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Gli italiani e l’ABC della finanza

Society 3.0

Le più importanti indagini nazionali e internazionali lo confermano: la maggioranza degli italiani ha un deficit di educazione finanziaria. E su questo pesa molto anche il divario donne-uomini.

​​​​Paese di santi, poeti e navigatori, ma non di certo di esperti in finanza. L'Italia ha un serio problema con l'educazione finanziaria, tanto che per la maggior parte dei nostri connazionali calcolare un tasso d'interesse, conoscere che cos'è l'inflazione, oppure comprendere la differenza tra un'obbligazione e un'azione è impresa assai ardua.

Iniziamo dagli adulti​

L'ultima ricerca della Banca d'Italia sull'alfabetizzazione finanziaria degli italiani adulti tra i 18 e i 79 anni è del 2020, poco prima dell'emergenza sanitaria da Covid-19. L'indagine fotografa una situazione stabile rispetto al 2017. Gli italiani sono migliorati nella conoscenza dei concetti finanziari, ma leggermente peggiorati nei comportamenti finanziari nel breve periodo e nelle attitudini nel lungo periodo.

Secondo lo studio gli italiani, in base al loro grado di competenza finanziaria sono suddivisibili in: Esclusi (21%), Incompetenti (30%), Competenti (32%), Esperti (17%). Secondo la ricerca, le variabili che maggiormente influenzano l'alfabetizzazione economica in Italia sono l'istruzione e l'età, con la competenza economica che cresce all'aumentare del grado di istruzione. Il livello più alto di alfabetizzazione si registra nella fascia di età 35-44, mentre è minimo tra coloro che hanno meno di 35 anni, oppure più di 65 anni (anche per un minor grado di istruzione degli anziani rispetto ai giovani).

Cosa succede tra i più giovani?

La situazione dei nostri studenti nel campo dell'educazione finanziaria rispecchia quella degli adulti. Secondo l'OCSE in Italia il 20,9% degli studenti non raggiunge le abilità finanziarie minime e solo il 4,5% dei quindicenni può vantare il livello di competenza più elevato. I risultati di PISA 2018, inoltre, registrano per gli studenti italiani un punteggio medio di 476 punti, contro una media OCSE pari a 505.

Gap uomo-donna

Secondo una ricerca della Global Thinking Foundation quasi la metà delle donne italiane non sa quanto costa un conto corrente e il 14% non ne ha uno. Il 68% di loro non possiede dei risparmi, ma il 56% li lascia sul conto corrente perché non sa come investirli. Il 19% li tiene addirittura in casa.

«Lo scarso grado di alfabetizzazione finanziaria delle donne italiane è direttamente causato dal pervasivo gap uomo-donna presente nel nostro paese», dichiara a Changes Claudia Segre, Presidente della Global Thinking Foundation. «La loro emarginazione dal mondo del lavoro, soprattutto al sud, le esclude da un'autonoma gestione economica e le espone a violenza finanziaria. Inoltre, questo gender gap si accompagna e si alimenta anche dal digital divide tra uomo e donna e dai più volte denunciati bias e pregiudizi che allontanano le giovani donne dalle materie STEM».

La strada per l'empowerment femminile, dunque, non può prescindere dall'educazione finanziaria delle donne anche perché «la pandemia ha reso le donne sempre più fragili e minore indipendenza economica significa maggiore esclusione sociale. È un discorso anche di responsabilità sociale dello Stato».

E come siamo piazzati a livello internazionale?

Nel confronto con i nostri principali competitor, l'Italia esce alquanto malconcia. Secondo un'indagine OCSE, siamo penultimi nella lista dei 26 Paesi, con un punteggio medio di 11,2. La media Ocse si attesta al 12,7.

Una performance deludente, associabile ad alcune caratteristiche sociali proprie del nostro Paese. Pensiamo ai giovani che da noi escono dalla casa dei genitori e conquistano l'autonomia molto dopo gli altri. Secondo Eurostat, infatti, l'età media di uscita di casa degli italiani è 30,1, mentre l'età di “indipendenza" dei tedeschi è 23,7, dei francesi 23,6, e addirittura gli svedesi escono di casa prima della maggiore età a 17,8 anni. Non dovendosi preoccupare di finanza familiare i giovani italiani non se ne occupano, rimanendo a lungo all'oscuro delle principali dinamiche economico-finanziarie.

Due aspetti positivi

Non solo ombre, però. Nelle principali indagini le famiglie italiane hanno confermato la loro attitudine al basso indebitamento e la loro resistenza al cosiddetto effetto Dunning-Kruger, la tendenza delle persone meno competenti a sopravvalutarsi e a sottovalutare l'opinione degli esperti. In sostanza gli italiani sanno di non sapere e questo li porta a mantenersi a distanza da rischi e indebitamento eccessivi.

Un ultimo appunto meriterebbe l'aspetto del risparmio. La pandemia, con i conseguenti confinamenti ha congelato i consumi degli italiani. Secondo i dati diffusi dall'Associazione Bancaria Italiana a marzo di quest'anno “i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati di oltre 146 miliardi di euro rispetto ad un anno prima (+9,2% su base annua)". Non potendo spendere gli italiani hanno insomma preferito lasciare i soldi sui propri conti bancari. Una scelta che, se da un lato conferma la grande attitudine al risparmio degli italiani, dall'altra testimonia la loro poca propensione all'investimento finanziario, frutto probabilmente anche di una scarsa competenza in materia.

I programmi di educazione finanziaria

Dal web alle scuole, sono tanti i programmi di educazione finanziaria che hanno preso piede in Italia. La Banca d'Italia recentemente ha deciso di affiancare al suo sito istituzionale un portale   divulgativo. Un modo per entrare in contatto con i più giovani con un linguaggio semplice e meno formale, adatto al mondo social. 

Alle donne è dedicato il progetto D2 – Donne al Quadrato. Lanciata dalla Global Thinking Foundation, l'iniziativa prevede una Task Force di 56 volontarie che mettono a disposizione delle altre donne competenze e conoscenze finanziarie. È molto incentrata sulle scuole l'attività dell'AIEF (l'Associazione per l'educazione finanziaria). «Bisogna partire dal basso – dice a Changes Erasmo Gatti, il General Manager di AIEF – È fondamentale coinvolgere i più giovani, che sono i decisori di domani. Recentemente il Governo ha istituito 33 ore di educazione civica obbligatoria, includendo nel percorso anche l'educazione economico-finanziaria. È un aspetto positivo, ma dobbiamo continuare su questa strada».​

È molto incentrata sulle scuole l'attività dell'AIEF (l'Associazione per l'educazione finanziaria). «Bisogna partire dal basso – dice a Changes Erasmo Gatti, il General Manager di AIEF – È fondamentale coinvolgere i più giovani, che sono i decisori di domani. Recentemente il Governo ha istituito 33 ore di educazione civica obbligatoria, includendo nel percorso anche l'educazione economico-finanziaria. È un aspetto positivo, ma dobbiamo continuare su questa strada».​

Il Gruppo Unipol è da tempo impegnato a promuovere l'educazione finanziaria e assicurativa tra la popolazione, riservando un occhio di particolare riguardo alle fasce più deboli in questo ambito, i giovani e le donne. Ai primi è dedicato il percorso di alfabetizzazione assicurativa “Eos, Conoscere l'Assicurazione", che prende forma in diverse iniziative. “I Casi della Vita" è una di queste ed è rivolta ogni anno a oltre mille ragazzi delle scuole secondarie superiori, proponendo loro moduli formativi appositamente strutturati. A raccontare il rapporto tra le donne ed educazione finanziaria ci ha pensato una web serie promossa dalla startup sociale e digitale Le Contemporanee e da UnipolSai. L'iniziativa mira a sensibilizzare l'opinione pubblica, e soprattutto le donne, ad affrontare con responsabilità e urgenza la gestione dei propri risparmi.​

 

 

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