Gentile Utente, ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare.
Se vuoi saperne di più o esprimere le tue preferenze sull'uso dei singoli cookie, clicca qui
Se accedi ad un qualunque elemento sottostante questo banner, acconsenti all'uso dei cookie.
Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Una finanza più «biodiversa» al servizio del pianeta

Una finanza più «biodiversa» al servizio del pianeta

Environment

Cosa si sta facendo per liberare e investire risorse nel contrasto alla perdita della variabilità degli organismi viventi. Un tema non solo ambientale ma sociale, economico, finanziario.

​Si legge sull'Enciclopedia Treccani: «La variabilità tra gli organismi viventi all'interno di una singola specie, fra specie diverse e tra ecosistemi». La voce a cui si riferisce questa definizione è la biodiversità. Proprio il suo progressivo depauperamento causato da un modello di sviluppo altamente insostenibile, come denunciato da decenni dagli scienziati, ha cominciato a presentare il salatissimo conto che il mondo sta pagando con la crisi Coronavirus. Un fenomen​o, quello della perdita della biodiversità, che figura non a caso ai primissimi posti fra i maggiori rischi globali evidenziati nell'ultimo Global Risks Report del World Economic Forum. Per non dire dei Global Goals dell'Onu, dove la biodiversità è fra le priorità. «Mobilitare ed aumentare sensibilmente le risorse finanziarie da tutte le fonti per conservare e utilizzare in modo durevole biodiversità ed ecosistemi», si dice in uno dei target collegati al Global Goal numero 15.

La domanda è allora se e quanto si sta facendo per liberare e investire risorse nel contrasto alla perdita di biodiversità, che finalmente è percepito come un problema non solo ambientale ma sociale, economico e finanziario. È evidente che non si sta facendo abbastanza se da anni ormai gli scienziati danno per innegabile il fatto che sia in corso la sesta estinzione di massa nella storia del nostro pianeta. Spesso ricordata anche dall'attivista climatica svedese Greta Thunberg nei suoi tanti discorsi in giro per il mondo, come quello nel quale, denunciandola, si commosse visibilmente di fronte al Parlamento europeo. Permette tuttavia di mantenere almeno un lumicino di speranza il fatto che fra i maggiori investitori si stia cominciando, anche se non con la rapidità e l'intensità che servirebbero, a mettere nel mirino la biodiversità nel contesto della finanza sostenibile.

PRIORITA' PER TUTTO IL MONDO
L'importanza di contrastare la perdita di biodiversità, e il suo collegamento con lo scoppio di pandemie, è stata evidenziata di recente ad esempio dal Teg, il Gruppo Tecnico di Esperti dell'Unione europea sulla finanza sostenibile che ha affiancato la Commissione di Bruxelles nella definizione del Piano d'azione Ue sulla finanza sostenibile, considerato all'avanguardia nel settore nel mondo. Nella dichiarazione con cui a fine aprile ha invitato i governi, ma anche il settore privato, a improntare chiaramente a principi e criteri di sostenibilità i piani e gli investimenti per la ripresa dopo la crisi Coronavirus, il Teg (che terminerà il suo mandato a settembre) ha ricordato gli avvisi degli scienziati sullo stretto collegamento esistente tra la perdita di biodiversità e lo scoppio di epidemie come quella del Coronavirus. IPBES, l'organizzazione internazionale che sullo studio della biodiversità e degli ecosistemi ha in sostanza il ruolo, e l'autorevolezza, che IPCC ricopre in relazione allo studio dei cambiamenti climatici, ha espresso con chiarezza la propria posizione sulle cause della pandemia Coronavirus: è il sistema economico-finanziario globale che dà priorità alla crescita economica su tutto il resto, biodiversità inclusa.

A sottolineare come la tutela della biodiversità dovrebbe essere una priorità assoluta per tutti, in primis per il sistema finanziario, c'è anche PRI, i Principi per l'Investimento responsabile promossi dalle Nazioni Unite nel 2006. Sempre in relazione alla crisi Coronavirus, e in particolare alla risposta richiesta agli investitori per fronteggiarla, PRI ha infatti evidenziato come la "recovery" non possa non essere allineata nei suoi obiettivi alle grandi priorità ambientali, fra le quali l'emergenza climatica e appunto l'emergenza biodiversità. In tal senso PRI ha annunciato il rafforzamento del proprio impegno con i suoi firmatari (più di 3mila a livello mondiale) sulla biodiversità, sul contrasto alla deforestazione, sull'utilizzo sostenibile del suolo.

L'anno scorso era stato invece l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) a pubblicare un documento dal titolo: "Biodiversity: Finance and the Economic and Business Case for Action". Il messaggio che il documento intendeva lanciare, prima di tutto ai leader del G7 riuniti al meeting del G7 Ambiente a cui il documento era appunto diretto, è che si deve fare di più e più in fretta per far sì che la perdita di biodiversità in atto non produca conseguenze catastrofiche. Economiche e finanziarie oltre che ambientali e sociali.

TASSE PER LA BIODIVERSITA'
Sempre l'OCSE quest'anno ha pubblicato una sintesi di quali sono attualmente gli strumenti economici (come tasse, sussidi, autorizzazioni commerciali) che incentivano e quindi orientano i comportamenti economici nel senso della tutela della biodiversità: si calcola che le sole tasse considerate "rilevanti per la biodiversità" oggi attive nei Paesi OCSE forniscano risorse per 7,5 miliardi di dollari l'anno, che almeno in teoria potrebbero essere tutte reimpiegate proprio a tutela della biodiversità. Del resto si tratterebbe semplicemente di una sorta di "restituzione", sebbene solo in minima parte, di quello che gli ecosistemi mettono a disposizione per la nostra vita e quindi per la nostra economia in termini di valore economico, calcolato nell'ordine delle decine di trilioni (migliaia di miliardi) di dollari l'anno. 20 miliardi di euro l'anno sono quelli che si propone di sbloccare la Strategia europea per la Biodiversità al 2030 di recente lanciata dalla Commissione europea, uno dei pilastri del Green Deal europeo. Mentre dal 2014 è attiva, nell'ambito del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, la Biodiversity Finance Initiative, che ha proposto anche una definizione di "finanza per la biodiversità": la raccolta, gestione e utilizzo di incentivi finanziari da indirizzare a una gestione sostenibile della biodiversità.

Quanto al calcolo del valore economico della biodiversità - al riguardo si parla di solito di "capitale naturale" -, è ovviamente una questione centrale in queste iniziative. Non è ovviamente un calcolo semplice, anzi è estremamente complesso, a partire dall'individuazione e dalla disponibilità dei dati di cui abbisogna. Al riguardo fra le iniziative più avanzate si segnala quella promossa a fine 2018 dalla Natural Capital Finance Alliance, che ha messo a disposizione uno strumento che permette a banche, assicurazioni, investitori di valutare l'impatto della perdita di biodiversità sul loro business. E quindi di integrare i rischi da biodiversità nelle proprie attività.

Purtroppo la strada per l'integrazione delle considerazioni legate all'emergenza biodiversità nelle strategie d'investimento, che almeno pare tracciata, è ancora assai lunga. Un recente report della non profit britannica ShareAction ha offerto risultati in questo senso quasi raggelanti: fra i maggiori asset manager del pianeta (75 quelli analizzati), solo l'11% fa riferimento alla necessità di mitigare gli impatti negativi sulla biodiversità nelle proprie politiche d'investimento.

Al tema della biodiversità quest'anno è stata dedicata la Giornata Mondiale dell'Ambiente. Speriamo serva ad accelerare sia la consapevolezza, sia l'azione.

 

 

L'alba della «B Economy»<img alt="" src="/PublishingImages/b%20economy.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/b-economyL'alba della «B Economy»Cresce il movimento delle aziende che sono valutate perché hanno un impatto positivo non solo economico, ma anche ambientale e sociale. Cambia il Dna delle imprese.Andrea-Di-Turi2020-11-22T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Agricoltura 4.0: una App per aratro <img alt="" src="/PublishingImages/agritech.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/agritechAgricoltura 4.0: una App per aratro Le tecnologie di ultima generazione sono alleati importanti per le aziende agricole e sono uno strumento sostenibile. Al via un progetto innovativo del Gruppo Unipol.Roberto-Valguarnera2020-11-10T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Natura è cultura<img alt="" src="/PublishingImages/natura%20cultura.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/natura-culturaNatura è culturaL’impatto umano, per la sua forza trasformativa nei confronti del pianeta, ha raggiunto il livello di scala di un evento geologico. Libri e film riflettono sul tema.Roberta-Lazzarini2020-11-03T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Energia e terra: matrimonio possibile<img alt="" src="/PublishingImages/consumo%20energia%20covid.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-consumo-energiaEnergia e terra: matrimonio possibileL’impatto della pandemia sul sistema energetico è epocale e dà una spinta decisiva alle rinnovabili. Ecco perché.Elena-Comelli2020-10-20T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Finanza sostenibile: perché l'engagement è aumentato<img alt="" src="/PublishingImages/engagement%20sostenibilità.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/engagement-finanza-sostenibileFinanza sostenibile: perché l'engagement è aumentatoIl dialogo con le imprese accelera e non è più l'unico terreno su cui gli investitori sostenibili si attivano. Ora conta il confronto con Stati, Authority, Enti regolatori.Andrea-Di-Turi2020-10-19T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it

 

 

Dateci ascolto, velocità e risposte concrete<img alt="" src="/PublishingImages/consumo%20tribale.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/consumo-tribaleDateci ascolto, velocità e risposte concreteDalle scelte di gruppo del consumo tribale agli acquisti online, il consumo mantiene le sue caratteristiche: compriamo per non sentirci soli. La pandemia ha esaltato la nostra propensione ai link sociali e i grandi marchi saranno sempre più rilevanti.Bernard-Cova2020-11-18T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Onlife: il consumatore è ibrido <img alt="" src="/PublishingImages/consumatore-ibrido.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/consumatore-ibridoOnlife: il consumatore è ibrido Siamo nell’era del post digitale e abbiamo capito che nel customer journey non c’è soluzione di continuità tra reale e virtuale. L’accesso ai servizi deve essere «anytime, anyway, anywhere». Luciano-Floridi2020-11-09T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Welfare Italia: dove aumentano le diseguaglianze<img alt="" src="/PublishingImages/WELFARE%20ITALIA%20regioni.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/welfare-italia-regioni-differenzeWelfare Italia: dove aumentano le diseguaglianzeNello scenario post-COVID cresce il divario della spesa privata nelle regioni e il digitale apre nuove sfide. Le anticipazioni del Rapporto del Think Tank “Welfare, Italia” del Gruppo Unipol in collaborazione con The European House-Ambrosetti.Redazione-Changes2020-11-11T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it

SEGUI GRUPPO UNIPOL
TAG CLOUD