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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Rifiuti: a che punto siamo?

Rifiuti: a che punto siamo?

Environment

Per contenere l’impatto ambientale e sanitario dell’elevato volume di rifiuti che produciamo serve una gestione rigorosa con strumenti normativi e metodologie che ne regolano tutte le fasi. Ecco come.

​​Affrontare il tema rifiuti richiama questioni che riguardano oltre all'ambiente, anche l'ambito sociale e quello sanitario. In particolare oggi che il tema della gestione rifiuti è più complicato con il Covid–19. L'importanza di trovare velocemente soluzioni per evitare il proliferare senza criterio dell'usa e getta pur garantendo la massima protezione alle persone è il primo punto nell'agenda del governo. Come cittadini sappiamo che la gestione dei rifiuti ha prodotto nel nostro Paese emergenze che nel tempo e in molte realtà si sono tradotte in una serie di criticità di ordine pubblico e anche di convivenza civile. In questo periodo di lenta apertura verso la sperata normalità, dove l'igiene assume un valore molto importante, si dovrebbe riflettere su questo argomento e trarre anche alcune conclusioni dalle esperienze passate. Deve essere possibile, attraverso l'accrescimento della nostra conoscenza, diventare tutti più responsabili e quindi contribuire con il nostro buon senso a determinare scelte che non ci arrechino nuovi danni. 

Un esempio? È previsto per esempio che l'uso delle mascherine protettive si ridurrà a un terzo di quanto previsto, grazie a quelle riutilizzabili.

L'eccessiva produzione di rifiuti e l'altrettanto eccessivo consumo di risorse non rinnovabili, sono incompatibili con il concetto di sviluppo sostenibile. La nostra salute a livello globale e lo sviluppo sostenibile devono procedere di pari passo. Questo concetto è stato sottolineato dalla Associazione italiana di epidemiologia. E proprio per contenere gli impatti ambientali e sanitari dell'elevato volume di rifiuti che produciamo, viene richiesta una gestione rigorosa con strumenti normativi e metodologie che ne regolano tutte le fasi che vanno dal trasporto, al trattamento, al recupero allo smaltimento definitivo. Il fatto è che ad oggi proprio lo smaltimento dei rifiuti industriali e domestici, rappresenta ancora una perdita di risorse considerevole. Questo perché ci sono ancora troppi sprechi e molte risorse potrebbero essere riciclate o recuperate riducendo quindi la richiesta di materie prime la cui lavorazione produce, a sua volta, rifiuti. Anche per questo motivo le politiche in atto, sia a livello comunitario che nazionale e regionale, si pongono obiettivi finalizzati a modificare i modelli esistenti di produzione consumo e smaltimento.

Nel nostro Paese uno dei problemi che riguardano questo settore, è il complesso di norme che lo disciplinano e che risulta essere troppo articolato, spesso confuso e con alcuni elementi che si sovrappongono o che spesso sono contraddittori fra loro. Per assicurare armonizzazione efficacia e omogeneità dei controlli sul territorio nazionale da parte delle autorità competenti, sono state recentemente elaborate dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA) delle linee guida per la realizzazione dei controlli ex post sugli impianti autorizzati caso per caso. I capisaldi di queste linee guida vogliono fornire elementi utili alla realizzazione di un sistema comune di pianificazione ed esecuzione delle ispezioni nell'ambito dei processi di recupero o di riciclaggio dei rifiuti da cui si producono materiali che hanno cessato di essere rifiuti. Ciò significa restituire una prospettiva unitaria e più chiara del complesso tema della cessazione del rifiuto. La ratio della norma è quella di affidare a SNPA la competenza dei controlli sul territorio garantendo, attraverso il controllo ex post e valutando caso per caso, che le condizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto siano applicate in modo uniforme sull'intero nazionale. Queste novità normative sono bene espresse in una nota proprio del SNPA pubblicata lo scorso 4 marzo. In parallelo a questa ferma volontà di rendere più omogenei i processi normativi e i controlli, deve però diffondersi la conoscenza su questo argomento.

 Per il filosofo Thomas Hobbes, si conosce qualcosa quando si conosce come è generato. Allora prendiamola anche noi con filosofia e partiamo dal cosa si intende per rifiuto. Secondo il decreto legislativo 152 del 2006, si definisce rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi". È importante sottolineare che il detentore non è necessariamente chi produce il rifiuto, ma chi ce l'ha in carico. Ed è proprio quest'ultimo soggetto che diventa attore principale in quanto è incaricato a gestirlo, riciclandolo oppure smaltendolo. Ma perché in Italia i rifiuti sono ancora un problema? Lo chiediamo alla dott.ssa Valeria Frittelloni, responsabile dell'Area Gestione e tecnologie del Centro nazionale per i rifiuti e l'economia circolare dell'ISPRA. «La situazione che riguarda il tema rifiuti è molto diversificata e ci sono esperienza di assoluto valore di imprese che attuano nel loro ciclo produttivo i più moderni principi di economia circolare. È necessario distinguere la gestione dei rifiuti speciali da quella dei rifiuti urbani la cui gestione dipende molto dalla programmazione pubblica. In quest'ultimo caso le aree più progredite in cui l'amministrazione pubblica funziona meglio, certamente evidenziano risultati migliori». L'efficacia della gestione dei rifiuti è il risultato di un insieme di misure che vanno dalla pianificazione territoriale, alla presenza delle infrastrutture sul territorio, alla capacità di individuare le giuste priorità, al coinvolgimento dei cittadini.  «La prevenzione della produzione dei rifiuti dovrebbe essere - sostiene Frittelloni - il primo passo da perseguire ma ancora si fa fatica a mettere in atto strumenti adeguati che agiscano sui comportamenti dei singoli e dei sistemi produttivi».

Ridurre la quantità dei rifiuti prodotti rappresenta certamente un primo elemento per facilitarne la gestione a valle. E il riciclo? Come mai in Italia non decolla il mercato dei prodotti riciclati? Secondo ISPRA il problema è rappresentato dal mercato. Infatti, il prezzo delle materie prime vergini è spesso troppo basso e rende non conveniente per le imprese utilizzare materie riciclate. «Il discorso del mercato è molto complesso e bisognerebbe intervenire con incentivi e tasse per aprire il mercato al materiale riciclato, ma sarebbe necessario farlo a livello europeo per evitare distorsioni all'interno del mercato comune». Cosa si ricicla di più? Relativamente alle singole frazioni merceologiche, dei rifiuti urbani si registra una raccolta della frazione organica pari a quasi 7,1milioni di tonnellate. La frazione organica è costituita dall'insieme dei quantitativi di rifiuti biodegradabili prodotti da cucine e mense, dalla manutenzione di giardini e parchi, dalla raccolta presso i mercati e dai rifiuti biodegradabili destinati alla pratica del compostaggio domestico (questi ultimi non sono conferiti al sistema di raccolta). Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo complesso, il 49% della produzione: il 21% è costituito dal recupero di materia della frazione organica da RD (umido+verde) e oltre il 28% dal recupero delle altre frazioni merceologiche. I rifiuti urbani che vengono mandati agli inceneritori sono circa il 18% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito, mentre l'1% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, centrali termoelettriche, ecc., per essere utilizzato all'interno del ciclo produttivo per produrre energia I rifiuti speciali non pericolosi maggiormente recuperati sono i rifiuti dalle “attività di costruzione e demolizione" mentre i rifiuti speciali pericolosi recuperati sono costituiti principalmente “veicoli fuori uso".

E se le regioni più virtuose dove i rifiuti speciali vengono maggiormente recuperati sono Lombardia (30 milioni di tonnellate), in Veneto (11 milioni di tonnellate), in Emilia-Romagna (10 milioni di tonnellate) e in Piemonte (circa 8 milioni di tonnellate), i paesi dove vengono esportati sono la Germania con (il 26,5% del totale) seguita dalla la Francia, Austria e Portogallo.  Nuove rotte sono state identificate recentemente in seguito a un forte improvviso stravolgimento del mercato mondiale dei rifiuti di plastica. Sono la Malesia, il Vietnam la Thailandia e lo Yemen. In questo drammatico momento per il nostro Paese che deve affrontare Covid-19, doveroso fare una riflessione per sollecitare l'azione. Con il possibile blocco delle esportazioni imposto dagli altri paesi europei per fronteggiare l'emergenza coronavirus, potrebbe peggiorare una situazione già deficitaria in molte regioni che contribuisce a destabilizzare la sicurezza ambientale e la nostra salute. Come cittadini responsabili dovremmo quindi tenere gli occhi aperti e capire se il nostro Governo agirà in modo adeguato nel totale rispetto della sicurezza ambientale e della salute pubblica di tutti.​​

 

 

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