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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Le relazioni al tempo del post Covid

Le relazioni al tempo del post Covid

Society 3.0

Si ridefiniscono le dinamiche di lavoro e di vita quotidiana, ma mancano le istruzioni per l’uso. Le storie dopo il virus.

​​​Di questo puzzle che in fondo rappresenta il mondo nuovo legato all'urgenza sanitaria globale e più in generale ambientale e sistemica ci manca la visione di insieme. Perché in fondo abbiamo mille pezzi messi confusamente sul tavolo. E – cosa ancora più drammatica – l'immagine è assente dalla scatola. Lo ha scritto magistralmente Paolo Giordano qualche settimana fa sul Corriere della Sera. «Abbiamo eccellenti virologi, immunologi, analisti di dati, informatici, economisti e psicologi. Da ognuno dipende un pezzetto del nostro futuro. Ormai sono parecchi, sparpagliati sul tavolo. Ma per completare un puzzle siamo abituati a guardare la figura sulla scatola, e stavolta la figura non c'è. Va inventata». Giordano ci ha portato indietro negli anni a quando eravamo bambini e il tempo sospeso era quello del gioco, con i suoi miti e i suoi riti. E tra questi c'era il puzzle. Anche il più ostile si componeva alla fine. Ci voleva tempo ma tutto più o meno combaciava, con l'aiuto di mamma e papà. Poteva mancare qualche singolo pezzo, questo è vero, ma la figura si vedeva eccome. Oggi invece no. E ci si orienta a fatica, come nelle strade notturne e insidiate dalla nebbia fitta che non si dirada mai nelle stagioni di mezzo.

IN UN ESPERIMENTO COLLETTIVO, NOSTRO MALGRADO​
Così in questo tempo rallentato e accelerato – un tempo inaudito, come ha scritto il New York Times – si ridefiniscono anche le dinamiche di lavoro e di vita quotidiana. Le ha raccontate anche Apple, con uno spot per il mercato americano dedicato ai creativi che utilizzano le tecnologie. Relazioni necessariamente mediate per un digitale che non è più accessorio, ma che è entrato nella nostra quotidianità, come un coniglio estratto dal cilindro. Viviamo così in un tempo da esperimento collettivo, nostro malgrado. «L'emergenza che abbiamo vissuto ha fortemente accelerato la rivoluzione digitale in tutti i settori, compreso il nostro: in cinque settimane abbiamo fatto un salto di cinque anni in termini di innovazione. Però riprenderemo ad incontrarci, a viaggiare, a partecipare ad eventi, ma sicuramente i contenuti e i servizi digitali avranno un ruolo sempre più importante nel nostro stile di vita». Così mi ha detto Nerio Alesssandri, imprenditore italiano, fondatore e presidente di Technogym in quella Romagna ombelico del mondo votata al wellness. Me lo ha detto in una intervista che ho realizzato per le pagine del Sole24Ore di qualche giorno fa. Un racconto nel quale si intravede comunque una forma di ottimismo, ma anche la necessità di vedere il mondo con occhi differenti. Il digitale diventa così centrale nella riorganizzazione della filiera, nella ridefinizione dei processi, nella riscrittura di narrazioni, nel ripensamento dei mercati. Di necessità virtù, si potrebbe dire. Nell'agone virtuale ci sono pagine bianche da scrivere. Magari auspicando anche che diventino a colori, passata la fase emergenziale. D'altronde il lockdown prima e la lenta ripartenza dopo hanno triplicato i consumi online, generando in Italia una nuova generazione di cittadini che diventano utenti connessi. La fotografia più realistica l'ha scattata il consorzio Netcomm tra gennaio e maggio: ora risultano attivi 2 milioni di consumatori online, rispetto ai 700mila di un anno fa. E si fa strada un e-commerce ibrido, espressione dell'online. Così si registra la crescita esponenziale del +349% di click & collect, ossia della possibilità da parte del cliente di ordinare online e di ritirare in negozio. «Covid-19 ha accelerato la trasformazione di tutto in tempi rapidissimi. Questo shock dettato dall'adozione forzata dei consumi digitali ha creato condizioni di vantaggio che esulano dalla dimensione industriale. La grande realtà perde i suoi fattori distintivi perché il digitale rimescola gli elementi competitivi del fare impresa. Così la competizione si sposta sul terreno della semplicità, dell'accessibilità, della velocità di risposta», mi ha raccontato su Nòva del Sole24Ore Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia alla SDA Bocconi.

IL BUSINESS NELLE NUOVE RELAZIONI
Così si moltiplicano acquisti in videochat, abbonamenti in regalo per i servizi di streaming, pranzi e concerti virtuali. Le aziende ripensano in questo modo la relazione, passando dal reale al digitale. Crollano le campagne di cartellonistica e si impennano i servizi di instant messaging. Oltreoceano la catena di ristorazione Popeyes ha deciso di regalare un abbonamento a Netflix per i primi mille avventori decisi a pubblicare su Twitter un selfie con l'hashtag #ThatPasswordFromPopeye. “Perché i clienti sono come una famiglia e in famiglia si condividono film e serie tv", ha argomentato la marca sui social. E c'è persino chi ha esordito con concerti virtuali su Instagram: è la birra Bud, che ha promosso “Bud Tour Home Edition" con la star di musica country Jake Owen.

Non c'è solo la tavola: il colosso di arredamento Burrow ha chiuso i propri show-room, ma ha attivato la chat in video con gli arredatori. Gli acquirenti possono fissare gli appuntamenti e scegliere il prodotto in realtà virtuale direttamente sullo smartphone.

Dai grandi colossi alle piccole e agguerrite realtà, che provano a ritagliarsi un posto al sole in questa nuova relazione necessariamente mediata e sincrona: emergono con forza l'adozione di chat di instant messaging come WhatsApp o Facebook Messenger, l'uso spinto dei social media, l'integrazione nei siti vetrina di un tempo di nuove soluzioni di e-commerce, la creazione di video su YouTube o di video in live streaming. E in sparuti casi l'implementazione di progetti legati alla realtà virtuale o alla gamification. È quanto emerge dalla fotografia realizzata dalla community wwworkers, che ha intervistato 400 Pmi e micro-imprese. Oltre il 70% degli imprenditori intervistati è concorde nel ritenere che innovazione e digitalizzazione sono gli ingredienti fondamentali che hanno permesso alla loro azienda di fronteggiare l'emergenza. Ciò che emerge è un cambio di utilizzo dei canali di comunicazione. E di riflesso di vendita.  Storie che fanno il giro di un'Italia che si è scoperta connessa, nonostante tutto.

Così nel quartiere Monteverde di Roma tre giovani innovatori hanno creato Daje Shop, un piccolo Amazon di quartiere per aiutare il commercio di prossimità. E dal suo Mulinum in pietra a San Floro in Calabria Stefano Caccavari ha risposto online alla domanda improvvisa di farina degli italiani inviandone pacchi senza spese di spedizione e con lievito madre in regalo, raggiungendo picchi di oltre 500 ordini al giorno. C'è chi ha cercato di trasportare le esperienze fisiche nel virtuale: è il caso di Vigne Mastrodomenico che ha organizzato degustazioni virtuali arrivate da Barile in provincia di Cosenza fino oltreoceano.

E un maglificio toscano, Dalle Piane Cashmere di Prato, ha aggiunto alla forza dell'e-commerce la possibilità di ricevere consulenze in video call con personal shopper. Resistere sul mercato senza dimenticare la propria comunità, di clienti o cittadini. Sfera Agricola di Gavorrano in provincia​ di Grosseto ha donato i suoi pomodori idroponici ai meno fortunati. E ancora a Torino Roberta Balotti ha offerto i suoi Apartments To Art a medici e infermieri. Nella nuova normalità – così descritta dal MIT Technology Review in un pezzo di inizio marzo 2020 diventato virale in tutto il mondo – si riscrivono abitudini e relazioni. E il digitale diventa un moltiplicatore di opportunità. Un valore aggiunto. Anche perché nel nuovo tempo del distanziamento sociale gli smartphone diventano i nostri nuovi compagni di viaggio e di acquisto.​


 

 

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