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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Fintech revolution

Fintech revolution

Technology

Sempre meno cash e sempre più tecnologia. Al Salone dei pagamenti il dibattito è aperto sulla Direttiva PSD2, in vigore il prossimo 13 gennaio 2018. Intanto parte il sistema di pagamento istantaneo paneuropeo RT1.

​​​​Dieci miliardi di euro l'anno. Li abbiamo spesi solo per far circolare monete e banconote. In Italia il contante resta di gran lunga la modalità di pagamento più diffusa. Certo, l'uso di carte e smartphone continua a crescere. Ma non abbastanza, se è vero che l'Italia risulta seconda in Europa in termini di peso del cash sull'economia. Eliminando il costo sostenuto per mantenere il contante in circolazione, in realtà, ci allineeremmo soltanto alla media europea dell'incidenza dei costi del contante su PIL, secondo l'Ambrosetti Cashless Society Index. ​

Niente di speciale, né di paragonabile all'ecosistema dei pagamenti in Svezia, ad esempio, dove oggi l'80% di tutte le vendite al dettaglio si basa già su transazioni digitali. In Italia, invece, "il cammino verso una cashless society sembra essere molto lento", scrivono gli analisti Assofin-CRIF-GfK nella quindicesima edizione dell'Osservatorio sulle carte di credito. Secondo l'ultimo rapporto dell'osservatorio, in Italia prosegue la crescita del numero di pagamenti elettronici (+8.7% nel 2016), così come l'ascesa del numero delle carte di debito e quello delle relative operazioni. Eppure ci sono degli indicatori che rappresentano meglio la (ritardata) digitalizzazione del contante. I volumi complessivi, ad esempio, risultano sostanzialmente stabili, registrando una variazione del +0.7%. E si registra addirittura una diminuzione dell'importo medio transato annuo, pari a 1.505 euro, rispetto ai 1.625 euro del 2015, proseguendo la tendenza negativa iniziata nel 2011.

Del resto il rapporto tra il valore delle transazioni effettuate con carte di pagamento e il Pil vede il nostro Paese ancora nelle ultime posizioni e ben al di sotto della media europea (13.6%). Il rapporto per l'Italia risulta pari al 9,6%, riflettendo così una consuetudine che vede grossomodo solo un italiano su dieci preferire le carte alla cartamoneta. Nel 2016 il numero di carte di credito attive nel nostro Paese, dopo la crescita registrata nel 2015, ha subito infatti una nuova contrazione (-2.2% rispetto alla precedente rilevazione). Lo stesso valore medio delle transazioni è risultato in calo, passando dagli 83 euro del 2015 agli 80 euro dell'ultimo anno osservato. Del resto gli italiani sembrano fidarsi storicamente più di carte di debito e prepagate, rispetto alla fiducia sulla capacità di far fronte al ristoro del 15 del mese successivo e relativo alle spese sostenute con carta di credito.

L'Osservatorio Assofin-CRIF-GfK ha messo in evidenza che nel 2016 si riconferma l'elevato utilizzo di carte di debito, con un aumento del numero di carte in circolazione del +6.6% rispetto al 2015. Sono inoltre risultati in significativa crescita sia gli importi complessivi, sia il numero di operazioni effettuate. Nel 2016 è cresciuto del +3,7% anche il numero di carte prepagate, che ha trovato conferma nel robusto l'aumento sia del numero di transazioni sia del valore delle operazioni. «Siamo all'alba di una nuova era, quella dello sviluppo dei pagamenti digitali che la Direttiva PSD2, in vigore il prossimo 13 gennaio 2018, potrebbe portare già nell'immediato futuro», scrivono gli analisti Assofin-CRIF-GfK.

E lo scenario del mercato dei pagamenti, nell'ottica della smaterializzazione delle transazioni in cartamoneta, è al centro del Salone dei Pagamenti di Milano, in scena dal 22 al 24 novembre. L'evento è organizzato dall'Associazione Bancaria Italiana (Abi) e da AbiServizi in collaborazione con Fondazione Feduf, Consorzio Cbi, AbiLab, Digital Magics, FinTechStage, Fpa e Netcomm. Dopo aver chiuso la prima edizione con 6 mila iscritti, 300 relatori, 80 sessioni di lavoro, 88 partner e più di 4 mila metri quadrati di esposizione, quest'anno il Salone dei Pagamenti punta sulla Payrevolution. Dagli impatti della Psd2, che sostanzialmente concederà a piccole startup fintech di fornire IBAN e servizi finora appannaggio delle banche, passando per la blockchain, i big data e le assicurazioni del futuro, al Salone ABI si affrontano anche i temi della Pubblica amministrazione digitale e dell'educazione finanziaria.

«Un modo semplice per spiegare questa parola, fin- tech, è descriverla come il punto di incontro tra tecnologia e strumenti finanziari. Due termini che si fondono insieme: finance e technology, per fornire un'offerta più ampia e dedicata a un segmento specifico di clientela. Una democratizzazione di un servizio di finance o di insurance. Un giovane di 18 anni non avrà probabilmente centinaia di migliaia di euro da depositare su un conto corrente. Allo stesso tempo sarà attratto da un conto che vive su smartphone, dalle funzionalità di un salvadanaio mobile o di pagamento contactless. Bene, ora provate a fare il conto di quanti diciottenni ci sono in giro», ha spiegato Matteo Rizzi, relatore al Salone dei Pagamenti sulla nuova normativa che si renderà necessaria per regolamentare il settore e autore di un saggio di riferimento nell'ambito della tecnologia applicata alla finanza (Matteo Rizzi, Fintech Revolution, Tag Books-Egea, Milano 2016).

E proprio il 21 novembre, il giorno che precede l'inizio della kermesse sui pagamenti organizzata da ABI, è previsto il lancio del sistema di pagamento istantaneo paneuropeo RT1, promosso da EBA Clearing. Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banca Popolare di Milano, Banca Sella, Banca MPS e Banca ITB sono nel primo gruppo di adesione a RT1, sistema di pagamento che vede l'italiana SIA come partner tecnologico, e una piattaforma in grado di processare pagamenti in tempo reale in euro 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. I clienti delle banche aderenti potranno inviare bonifici in tempo reale in tutta l'area SEPA, raggiungendo potenzialmente oltre 500 milioni di cittadini. Il processo tra i conti dell'ordinante e quelli del beneficiario durerà non più di 5 secondi e i pagamenti saranno irrevocabili. L'assunto è che l'allargamento dell'offerta di modalità di pagamento digitali, possa incentivare l'abbandono della cartamoneta. Non resta che attendere la riposta degli italiani.

 

 

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