettivo per i Millennials o generazione Y il termine più corretto sarebbe paradossale. I giovani fra i 16 e i 35 anni sono quelli venuti su a forza di cibo spazzatura ma che oggi mettono in cima alle loro preferenze la dieta sana; sono stati educati in un contesto nel quale il profitto, la crescita economica, la proprietà, era il metro del successo personale, una sorta di faro, un'esigenza imprescindibile, un altare su cui sacrificare la salute personale e dell'ambiente,  ma oggi sono proprio i paladini della sharing economy; sono cresciuti nel mito della motorizzazione di massa ma se potessero scegliere si muoverebbero a bordo di veicoli ibridi o elettrici.
Queste considerazioni, emerse da uno studio molto dettagliato dal titolo Millennials-Coming of Age, firmato dagli analisti di Goldman Sachs, impongono un cambio di rotta epocale anche perché i Millennials non sono affatto una minoranza silenziosa. Negli States sono la generazione più numerosa con ben 92 milioni di individui e come evidenziato anche da un'altra ricerca, firmata questa volta da Sanford Bernstein, stanno già imponendo alla società il loro punto di vista. Non ci credete? Lo studio ha evidenziato che la preferenza per il cibo salutare è direttamente proporzionale all'uso dei social, utilizzati in particolare proprio dai Millennials. Per questo motivo già oggi si evidenziano dei cambiamenti profondi nelle dinamiche commerciali e di marketing delle aziende, segnale inequivocabile che non si può prescindere dai desiderata della generazione Y e che conviene adeguarsi in fretta. Per esempio,​​​ le catene di fast food sono state costrette a inserire piatti come insalate e frutta nel proprio menù. Che dire poi dell'accresciuta coscienza ambientalista? Allevati nell'era del petrolio e del gas serra, oggi i Millennials sono i maggiori sostenitori di un mondo green, o, in ogni caso, sempre più disposto a mettere un argine allo spreco e all'eccessivo sfruttamento delle risorse. Un esempio? Le grandi aziende automobilistiche stanno progressivamente arricchendo le proprie gamme con modelli ibridi o, addirittura, totalmente elettrici. Del resto marchi come Tesla non hanno auto a combustione interna in vendita, ma soltanto modelli a impatto zero. Una scommessa vinta in pochi anni che apre scenari del tutto inediti e ha costretto gli altri brand tradizionali a correre velocemente ai ripari.

Generazione Y: l'utilizzo vale più del possesso

Una generazione, quella Y, per la quale il paradosso sembra essere un comune denominatore. Ancora Goldman Sachs mette in evidenza come nonostante i giovani fra i 16 e i 35 anni siano stati programmati, in anni e anni di spot pubblicitari, ad acquistare automobili e beni di lusso, in realtà oggi siano proprio loro i protagonisti di un nuovo e inedito comportamento economico: preferire l'uso dei prodotti e rinunciare alla proprietà dando vita alla ben conosciuta sharing economy. Il 30% degli intervistati ha, infatti, dichiarato di non aver intenzione di comprare un veicolo nel prossimo futuro e soltanto il 15% ritiene importante possederne uno. Impensabile fino a pochi decenni fa quando la quattro ruote era lo status symbol per definizione, soprattutto negli States. Un altro aspetto da considerare nel giusto peso è che i Millennials sono campioni di versatilità e adattamento in molti ambiti, soprattutto nel lavoro. In questo senso il caso italiano è emblematico di un cambio di mentalità che, nonostante le ovvie differenze locali, può dirsi universalmente riconosciuto. Dai dati dell'indagine del Censis Vita da Millennials: web, new media, startup e molto altro emerge che 1,2 milioni degli 11.127.837 giovani under 35 italiani, dichiarano di aver lavorato in nero negli ultimi 12 mesi, 1,8 milioni hanno svolto lavoretti pur di guadagnare qualcosa e 1,7 milioni nell'ultimo anno hanno lavorato con contratti di durata inferiore a un mese. Ma in un Paese in cui la ricerca del lavoro privilegia ancora in maniera evidente le relazioni personali e familiari, gli under 35 utilizzano il web per creare la propria rete e mostrare le proprie competenze. Il 41,1%, pari a circa 4,6 milioni di Millennials, ha inserito il proprio curriculum su piattaforme web e social network per non parlare del fatto tra smartphone, tablet e pc, i Millennials sono sempre connessi e sfruttano a pieno le opportunità del web per avere servizi più qualificati, economici e sostenibili. Non c'è da stupirsi quindi se rinomate società di ricerca abbiano posto l'accento sull'importanza strategica dei Millennials per tutte le aziende. Secondo un'analisi della svizzera Ubs Wealth Management dal titolo The Millennials Rising le società ch​​e vogliono rimanere competitive saranno costrette a cambiare filosofia produttiva e di marketing, pena la scomparsa dal mercato. E il punto di riferimento saranno proprio loro: i rappresentanti della generazione Y. C'è chi, come abbiamo visto, lo ha già fatto, gli altri dovranno affrettarsi.





 

 

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