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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Quanti pensieri nella testa del digital consumer

Quanti pensieri nella testa del digital consumer

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La tecnologia digitale agisce sempre di più sul nostro modo di pensare e di acquistare. Un fenomeno amplificato dall’epidemia di Coronavirus.

“Passa il penser sì come sole in vetro, anzi più assai, però che nulla il tene”. (tratto da I Trionfi di Francesco Petrarca). Questa citazione mi porta a una domanda: quanto resiste nella testa del consumatore digitale un concetto, un desiderio, persino un bisogno? Alle 7 sveglia. Il primo gesto, prima del caffè o del tè o della bevanda salutistica che (l’ho imparato da internet) fa acquisire un karma positivo, butto un occhio allo smartphone. Ancora assonnato, leggo velocemente le notizie ultim’ora, ma le avevo già viste prima di addormentarmi. Scorro sulla tastiera i post di varie applicazioni, tantissime. Alle 7 e 30 ho già acquisito un numero di informazioni, messaggi, proposte che mio nonno riusciva a mettere insieme forse in un mese o forse mai. Piccola provocazione per introdurre il tema di come la tecnologia digitale agisce sul nostro modo di pensare.

Il punto è quanto e come i nostri meccanismi decisionali stiano cambiando, in presenza di una mole di informazioni che ci raggiunge sempre e ovunque, anche quando non ne abbiamo bisogno. In tutti i campi. Per restare però sul terreno della domanda di beni e servizi, la parte per così dire strumentale, cioè potersi avvalere di mezzi immediati di soddisfazione di un bisogno, è naturalmente eccezionale. Non appena penso a una cosa che mi serve, cerco, trovo e realizzo la soddisfazione. Tanto più se sono conosciuto dagli algoritmi. In questo caso ricevo un trattamento di tipo personalizzato. Quindi tutto per bene.

Ma sarò sempre sicuro che quella decisione, così rapidamente eseguita, non sia stata in qualche modo indotta da qualche elemento subliminale, come si diceva della pubblicità dei tempi eroici, in cui immagini, musica e parole creavano un mood talmente confortevole da volerci vivere dentro allo spot, altro che comprare l’articolo. Personalmente credo che la vita delle persone sia migliorata grazie alle opportunità offerte dal digitale. Lo ha dimostrato ampiamente il duro regime di isolamento vissuto negli ultimi mesi a causa del Coronavirus. Mentre si aprono problemi economici e sociali di dimensioni non ancora misurabili, in questo nuovo contesto abbiamo quantomeno la certezza che la tecnologia ci aiuta per restare in contatto, per rifornirci di beni essenziali, per fare operazioni finanziarie, per accedere ai servizi pubblici immateriali (eufemismo per amministrazione) evitando le code. Chi non l’aveva mai fatto prima ha scoperto il piacere di fare tutto da casa.​

L’importante è, come sempre, conservare un senso di realtà e ricordare che il fattore umano continuerà a contare. Forse cambierà modalità per esprimersi. Ma sarà alla base delle principali scelte che effettueremo anche nella domanda di beni e servizi, arrivando a condizionare il comportamento delle aziende che dovranno soddisfarci, come si dirà molto bene in questo nuovo numero di Changes-New Consumer. Settecento anni fa Petrarca rifletteva sulla caducità e sulla mobilità dei pensieri. Per fare in modo di farli resistere nelle menti, ci vuole contenuto concreto e rispetto delle persone. E auspicare che non dimentichino le password…

 

 

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