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Fate il nostro gioco

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Apre a Milano la mostra evento "Fate il nostro gioco" per svelare i segreti della matematica dietro al gioco d’azzardo. Così una buona comunicazione può aiutare a combattere le ludopatie in attesa del dimezzamento del numero di slot machine in Italia.

​​​​​C'era una volta il Lotto che Camillo Benso conte di Cavour aveva definito «l'unica forma di tassazione volontaria» riprendendo un'espressione più spinta del matematico Bruno de Finetti che, senza mezza termini, l'aveva denominata «tassa sugli imbecilli». Il gioco del Lotto esiste in Italia fin dalla sua unità, e da qui sono nate la smorfia e l'interpretazione dei sogni. La storia del gioco in Italia ha avuto un'accelerazione alle metà degli anni '90 con l'arrivo del Superenalotto e la moltiplicazione delle formule d'azzardo dal Gratta e Vinci fino alle macchinette di videolottery.

Il gioco fa parte della cultura italiana ed è ormai la terza industria del Paese, con un giro d'affari di oltre 95 miliardi di euro nel 2016 che genera un introito di 10 miliardi di euro allo Stato italiano. Dall'altra parte ci sono i 300 mila ludopatici, i malati di Gioco d'azzardo Patologico (GAP) in Italia con una particolare incidenza su anziani e giovani. La buona notizia è che dopo mesi di lavoro la Consulta Stato e Regioni han raggiunto un accordo che mira a dimezzare le sale da gioco entro il 2020 e a diminuire di un terzo le slot machine presenti sul territorio nazionale.

Non si tratta soltanto di tagli, ma di una vera e propria riorganizzazione del gioco in Italia che dà alle Regioni un grosso potere in quanto potranno mantenere le proprie normative se prevedono una tutela maggiore rispetto a quelle nazionali. «Il provvedimento sulle slot machine è solo l'inizio di un percorso per combattere il fenomeno del gioco patologico che è ancora molto lungo che deve arrivare sulle videolottery e i giochi online», ha detto a Changes Matteo Iori è Presidente del Conagga, l'associazione che riunisce chi nel terzo settore si occupa di GAP, oltre che Direttore dell'Associazione Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia attiva nella cura di tale dipendenza. «Ma non c'è dubbio che questa sia la prima volta dal 2011 che la politica si occupa di una riduzione dell'offerta. Entro il 31 ottobre verranno scritte le regole dell'intesa che per ora restano sulla carta, ma credo sia difficile che si trovi un accordo in così breve tempo tra aziende e comuni».

Il tema, infatti, non è tanto e solo la riduzione del numero delle macchinette come l'accordo vuole, ma anche la riduzione del volume di denaro giocato, il consumo, la spesa delle famiglie in gioco che nel 2016 è stata un quinto del totale. «Non basta intervenire togliendo le macchinette dal territorio se si lascia inalterato il livello di business perché, per esempio, due macchine possono far spendere come quattro», ha detto Iori. «Il fatturato sulle slot machine dove si gioca un euro a partita per vincerne al massimo 100 è già in discesa, mentre sale quello delle videolottery dove è possibile vincere anche qualche migliaia di euro ma dove la giocata arriva a 10 euro per una partita che dura 5 secondi. Ed è qui che bisogna intervenire».
Le Regioni e i Sindaci giocheranno un ruolo essenziale nel riordino del gioco d'azzardo deciso con l'accordo, perché avranno la possibilità di stabilire fasce orarie di chiusura dei punti di gioco e una distanza minima da rispettare per la loro installazione rispetto a luoghi sensibili come chiese e scuole.

I requisiti per ottenere la certificazione di Stato sono più stringenti: le sale di gioco e i punti vendita dovranno identificare i clienti, installare impianti di videosorveglianza e garantire la presenza di addetti, con formazione specifica sul tema, alla lotta all'azzardo patologico. «Si tratta delle cosiddette sale da gioco di classe A su cui si è discusso mesi e su cui c'è ancora distanza con esercenti ed enti», ha aggiunto Iori. «Adeguarsi significa offrire un accesso selettivo alla sala, separato dall'esercizio commerciale, identificare i giocatori, formare il personale ponendo al centro il gioco d'azzardo patologico». Per il presidente del Conagga si tratta di regole sicuramente efficaci, ma per combattere la dipendenza serve agire sulle regole del gioco. Su questo punto c'è un documento del Ministero della Salute che mira a rendere le macchine meno pericolose agendo sulla durata del gioco, per esempio. «Aumentare da quattro a sette secondi il tempo del gioco permette di abbassare il volume di spesa, così come come prevedere degli alert ogni 20 minuti di gioco e lo stand by dopo un'ora», ha sottolineato Iori.
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Il fattore tempo è un elemento cruciale per aiutare i ludopatici a curarsi. Conta e molto l'informazione legata alla patologia e, secondo Iori, la pubblicità del gioco d'azzardo dovrebbe essere equiparata a quella delle sigarette, quindi vietata. Sulla cultura e l'educazione per prevenire le patologie del gioco d'azzardo da tempo il gruppo Unipol è impegnato nel progetto Per gioco. Non per azzardo e nel sostegno ad eventi che puntano all'informazione. Tra questi c'è la mostra Fate il nostro gioco, campagna di informazione sulla matematica d'azzardo che apre il 16 ottobre alla Fabbrica del Vapore di Milano e, per un mese fino al 14 novembre, grazie al contributo di Unipol, BPER Banca, Coop Lombardia, Etica Sgr, si propone di svelare le regole, i piccoli segreti che stanno dietro all'immenso fenomeno del gioco d'azzardo in Italia grazie all'aiuto di Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico torinesi. «Credo che iniziative come questa siamo importanti soprattutto per coinvolgere giovani e non ad acquisire consapevolezza, a sfatare miti e credenze», ha detto Iori. «Bisogna diffondere i messaggi giusti in modo continuativo e la formula trovata da questo Fate il nostro gioco ha un grande impatto comunicativo».

 

 

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