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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Environment > Il prezzo per salvare il pianeta

 Il prezzo per salvare il pianeta

Environment

 La natura chiede semplicemente un uomo ragionevole al posto di quello “economico” veramente razionale, che sa come fare per massimizzare la propria soddisfazione.

​Se si diviene consapevoli della grave crisi ambientale che incombe, si dovrebbe a un certo punto concludere – razionalmente - di essere disponibili a scendere in campo e a pagare il prezzo della nostra scelta di difendere il futuro nostro, dei nostri figli e del nostro meraviglioso pianeta.

La chiamata a impegnarsi riguarda tutti, individuo per individuo, per due ragioni: perché è una battaglia da combattere anzitutto ciascuno contro una parte di sé stessi; e anche perché è una guerra che facilmente vinciamo se ciascuno ci mette un po' di sé stesso, mentre non ha la minima possibilità di essere vinta se la si delega solo allo Stato, all'ONU, all'industria e a tutti quelli che ci paiono sopra di noi, da cui ci aspettiamo una guida e che potremmo incolpare se non fanno il loro "dovere". Ma che sono pur sempre essere umani che dovranno rinsavire assieme a tutti gli altri.

Noi, gente normale, non siamo bambini che i "grandi" devono prendere per mano; siamo la vera potenza del mercato! Siamo quella che gli economisti chiamano la "domanda", quella che decide cosa si vende e cosa non si vende, cosa vale molto e cosa poco, cosa è prioritario e cosa invece può essere sacrificato.

Anche se si raggiungessero i migliori accordi possibili sui cambiamenti climatici e la legislazione più avanzata sull'ambiente, se si adottassero le più nobili dichiarazioni sulla giustizia, e se l'industria si convertisse da sola a un'economia sostenibile, ma il pubblico rispondesse che non ha voglia di cambiare, la battaglia è persa. Tocca a noi, siamo noi la vera potenza e l'unica speranza per noi stessi. Ciascun individuo, tuttavia, dovendo scegliere se abbracciare una causa o starsene comodamente rifugiato nelle proprie abitudini di sempre, vorrà sapere cosa ci perde e cosa ci guadagna, qual è il sacrificio che gli si chiede e in cambio di cosa, e soprattutto con quali possibilità di vittoria.

Ma qui c'è una strana sorpresa: il prezzo che ci si chiede di pagare è anomalo, consiste in un immediato aumento della qualità delle nostre vite. La chiamata della natura è a un rinnovamento dei valori dal basso, da parte del pubblico generale, su cui si potrà innestare a catena un ciclo virtuoso di miglioramento a tutti i livelli. Ma non è una chiamata alla rinuncia. È un appello a un "uomo economico" diverso da quello che perseguiva solo il profitto anche contro la propria soddisfazione: l'autore delle derive catastrofiche cui andiamo incontro e di cui ci siamo occupati nel post precedente. La natura chiede semplicemente un uomo ragionevole al posto di quello "economico" veramente razionale, che sa come fare per massimizzare la propria soddisfazione. Perché la vera soddisfazione dei veri bisogni dell'essere umano è sempre sostenibile.

In pratica, non c'è nessuna azione utile per ristabilire l'equilibrio umano e naturale che richieda un vero sacrificio mentre tutte, al contrario, comportano un miglioramento della qualità della vita. L'umanità sarà pronta a pagare un prezzo così alto – vivere meglio – per salvare il pianeta? Chi è dunque quest'uomo ragionevole che deve combattere l'uomo economico? Un asceta? Un mite? Un idealista? Uno che mette gli altri davanti a sé stesso? Nulla di tutto ciò. Solo che – ormai l'abbiamo capito - misura obbiettivamente il proprio interesse, mentre soppesa i propri gesti considerando, oltre l'immediato, i vantaggi o gli svantaggi che gli porteranno nel contesto in cui vive.

È un vero "agente razionale" perché cerca il conforto materiale che realmente gli giova, ma sa scovare e identifica la sovrabbondanza che danneggia la sua quotidianità. Capisce che questa è una scelta che assicura una migliore qualità della vita, per motivi molto banali e quotidiani. È un uomo concretamente più libero, che potrà usare razionalmente le proprie risorse per sé stesso senza sacrificarle ai suadenti imperativi dei consumi da ostentare, così facili da inculcare dall'esterno. Egli beneficia immediatamente di una migliore qualità della vita perché puntando sull'essere, invece che sull'avere, non cade nella trappola dell'inversione fra fine e mezzo che invece regolarmente inquina le vite degli schiavi del mostrare. Compra la macchina che gli serve, non quella che è condannato a sopportare dalla servitù delle apparenze.

Questo paradigma, che pare un po' astratto in generale, diventa invece un orizzonte tangibile e comprensibile nei singoli problemi che dobbiamo affrontare ogni giorno. Vedremo come questa libertà concreta si traduce in puntuali vantaggi nella quotidianità, mentre ricostruisce l'equilibrio dell'umanità e della biosfera. E vedremo che non è una libertà eroica e fatta di scelte talmente complesse che solo pochi possono afferrarle; è fatta di piccoli gesti e attenzioni alla portata di tutti, ciascuno nel proprio contesto. Ecco, né più e né meno che quest'uomo ragionevole – come proveremo con solidi riscontri scientifici nei prossimi post - è sufficiente per invertire la rotta entro il decennio che ci è concesso. E può forse far riflettere che la natura non esiga un altruista sacrificato, un martire pronto a dare la vita al fronte, bensì qualcuno che realmente sa farsi bene gli affari suoi e realizza durevolmente e al massimo i propri interessi.

E questo qualcuno infine, se vede con chiarezza i propri interessi, è consapevole del proprio grande potere: nessuno si illuda di sfuggire alle proprie responsabilità con la scusa che è solo "una goccia nell'oceano". 

 

 

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