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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Denaro elettronico: cosa cambia

Denaro elettronico: cosa cambia

Technology

Il piano Cashback per incentivare i pagamenti elettronici e aumentare il gettito è operativo. Basteranno gli stimoli e la sicurezza anti Covid degli e-payments a cambiare le abitudini di spesa degli italiani?

​​​«L'operazione cashback e l'intero Piano Italia Cashless, che comprende anche lotteria dello scontrino, tetti più bassi all'uso del contante, incentivi all'utilizzo del Pos, detrazioni fiscali sui pagam​enti elettronici e un'esenzione fiscale fino a 8 euro per buoni pasto elettronici, contribuirà, su un orizzonte fino al 2025, a generare un differenziale di ben 36,8 transazioni pro-capite».  È la previsione del Rapporto Ambrosetti della Community-Cashless-Society del 2020, secondo cui il recupero del sommerso legato all'incremento delle transazioni pro-capite potrebbe generare “un gettito addizionale per lo Stato" di 4,5 miliardi di euro. «Oltre ad aumentare il gettito, stimolare i pagamenti elettronici può migliorare la posizione dell'Italia nella relativa classifica europea, dove occupiamo il 23esimo posto su 27» spiega Ivano Asaro, direttore dell'Osservatorio sugli Innovative Payments del Politecnico di Milano: «Da una decina anni il tasso annuale di crescita in Italia dei pagamenti elettronici si attesta sul 10%, e nel 2019 i pagamenti con carta di credito in Italia sono saliti a 270 miliardi di euro, rispetto ai 243 miliardi di euro del 2018. È una buona base, ma non è abbastanza per scalare posizioni». I motivi per questo ritardo, spiega Asaro, sono in gran parte culturali: il timore verso le novità e la paura di essere frodati, l'abitudine a saldare senza regolare fattura, il tasso di evasione…. Non regge invece, come motivazione per l'uso del cash, la mancata accettazione di carte o smartphone da parte degli esercenti: «Al contrario, quanto a diffusione del pos il nostro Paese è tra i più avanzati», senza contare che dal primo gennaio 2021 sarà possibile anche in Italia pagare importi fino a 50 euro senza digitare il pin.

La novità, promossa da Visa, Mastercard e Bancomat risponde in primo luogo alle raccomandazioni per la riduzione dei contatti fisici che la Banca centrale europea ha diffuso durante i mesi in cui l'emergenza sanitaria era al picco. D'altra parte, proprio il lockdown si è profilato come un'esperienza decisiva per mutare l'atteggiamento degli italiani verso i pagamenti elettronici.

Secondo una recente rilevazione dal titolo Paying digital, living digital. Evoluzione dello stile di vita degli italiani prima e dopo il Covid-19, effettuata da Mastercard in collaborazione con Astra Ricerche, durante le settimane di isolamento forzato non meno del 50% dei nostri connazionali avrebbe effettuato più pagamenti digitali di quanti ne abbia effettuati in contanti. In particolare, in 3 mesi l'incremento degli epayment ha segnato più 11 punti, con una percentuale di spesa passata dal 57% della media 2019 al 68% del 2020. Le nuove abitudini maturate in quel periodo potrebbero divenire strutturali, grazie a mix di incentivi e di pausa di nuovi contagi? Non del tutto e non da subito. «Non tutti coloro che hanno pagato digitalmente in negozio continueranno a farlo anche ora, ma chi si è avvicinato per la prima volta a pagamenti elettronici online o tramite smartphone e ne ha verificato la sicurezza e comodità difficilmente tornerà indietro» suggerisce Asaro.

Inoltre, al momento è difficile prevedere se gli italiani si faranno convincere dai nuovi incentivi a utilizzare pagamenti elettronici, o se a conquistarli sarà piuttosto la sempre maggiore varietà di strumenti a disposizione: dai wearable (come l'Apple watch o i bracciali Fitbit) agli smart speaker (come Amazon echo). Ma ulteriori possibilità si dischiuderanno e breve per gli utenti: in aggiunta alle automobili con sistemi di pagamento integrati, per ora già sperimentate negli Usa da FCA, General Motors e Jaguar, l'alleanza tra big dei social network (che grazie agli accordi, per ottenere i dati dei clienti, non devono sottostare alla normativa cui sono soggetti gli istituti di credito) e banche preannuncia interessanti novità: Google lancerà a breve “Cache", una sorta di conto bancario in versione smart, in collaborazione con Citigroup; Apple ha introdotto all'estero una Apple Card, una carta di credito virtuale per iPhone, che funziona su circuito MasterCard ed è stata realizzata in partnership con Goldman Sachs. Per confermare la crescente fiducia degli italiani negli epayment occorrerà dunque attendere l'impatto di questi nuovi dispositivi e devices da noi.

Ma c'è un ma: perfino nei Paesi europei, come la Germania, dove i pagamenti elettronici sono già una prassi quotidiana, in realtà durante i mesi di crescita del Covid sono aumentati i prelievi dal bancomat. Precisamente, nel mese di marzo 2020 nell'area Ue è stato prelevato contante per un valore di 1,33 triliardi di euro, contro i 41.2 biliardi delle date precedenti: è il maggiore aumento di circolante dal crollo della Lehman Brother nell'ottobre 2008. Il fatto è che, «in momenti complicati si ricerca sicurezza, il comfort dei beni materiali, una sensazione che il denaro sull'app dello smartphone non può restituire», ha spiegato il Financial Times. Dunque, anche se spesso per la clientela italiana sarà impossibile non ricorrere ai Mobile Payments «senza i quali sono inutilizzabili alcuni servizi che migliorano le nostre città, come parcheggi, car sharing, noleggio di monopattini» l'impressione di Asaro è che qui da noi «gli utenti per parecchio tempo alterneranno metodi e supporti di pagamento scelti di volta in volta». Insomma, gli italiani pagheranno cash o via smartphone o con carta a seconda della comodità, della convenienza e del tempo disponibile. Ma difficilmente rinunceranno del tutto a prelevare e maneggiare il contante, specie quando, complice una seconda ondata di Covid o lo spettro della recessione, sentiranno il bisogno di tenere le proprie risorse finanziarie sotto controllo. O meglio, di tenerle sotto il materasso.

 

 

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