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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Mobilità: diesel contro monopattino

Mobilità: diesel contro monopattino

Society 3.0

Le città possono essere il centro dello sviluppo armonico di un paese o il motore che lo porta fuori giri. Il cuore di un sistema circolatorio di energia, nel complesso efficiente, o cittadelle fortificate di ricchi pensionati.

​​Sono tanti i motivi per cui si ragiona ossessivamente sulle città: in Italia per la recente esplosione di energia di Milano, così generosamente narrata e in contrasto con l'implosione di Roma; e all'estero per l'evidenza ormai ventennale di un protagonismo urbano conclamato in Cina, India e Africa.

Gli approcci all'argomento sono tanti e diversi:

-       ​  tecnologico (che ha per tema le connessioni, la raccolta e l'uso dei dati prodotti);

-         economico (gli investimenti e il commercio);

-         urbanistico (il verde, la mobilità, l'abitabilità. La logistica non ancora, purtroppo …);

-         ambientale (le risorse, lo spreco i rifiuti e la condivisione di spazi e mezzi…).

L'ENERGIA DI UN PAESE
Un approccio alle città tra i più interessanti è quello proposto dal recente studio prodotto dalla collaborazione tra Domus e Ispi. Questo considera quattro tipi di energie urbane:

-         cinetica, che riguarda la velocità di persone e informazioni;

-         economica, sulla forza produttiva e il capitale umano;

-         sociale, legata alla capacità di integrazione;

-         attrattiva, capace di aggregare persone.

Cominciare ad osservare le città partendo dall'energia – prodotta, consumata, distribuita – aiuta a considerarle quello che ormai sono: un motore, si potrebbe dire il centro del sistema circolatorio di un intero paese.

I RISCHI
Le domande più attuali e decisive sul futuro arrivano infatti dai problemi di questo sistema circolatorio. Per esempio, quelli che riguardano le disarmonie e le contraddizioni:

-         intraurbane (centro – periferia);

-         interurbane (città – provincia).

Anche agli occhi più naif le grandi città sono diventate cuori pulsanti di un paese, in grado di esprimere una forza utile a farlo crescere ma anche a farlo esplodere. Interrogarsi sull'energia vuol dire cercare di comprendere dove la crescita urbana produca sviluppo e dove invece porti al parossismo, quell'insieme di fenomeni che nella vulcanologia avvengono tutti insieme, nel momento in cui un vulcano sta per esprimere la sua massima energia con l'eruzione.

UN SISTEMA IN (DIS)EQUILIBRIO
Purtroppo, non esiste un interruttore immaginario, utile a fermare, o rallentare anche solo un po', un motore urbano che rischia di andare fuori giri o consuma troppo. E poi, perché fermarlo o rallentarlo?

Oggi alcune città vivono un'espansione positiva, altre rischiano pericolosi over stretch, con modalità differenti.

  • Sono luoghi in cui migliora l'aspettativa di vita e cosmopoliti, dove i residenti vengono per lo più da altri paesi; ma vivono anche un invecchiamento della popolazione e una forte denatalità, specialmente in occidente (da uno studio di McKinsey).
  • Consumano e producono energie come formicai pulsanti; ma sono anche i luoghi che vivono stress di risorse (in calo) cronici o acuti, specialmente in Africa, India e America Latina. E con la scarsità si cresce sempre ai danni di qualcun altro. 
  • Sono i luoghi sempre più connessi e tecnologici (vd. alla voce disruptive, sharing, smart city, circular economy) in cui nascono lavoro e imprese; eppure spesso il ceto medio non è più protagonista di questa vitalità, anzi ne è escluso.
  • Intercettano investimenti e progetti di grandi finanziamenti; eppure vivono processi di impoverimento diffusi, dove più della maggioranza degli abitanti vive in zone con disagio economico.
  • Sono il teatro per l'espressione dell'innovazione urbanistica, della nuova mobilità e della sostenibilità; eppure le abitazioni sono spesso inaccessibili e l'acquisto è impossibile per molti degli abitanti.

DIESEL CONTRO MONOPATTINO
I rischi con cui devono fare i conti gli esperti e anche gli architetti (gli intellettuali con i migliori punti di osservazione di conflitti – disuguaglianze – contraddizioni attuali) sono due. Che da una parte le città possano diventare cittadelle fortificate di pensionati. Ricchi e globalizzati, che il week end preferiscono prendere un aereo piuttosto che fare un giro al parco a duecento metri da casa (quanti milanesi lo fanno…). E che concentrino lo sviluppo solo in un piccolo perimetro, lasciando extra moenia pericoli, povertà, disoccupazione, migranti. Dall'altra c'è la probabilità che il conflitto non sia più tra dentro-fuori, ma avvenga all'interno delle città, dove anche per la classe media sia impossibile accedere a case sempre più care (di proprietà o in affitto) e dove i salari subiscano un continuo livellamento verso il basso. Diventerebbero quindi il motore di un conflitto aperto, tra gentrification, ottimismo, monopattini da una parte e diesel, pessimismo e rotonde dall'altra; un conflitto guidato anche dal disincanto dell'elettorato urbano che sente parlare di città come un di sogno da cui ormai si è svegliato.  Per renderlo possibile bisognerà pompare energia in tutto il sistema circolatorio.

 

 

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