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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Educazione finanziaria: bene comune anti-Covid

Educazione finanziaria: bene comune anti-Covid

Society 3.0

Perché può svolgere un ruolo fondamentale per accrescere la resilienza finanziaria delle famiglie e la loro capacità di contribuire al benessere socio-economico della collettività.

Per un buon numero di questioni e problematiche che, da adulti, dobbiamo affrontare quotidianamente, nei non brevi anni della formazione la scuola insieme alla famiglia e alle altre istituzioni sociali riescono in genere a darciun'infarinatura generale che si può ragionevolmente considerare onesta. Grazie alla quale, con l'aggiunta di un pizzico di buon senso e da dosi crescenti di esperienza personale che via via si accumula, riusciamo bene o male ad avere una prospettiva o quanto meno possiamo contare su alcuni punti riferimento - in termini ad esempio di come riconoscere i maggiori pericoli da cui guardarsi - per comprendere come sarebbe più opportuno o se non altro prudente comportarsi in tutta una serie di situazioni. Ci sono invece ambiti, sebbene fondamentali per la nostra vita, di cui quasi nessuno ci parla e in riferimento ai quali la sensazione più diffusa è quella di essere stati abbandonati a sé stessi. Perché lungo il cammino della formazione non ci hanno messo di fronte a percorsi strutturati, momenti, luoghi, insomma non abbiamo avuto modo di incontrare persone qualificate e deputate a fornirci anche solo le conoscenze di base. Con la conseguenza che in tali ambiti il fai-da-te impera su larghissima scala, con tutti i rischi del caso.

​La finanza è uno di questi ambiti. L'educazione finanziaria è infatti uno degli anelli mancanti del normale percorso formativo di base, una delle tematiche su cui le istituzioni sociali di cui sopra non riescono ad essere efficaci. E non certo perché manchino le iniziative, che anzi sono sempre di più e provenienti anche da soggetti molto autorevoli: si pensi, solo per citarne alcune, al portale "L'economia per tutti" di Banca d'Italia, al progetto didattico "Il risparmio che fa scuola" promosso da Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con il MIUR, al portale web diinvestoreducation della Consob (insieme allo spazio che sempre l'Authority dei mercati ha riservato al potenziamento delle iniziative di educazione finanziaria nel suo Piano strategico 2019-2021), all'intensificarsi delle iniziative di educazione finanziaria di Abi anche attraverso la FEduF (Fondazione per l'educazione finanziaria e al risparmio), alla diffusione della figura professionale dell'educatore finanziario; nell'ambito più specifico dell'educazione alla finanza e all'investimento sostenibili - che essendo una forma d'investimento "evoluta" ha ancora più necessità, per diffondersi specie a livello retail, di un buon livello di cultura finanziaria fra i cittadini -, si pensi ad esempio al sito "Investiresponsabilmente" promosso dal Forum per la Finanza Sostenibile, o alla rinnovata sezione dedicata alla finanza sostenibile sul sito di Borsa Italiana.

Nonostante l'impegno cresca, però, i risultati sostanzialmente non cambiano. E mediamente il cittadino italiano continua a fare molta fatica o addirittura a non sapere proprio che pesci pigliare quando si tratta, per dire, di comprendere le informazioni essenziali di un estratto conto bancario, di distinguere tra un'azione e un'obbligazione o di capire il funzionamento dei tassi d'interesse, di valutare le caratteristiche di un mutuo, di un piano pensionistico, di una polizza assicurativa. Questioni, con tutta evidenza, con cui non si può immaginare di non avere prima o poi a che fare nella propria vita. E che per giunta, se non vengono gestite con attenzione o almeno, come si diceva, con la prudenza che meritano, rischiano di creare magari non nell'immediato ma nel corso del tempo enormi problemi, al singolo e indirettamente all'intera collettività. Una situazione, di cui non si può certo attribuire la colpa ai singoli cittadini,che è stata fotografata negli anni da una moltitudine di studi e ricerche: fra le più recenti e importanti si segnalano "L'alfabetizzazione finanziaria degli italiani: i risultati dell'indagine della Banca d'Italia nel 2020", che ha indagato conoscenze, comportamenti e attitudini; e, in riferimento ai più giovani, l'indagine OCSE PISA 2018 sulla "financialliteracy" dei ragazzi di quindici anni, che in quanto ad alfabetizzazione finanziaria continuano a restare al di sotto della media fatta registrare dai loro coetanei dell'area Ocse.

Se, ​come tutti dicono almeno dalla grande crisi del 2007-08 di cui proprio la finanza fu il detonatore,si vuole costruire un mondo della finanza, del credito, degli investimenti migliore, cioè più trasparente, più affidabile e sostenibile, trasformandolo da fattore di potenziale (ed estrema) instabilità a tassello fondamentale di una società più equa, inclusiva e resiliente,un maggiore livello diffuso di educazione o anche solo di alfabetizzazione finanziaria è una leva indispensabile da attivare. Perché avere migliori conoscenze finanziarie significa risparmiare, investire, assicurarsi meglio, pianificare per tempo le proprie scelte allineandole adeguatamente alle proprie esigenze ed orizzonti temporali, indebitarsi meno e comunque saper gestire meglio i propri debiti, essere meno esposti a frodi finanziarie. Il che, pare opportuno ribadirlo, è bene non solo per il singolo ma per la collettività.

In materia di educazione finanziaria è dunque decisivo agire non più in ordine sparso, con iniziative che spesso finiscono per farsi concorrenza l'una con l'altra e che comunque non hanno da sole la forza per incidere sui grandi numeri, bensì a livello di sistema. Al riguardo va salutato con soddisfazione il fatto che negli ultimi anni l'Italia si sia finalmente dotata di una Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, elaborata dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria e sottoposta a consultazione pubblica.Nella quale si sottolinea ad esempio, sulla base dei dati provenienti da molteplici indagini, come l'Italia sia un Paese con competenze finanziarie basse, con gruppi sociali particolarmente vulnerabili (donne, giovani, anziani, migranti, piccoli imprenditori), dove forse l'unico pregio è fra i cittadini la consapevolezza di non sapere. Proprio all'universo femminile (si stima che solo il 25% delle donne italiane prenda decisioni finanziarie in famiglia) si rivolge ad esempio l'iniziativa "L'educazione finanziaria e le donne", promossa da UnipolSai insieme alla startup sociale Le Contemporanee, una serie di video finalizzati a stimolare la riflessione sul rapporto tra donne e finanza.

Dalla strategia è derivato un Programma operativo nazionale che ha elencato una serie di azioni da mettere in campo nel triennio 2017-2019. Una di queste è stata l'attivazione del Portale di informazione ed educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale"Quello che conta":un grande deposito di informazioni e notizie, guide, video, glossari, strumenti, che rappresenta un punto di riferimento imprescindibile sui temi dell'educazione finanziaria in Italia. Un'altra iniziativa realizzata in base al Programma, e che in pochi anni ha acquisito un notevole livello di notorietà, è il Mese dell'educazione finanziaria, la cui prima edizione si è tenuta a ottobre 2018 e che ritorna puntualmente per la terza edizione dall'1 al 31 ottobre 2020 (con hashtag dedicato #OttobreEdufin2020 per restare informati via social network).

L'edizione del Mese dell'educazione finanziaria di quest'anno, per la quale istituzioni, imprese, università e centri di ricerca, scuole, fondazioni, pubbliche amministrazioni, possono candidare le proprie iniziative fino al 30 settembre (seguendo le apposite ​Linee guida), sarà dedicata al tema delle scelte finanziarie degli italiani ai tempi del Covid-19. Al riguardo un recente studio condotto dal Dipartimento di Economia Aziendale dell'Università degli Studi Roma Tre ha confermato una relazione positiva tra il livello di alfabetizzazione finanziaria e la capacità delle famiglie di assorbire le conseguenza economico-finanziarie, com'è noto particolarmente gravi, della crisi legata all'emergenza Coronavirus.Il miglioramento del generale livello di istruzione economica e più specificamente finanziaria viene indicatonello studio come una delle misure strutturali su cui concentrarsi per mettere i cittadini nelle condizioni di poter ammortizzare il più possibile le conseguenze della crisi Coronavirus.

Estremamente chiaro l'invito finale dello studio: l'alfabetizzazione finanziaria è da considerare un bene comune. Che può svolgere un ruolo fondamentale ​per accrescere la resilienza finanziaria delle famiglie e la loro capacità di contribuire al benessere socio-economico della collettività.​​

 

 

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