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 Donne di denari

Close to you

 Promuovere l’alfabetizzazione finanziaria è un tema della Gender diversity. Il progetto “L’educazione finanziaria e le donne” realizzato dal Gruppo UnipolSai insieme a Le Contemporanee.

Secondo i dati OCSE, in Italia la conoscenza e la consapevolezza sui temi finanziari è scarsa (solo il 37% della popolazione conosce le basi dell’educazione finanziaria, al penultimo posto tra i Paesi del G20), nonostante a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane sia stata pari a 9.743 miliardi di euro, otto volte il loro reddito disponibile (Fonte: Banca d’Italia-Istat - La ricchezza delle famiglie e delle società non finanziarie). È vero che le abitazioni hanno costituito la principale forma di investimento delle famiglie e, con un valore di 5.246 miliardi di euro, hanno rappresentato la metà della ricchezza lorda, ma altresì le attività finanziarie hanno raggiunto 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all'anno precedente.

In questa situazione promuovere l’alfabetizzazione finanziaria (si pensi che non supera il 53% la percentuale di persone che conosce le definizioni corrette di parole come inflazione, tasso di interesse semplice, relazione rischio-rendimento. Fonte: Consob- Rapporto sugli investimenti finanziari delle famiglie italiane), nonché lo sviluppo di conoscenze e competenze mirate - il 30% degli italiani vorrebbe saperne di più in fatto di risparmi e investimenti - sembra diventare una priorità per allocare correttamente le risorse in logica di medio periodo, soprattutto in questa fase caratterizzata da un significativo invecchiamento della popolazione, riduzione delle risorse pubbliche per il welfare, contrazione delle strutture famigliari, da sempre primario attore di welfare in questo paese.

Ma la situazione diventa ancora più complessa se si guarda al rapporto tra le donne e la finanza. Intanto in Italia si parte con una situazione di profondo svantaggio rispetto a quella maschile: nell’ultimo anno il tasso di disoccupazione è pari all’11,8% per le donne e al 9,7% per gli uomini; le donne manager sono solo il 27% dei dirigenti; i percorsi lavorativi più accidentati e con carriere meno brillanti determinano anche una differenza nei redditi da pensione di circa il 25% in meno in media. Questo significa meno disponibilità, ma anche meno protezione nel medio-lungo periodo, soprattutto se si pensa alla crescita esponenziale di monoreddito a seguito di separazioni e divorzi.

In questo contesto nelle famiglie italiane, 7 volte su 10 è l’uomo a prendere decisioni finanziarie rilevanti, vuoi perché maggiore contributore al bilancio famigliare, o piuttosto perché le donne sono più consapevoli di non saperne abbastanza. Sono quindi più caute, spesso spaventate e convinte di non essere all’altezza. Solo il 25% delle donne italiane prende decisioni finanziarie in famiglia, e tale 25% è composto per lo più da donne single, separate o divorziate, vedove.


Il Gruppo UnipolSai, da un’analisi su quasi 15 milioni di clienti, conferma tale tendenza anche in ambito assicurativo: il cliente è principalmente uomo, soprattutto nell’età di gestione della famiglia è ancora l’uomo a ricoprire il ruolo del “capofamiglia” (con un rapporto medio di 2 a 1), la donna tende a proteggersi di meno, e soprattutto è ancora troppo orientata alla spesa corrente (emerge in particolare per le polizze “malattia”). È emblematica a questo proposito la polizza casa, la cui frequenza di polizze è più elevata negli uomini tra i 36 e 74 anni, mentre risulta più alta nelle donne agli estremi quando molto probabilmente sono single. La territorialità in questo caso non è una determinante, né per tipo di copertura, né per fase della vita.

Nei fatti le donne si dimostrano più brave nella gestione quotidiana del denaro e, pur se guadagnano meno, si indebitano di meno mostrando maggiore propensione al risparmio, e sono responsabili di molte scelte di acquisto piccole e grandi, ma restano o si pongono ai margini dei processi decisionali. La loro consapevolezza di “ignorare” fa sì che circa il 50% delle donne sia abbastanza o molto interessata a capirne di più di finanza, contro poco più del 40% degli uomini, anche se sembra fidarsi troppo dei consulenti, visto che quasi il 40% non è abituata a leggere l’informativa finanziaria prima di sottoscrivere un contratto.

Per questo il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, istituito da MEF, ha sviluppato il portale http://www.quellocheconta.gov.it/it/, un contenitore di informazioni semplici che fornisce gli strumenti per decidere con consapevolezza sui propri soldi, in cui è presente una vera e propria Guida al femminile realizzata insieme a Donna Moderna. UnipolSai, dal canto suo, ha realizzato insieme a Le Contemporanee - una start up sociale e digitale per l'empowerment femminile e l’equilibrio tra generi - il progetto “L’educazione finanziaria e le donne”, un percorso di video attraverso i quali ci si propone di stimolare la riflessione sul rapporto tra le donne e la finanza, pensata in primo luogo come uno strumento che supporti il raggiungimento di obiettivi personali e professionali e aiuti a garantire serenità e benessere nel futuro.


 

 

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