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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > L’e-commerce in Italia? Il valore è nella logistica

L’e-commerce in Italia? Il valore è nella logistica

Society 3.0

Il mercato italiano ha un potenziale di 20 miliardi di euro secondo le previsioni dell’Osservatorio del Politecnico di Milano. Vince chi sa gestire l'ultimo miglio.

​​​​​​​​​​​​​​​Amazon in America sta cercando un milione di fattorini. Li vuole alti, curati, sorridenti, in grado di indossare pantaloncini e blusa marrone come fossero uno smoking a una serata di gala. In Italia la Rinascente ha lanciato un servizio di consegne tutto realizzato in bicicletta e con scooter elettrici. Ecosostenibile più del packaging riciclabile al 100%. «Perché con l'estinzione dei piccoli negozi», spiega Damiano Frosi, ingegnere e ricercatore dell'Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, «è questo l'unico volto delle imprese che vedono i clienti. In quest'ottica la logistica è fondamentale, perché il commercio, non soltanto quello elettronico, si decide proprio nell'ultimo miglio». Quello delle consegne. Frosi è uno degli autori del Rapporto Contract Logistics del Politecnico di Milano sull'ecommerce italiano. Dal quale esce un quadro del settore in cui luci e ombre si alternano in maniera confusa. Dall'inizio del 2016 gli acquisti elettronici sono aumentati del 18%, portando il giro d'affari a 19,6 miliardi di euro. Una crescita costante negli anni della crisi, ma con ritmi troppo lenti rispetto a quanto avviene in Europa: in Italia si spendono in media 300 euro all'anno, in Gran Bretagna 1.600, in Francia 900 e in Germania 850. Senza contare che il 75%​ delle transazioni avviene attraverso siti stranieri. Più in generale, si spende di più, anzi, poco di più, per i servizi (circa 10,6 miliardi di euro) per i servizi (assicurazioni, couponing, ricariche, biglietti aerei o di concerti). Qualcosa in meno per i beni di consumo (vestiti, beauty, mobili, film, giocattoli o informatica). Almeno queste sono le preferenze dei 19 milioni di web shopper italiani. Cioè meno di un terzo della popolazione complessiva. Forse proprio questi numeri hanno rallentato un'implementazione dei sistemi di consegna. Soltanto la metà dei venditori offre la consegna in un giorno definito, appena un terzo garantisce l'installazione, mentre la consegna entro le 24 ore riguarda soltanto il 7% dei prodotti. Con il risultato che concetti come same-day, fast shipping o on demand delivery sono ancora poco presenti nell'e-commerce italiano. 

E-commerce: Amazon vince nelle consegne in città​

Gli esperti della logistica si danno da fare per cambiare le cose in Italia. ​Racconta al riguardo Damiano Frosi: «Ricordo una una riunione per una start up di freschi, le parti facevano fatica a capirsi: il negozio voleva le consegna in g​iornata, i trasportatori spiegavano che era quasi impossibile e costosissimo farlo nella fascia mattutina visto il traffico a Milano. Questa storia, avvenuta qualche anno fa, è emblematica di quella che è la situazione italiana. Certo, da allora, si sono fatti tantissimi passi avanti, ma ancora adesso è difficile organizzare la logistica in un Paese dove soltanto una dorsale, quella tirrenica, è servita da treni, autostrade ed aeroporti». Così non deve sorprendere che, come segnala sempre il Rapporto Contract Logistics, la merchant inglese Bevy del settore Wine offre ai propri clienti il servizio di consegna entro trenta minuti nell'area metropolitana di Londra, e Minibar, startup newyorkese, consegna nella Grande Mela bevande e alcolici in un'ora. «Da noi gli stessi tempi li garantiscono solamente i grandi come Amazon con Prime Now, attivo a Milano dal novembre 2015, Eataly Today, o Deliveroo, che promette la ricezione del cibo in mezz'ora»​ ha detto Frosi.


Paradossalmente le difficoltà maggiori non riguardano le grandi distanze, quanto proprio il B2C della consegna ravvicinata. «Mi muovo in furgone o in motorino? Quanto faccio incidere sul prezzo finale quello della consegna, visto che soltanto i grandi come Amazon possono permettersi di offrirla gratis? Apro un magazzino in un Paese dove la tassazione è minore oppure, indispensabile in un Paese dall'orografia frastagliata come l'Italia, creo una rete diffusa di depositi/fornitori su tutto il territorio nazionale?» ha detto Frosi. «Queste scelte sono decisive nel futuro d'impresa. Ma puoi prenderle se dall'altro lato, quello delle consegne, hai dei partner innovativi e affidabili». In quest'ottica si rompe il confine tra i giganti della logistica (i corrieri con aerei, nastri trasportatori e furgoni) o i padroncini campioni nel porta a porta. Così anche in Italia i tabaccai, i benzinai, le edicole e le filiali postali allestiscono spazi per la consegna e per il ritiro di merci destinati a persone che difficilmente sono a casa a un orario fisso. Altri, davanti alla porta casa, mettono i locker automatici, che sostituiscono la borsa di tela dove un tempo si adagiava il giornale e la bottiglia del latte. E se Poste trasforma i postini in fattorini, Ups ha lanciato MyChoice: una App per ricevere notifiche, reindirizzare il pacco e riprogrammare la consegna in un'altra data. E qualcosa si muove se, sempre secondo il Rapporto Contract Logistics del Politecnico di Milano, calcola che soltanto il comparto dello shopping vale 5,3 miliardi di euro. Il mercato è molto dinamico, dal momento che i grandi nomi del settore non hanno il monopolio e lasciano ai piccoli quasi il 40% della gestione dei colli da consegnare.​​ E vince chi sa gestire l'ultimo miglio.

 

 

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