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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Happy money: la spesa che ci rende felici

Happy money: la spesa che ci rende felici

Society 3.0

Il denaro compra o no la felicità? La risposta è sì se si riesce ad abbandonare quello che Albert Camus chiamava snobismo spirituale, tipico delle persone che pensano di essere appagati anche senza.

​​​Il denaro compra la felicità? Sì. Ed è bene scriverlo in forma netta, a scanso di ogni equivoco. L'evidenza empirica è concorde in questo e sul segno, almeno, dell'effetto. È un + convinto, magari non lineare ma indubitabile. Quindi, avere più denaro è importante per essere più felici, qualunque cosa ciò significhi. Un recente studio condotto dal Research Institute of Industrial Economics di Stoccolma ha sfatato un altro mito della letteratura psicologica: quello in base a cui vincere a una lotteria provoca una fiammata di felicità che ritorna al punto di partenza con il tempo. È vero che ci si adatta a una nuova condizione e si aggiustano le proprie aspettative, ma è pure vero che, seguendo negli anni il vincitore di una lotteria milionaria, la sua soddisfazione generale (quella più strutturale) ha cambiato l'intercetta sull'asse delle ordinate. Ed è più alta.

Con queste doverose premesse, le stranezze della nostra mente o, meglio, la complessità del mondo in cui prendiamo decisioni, sono oggetto degli studi di altri due grandi scienziati sociali che si avvalgono del metodo sperimentale: Elizabeth Dunn e Michael Norton. Il programma di ricerca dei due scienziati si concentra su un aspetto spesso trascurato: lasciando perdere il fatto se il denaro compri o meno la felicità, non è meglio capire COME spendere il denaro per renderci persone più soddisfatte?

L'esperimento che ha reso celebri Dunn e Norton è teso a mostrare la differenza, in termini di impatto sulla felicità, di una spesa anti-sociale rispetto a una pro-sociale. Che significa? Significa che, all'interno di un campus universitario, come in un villaggio dell'Uganda, oppure in un team di commerciali di un'azienda biomedica belga, piuttosto che in una squadra di palla-guerra, i due ricercatori si sono messi a distribuire buste chiuse, alcune contenenti 5 dollari (o euro) e altre contenenti 20.

Chi riceveva la busta era chiamato a fare un'azione molto semplice: spendere il denaro per sé entro 24 ore o per qualcun altro. I risultati di laboratorio, poi confortati dall'analisi dei dati Gallup che contengono informazioni sulla propensione a donare soldi delle persone per 136 paesi in tutto il mondo, vanno tutti nella stessa direzione: quando, cioè, si spende del denaro per sé stessi, non c'è alcun impatto sulla soddisfazione generale. Quando, invece, quella stessa quantità di denaro, anche piccola, la si spende per gli altri, ecco che la nostra felicità fa un bel salto verso l'alto. Addirittura, nel caso di un team di commerciali o di una squadra di palla-guerra, un comportamento pro-sociale aumenta la produttività delle vendite o la probabilità di vittoria della squadra.

Questo effetto della generosità prescinde dalle motivazioni del gesto, che possono andare dal regalare un piccolo pensierino a una persona cara al contribuire a salvare un bimbo affetto da malaria, come nel caso dei villaggi ugandesi. Ovunque ci si trovi nel mondo, si registra una sorta di comportamento universale: spendere per sé stessi ha un effetto neutro (non negativo) sulla felicità, mentre spendere per gli altri aumenta assai l'autostima.

In linea con questo tipo di risultati, nel bellissimo libro Happy Money vengono descritte altre curiosità statisticamente piuttosto robuste, e non così sorprendenti quando pensiamo all'elefante e alla sua guida. Pare, per esempio, che gli esseri umani siano molto più felici quando acquistano un'esperienza, rispetto a un bene materiale: l'adattamento edonico, infatti, spiazza molto dell'effetto atteso mentre l'unicità di un evento ci fa concentrare sul godimento dello stesso. Pensate a un concerto, a una finale di Champions League o a una cena in un ristorante alla moda: anche se vi sembra che non resti nulla dopo l'evento, di fatto rimane l'unicità del momento estatico, quello che sarà il picco di un futuro ricordo.

Questo risultato va di pari passo con un altro dato inoppugnabile: per renderci persone più felici, quando abbiamo di fronte una scelta da effettuare, sarebbe più strategico pensare in termini degli effetti che essa produrrà sul nostro tempo, più che sul benessere materiale. L'uso del tempo e il modo in cui lo riempiamo costruiscono significato per le nostre vite molto più di uno scaffale o di un armadio in cui accumuliamo prodotti su prodotti.

 

 

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