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Come funziona la stay at home economy

Sharing

Il distanziamento sociale ha eliminato un pilastro fondamentale al business dell’economia della condivisione: la fiducia. Dovremo abituarci a paradigmi diversi per mobilità, viaggi e lavoro.

​​​​Gli ultimi 10 anni sono stati quelli della sharing economy. Un modello che, però, causa emergenza sanitaria, potrebbe rapidamente mutare nella nuova stay at home economy, dove gli spostamenti saranno molto limitati e la condivisione fisica di qualsiasi cosa sarà praticamente abolita. «Qualunque tipo di servizio che comporti una interazione con le persone sarà duramente colpito da questa crisi», spiega Michael Soloman, docente di marketing alla St. Joseph's University di Filadelfia (Stati Uniti) ed esperto di consumi, «senza contare che poi le persone viaggeranno poco e non vorranno condividere servizi con nessuno». 

Grossi problemi, innanzitutto, per il trasporto: treni, aerei, metropolitane, tram, bus, navi da crociera, traghetti. Per lunghi mesi i confini resteranno chiusi, e anche nei viaggi interni ai singoli stati sarà complicatissimo gestire il necessario distanziamento sociale: come già dimostrano le prime settimane di ripresa delle attività in Cina, le persone preferiscono utilizzare le proprie auto private, con un crollo dell'utilizzo dei mezzi pubblici, dei taxi e di tutto quel brulicare di servizi di car sharing, bike sharing, monopattini ecc. L'uso dell'auto privata in Cina post Coronavirus è passato dal 34 al 66%: un vero e proprio ribaltamento di fronte. Allo stesso tempo l'uso degli autobus è crollato dal 56 al 24%, mentre i taxi sono scesi un po' meno, dal 21 al 15%.
Sono reazioni piuttosto comprensibili: non c'è voglia di stare pressati in spazi ristretti con tante persone (e sui mezzi pubblici è praticamente impossibile evitarlo), e l'entusiasmo è pari a zero nell'appoggiarsi su volanti, cambi, manubri, sedili toccati pochi minuti da altri esseri umani. Peraltro, soprattutto in città, si tenderà a privilegiare, dove possibile, il lavoro da casa, limitando le uscite e gli spostamenti.

In caduta libera pure tutto il business della condivisione di alloggi, stanze, appartamenti, ville, quello che ha fatto ricchi i fondatori di Airbnb e assicurato buoni ricavi a milioni di piccoli proprietari nel mondo. La gente, per lungo tempo, viaggerà di meno. E, sempre per lo spavento da emergenza sanitaria, non vorrà condividere nulla con nessuno. Lo stesso discorso vale per il comparto del co-working, che era cresciuto in maniera esponenziale con spazi lavorativi comuni da dividere con una pluralità di soggetti per ridurre i costi fissi: un modello di business da mettere tranquillamente nel cassetto per un bel po' di tempo. 

Se cadono molti dei campioni della sharing economy (Uber, BlaBlaCar, Lyft, Airbnb, Wework), si impongono, però, sulla scena, altri big della neonata categoria dello stay at home: il food delivery alla Just Eat e Amazon con le consegne a domicilio, le offerte di intrattenimento domestico, con Netflix in fortissima ascesa che ha superato Disney (in crisi a seguito della chiusura dei parchi a tema e delle sale cinematografiche) per capitalizzazione in borsa, e poi il fitness a casa con Peloton, le piattaforme di videoconferenze in streaming, da Zoom a Skype Business, e in generale tutta la tecnologia per le abitazioni.

Ecco nel dettaglio gli scenari di questo cambio di paradigma:

  • Se fino a pochi mesi fa si discuteva sulla crisi del settore automobilistico, sulla scarsa necessità di possedere una vettura di proprietà, sullo sharing, la condivisione o al massimo il noleggio come uniche soluzioni plausibili, ecco che invece i prossimi mesi potrebbero essere quelli in cui l'auto torna il mezzo di trasporto principale, con un boom di vendite e del traffico privato.
  • Grandi crisi per le compagnie aeree (in particolare le low cost), ferroviarie, e pure per le casse delle municipalità (pensiamo ad esempio a Milano, dove si viaggerà pochissimo in tram o in metro, pochi biglietti, pochi abbonamenti, introiti per le casse comunali ridotti al lumicino proprio mentre continuano a pesare gli investimenti per la costruzione delle nuove linee della metropolitana).
  • Airbnb, in poche settimane, ha già perso quasi 10 miliardi di dollari di valore, scendendo a 26 miliardi contro i 35 miliardi di stima pre-crisi. Male anche booking.com, che ha lasciato sul terreno un terzo del suo valore in pochi giorni. E d'altronde il turismo e i viaggi d'affari saranno settori colpiti in maniera durissima dagli strascichi dell'emergenza sanitaria. Pensiamo solo agli spostamenti per il mondo legati a convegni, fiere, eventi, premiazioni, concerti, appuntamenti sportivi: tutto evaporato.
  • Un disastro pure per Uber, con quotazione delle azioni in caduta libera, e per tutti gli operatori di car sharing. WeWork, società che fornisce spazi di lavoro condivisi per start-up e servizi tecnologici ad altre imprese, ha raggiunto un rating di CCC-, ovvero è praticamente fallita.

Il distanziamento sociale, quindi, ha tolto un pilastro fondamentale per tutti questi business della sharing economy: la fiducia. Ma crea le basi per fare esplodere in tutto il mondo un fenomeno già presente in maniera sensibile, ovvero quello del fare tutto da casa grazie al web e alla tecnologia (i geek in Occidente, gli otaku in Oriente), e che ora diventa un approccio di vita non più da nerd, ma quasi normale.

La stay at home economy, come illustra Ryan Lin, research associate director di Ipsos, si sviluppa quindi attorno al concetto di smart working, con persone che dotano le proprie abitazioni di molta tecnologia: in questo senso si può quindi ampliare ulteriormente il business domestico legato all'Ict e più in generale alle telco (serve hardware, serve software, serve connessione, servono piattaforme video).

Il lockdown ha poi portato molte persone a sperimentare, magari per la prima volta, gli acquisti on line, la spesa a domicilio, i pagamenti con sistemi innovativi, da quelli fatti direttamente con lo smartphone e il wallet digitale alle tradizionali carte di credito. Come racconta Luca Corti, vice president business development di Mastercard: «Stiamo notando che i consumatori si adattano meglio di quanto pensassimo al mutato scenario. Anche mia mamma, ad esempio, fa la spesa usando WhatsApp, e prima era una cosa impensabile. Alcune piattaforme di e-commerce sono andate in crisi, quindi va migliorata la capacità di adattarsi alle moli di traffico, la scalabilità» ha sottolineato. «Ma voglio mettere in evidenza il tema delle carte contactless, dove non si tocca il pos ma si deve inserire manualmente il pin oltre la soglia dei 25 euro. Diciamo varrebbe la pena di creare un tavolo per capire se, viste le attuali condizioni, non sia il caso di elevare questa soglia, come già fatto in altri paesi, anche per seguire le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, e ridurre al minimo i contatti fisici».

Si prevede una grande crescita per tutte le società che operano nell'e-commerce (Amazon su tutte, ma pure il food delivery, le catene della grande distribuzione, l'abbigliamento). Infine, secondo Lin, c'è tutto il capitolo legato all'intrattenimento in casa, contenuti audio, video (e relativi device), sistemi di realtà virtuale, concerti live in streaming, fino al fitness in casa con realtà aumentata e diavolerie che mai avremmo pensato di fare entrare tra le mura domestiche. È la nuova stay at home economy post Covid-19, sostenibile, ecologica, più salubre, e probabilmente anche noiosa. 

 

 

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