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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Epidemie, pericolo globale

Epidemie, pericolo globale

Well Being

Il coronavirus impegna gli esperti nella ricerca di un vaccino. Changes ne ha parlato con Giovanni Rezza, direttore del Mipi. La prima difesa è una corretta informazione: le fonti utili per non ammalarsi di infodemia.

​La paura del contagio si è diffusa più velocemente della malattia stessa. Mentre il bilancio delle vittime del coronavirus, partito secondo la Commissione sanitaria cinese dal mercato degli animali della metropoli cinese di Wuhan, viene aggiornato di ora in ora e i casi di nuovi contagiati si contano ormai nell'ordine delle migliaia di unità, in tutto il mondo si prendono provvedimenti per evitare che l'epidemia si diffonda a macchia d'olio. L'infezione, infatti, per certi aspetti simile alla Sars – causa una leggera forma di polmonite – ha superato i confini del Paese asiatico: casi sono stati segnalati a Hong Kong, in Giappone e Corea, in Europa (Francia, Germania, Italia) e negli Stati Uniti. Colpa di un pianeta sempre più connesso, globalizzato, popolato, in cui gli spostamenti sono sempre più rapidi e veloci.  

Ovviamente il Paese maggiormente colpito rimane la Cina e ci si chiede se le misure adottate in quel lontano Paese siano adeguate. Secondo il professore Giovanni Rezza, direttore del Mipi, il Dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto superiore di sanità, «le contromisure cinesi sono il massimo che si possano pretendere visto che stiamo parlando di provvedimenti estremamente drastici. Le autorità, infatti, hanno realizzato un cordone sanitario applicato a diverse città di grandi dimensioni nella provincia di Hubei e bloccato i voli da e per Wuhan, metropoli da dove è partito il focolaio: stiamo parlando di decine di milioni di abitanti. Una scelta senza precedenti che riterrei adeguata».

Intanto l'Oms, l'organizzazione mondiale della sanità, che in un primo momento non aveva dichiarato l'emergenza globale ha poi rettificato il suo giudizio sottolineando prima che il rischio è "molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello globale" per poi proclamare alla fine di gennaio lo stato di emergenza globale. Un po' ovunque si stanno potenziano i controlli medici negli aeroporti e molti Paesi occidentali stanno organizzando operazioni di rimpatrio degli stranieri.

«L'Italia – continua Rezza - è preparata e aggiungo che si è mossa per prima e meglio rispetto al resto d'Europa con l'adozione repentina degli scanner termici negli aeroporti e con avvisi adeguati ai viaggiatori. La cosa importante, però, è che venga bloccato il focolaio in Cina perché in caso contrario qualsiasi misura adottata potrebbe risultare insufficiente».

La Cina sembra essere il Paese da cui partono più spesso epidemie. Anche la Sars aveva preso a diffondersi da lì. Il motivo? In quel Paese esistono le migliori condizioni perché si realizzi quello che gli esperti chiamano "tracimazione", ovvero il passaggio di un agente patogeno virale dagli animali all'uomo. Ce lo conferma l'esperto dell'Iss: «In Cina si registra un'alta densità di popolazione, e un'interfaccia con il mondo animale molto forte vista la presenza di enormi mercati in cui si vendono esemplari, anche selvatici, vivi. Inoltre, la popolazione della superpotenza asiatica viaggia sempre di più per ragioni di turismo e affari. Questa situazione fa sì che i virus siano rimescolati fra animali e uomo e che il contagio si diffonda velocemente come sembra sia accaduto in Cina. Di solito questo avviene attraverso goccioline di saliva, per contatto ravvicinato, molto stretto, come ad esempio in famiglia o negli ospedali quando gli operatori non prendono le dovute precauzioni. Rimane, invece, ancora da capire se il virus possa trasmettere anche attraverso tosse e starnuti».

In questo momento la domanda che tutti si pongono è se esista un vaccino. Gli scienziati di Pechino ci stanno lavorando, sono anche riusciti a tempo record a isolare il primo ceppo, ma i tempi sono lunghi: ecco perché, pur ammettendo che il coranavirus è meno pericoloso di quello responsabile della Sars ma d'altro canto più veloce a diffondersi, si sta giocando tutto sull'arma dell'isolamento e del cordone sanitario.

«Per mettere a punto un antidoto – conclude Rezza - sono necessari alcuni mesi ecco perché in questo momento l'arma migliore è la prevenzione. I medici stanno trattando i malati esattamente come avviene nel caso di una diagnosi per polmonite virale».

Distinguere le informazioni vere da quelle false: il rischio infodemia

Le fake news a proposito del coronavirus si diffondono più rapidamente del virus. Tanto che l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha coniato un nuovo termine: infodemia, ovvero l'epidemia da informazioni sbagliate che stanno contagiando in primo luogo i social network e mettono in difficoltà anche le fonti di informazione tradizionali. Orientarsi nel mare delle notizie spesso gridate è un'impresa complicata, ma c'è di buono che la cura per l'infodemia esiste ed è molto semplice: utilizzare solo le fonti primarie che si occupano direttamente del monitoraggio del virus e verificare le informazioni che arrivano da altre fonti attraverso siti specializzati in fact-checking. Changes Unipol fornisce alcuni indirizzi utili dove trovare le notizie sul coronavirus e verificare in tempo reale le informazioni false.

International Fact-Checking Network (ICFN) è una delle realtà attive affinché la necessaria circolazione delle informazioni in merito alla malattia non venga falsata o alterata da allarmi ingiustificati, teorie del complotto o altre pratiche di cui ora nessuno avverte il bisogno. Ogni giorno viene pubblicato un report che smonta le bufale scandagliando tutti i social network, verificando non solo le informazioni scritte ma anche foto e video.

Il report quotidiano sul virus a cura dell'Organizzazione Mondiale della Salute fornisce informazioni utili sull'avanzamento del virus con i numeri del contagio e la mappa della diffusione geografica della malattia.

European Center for Disease Prevention and Control, agenzia europea che si occupa di trovare le risposte più adeguate in caso di pandemia a livello dell'Unione europea. Utile per chi deve spostarsi all'interno dell'Europa e vuole informazioni sugli altri Paesi.

Domande e risposte sui virus a cura del Ministero della Salute che ha aperto un vero e proprio portale ricco di informazioni aggiornate e attendibili. Qui si trovano anche le indicazioni su quali precauzioni adottare in caso di rientro da un viaggio nelle zone colpite o in quelle limitrofe in più lingue.

Molto utile il sito dell'Istituto Nazionale per le malattie infettive Spallanzani, che è l'istituto indicato dal Ministero della Sanità come centro di riferimento per il virus. Qui i ricercatori hanno isolato il virus e ogni giorno vengono diramati bollettini sullo stato dell'arte della ricerca.


 

 

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