Gentile Utente, ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare.
Se vuoi saperne di più o esprimere le tue preferenze sull'uso dei singoli cookie, clicca qui
Se accedi ad un qualunque elemento sottostante questo banner, acconsenti all'uso dei cookie.
Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Clima, insetti e malattie: è vero qualcosa è cambiato

Clima, insetti e malattie: è vero qualcosa è cambiato

Well Being

Perché l’aumento della temperatura e la globalizzazione favoriscono malattie infettive dove finora erano assenti. Changes ne ha parlato con Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Iss.

​​Il pericolo si nasconde dove meno ce lo aspettiamo. Gli effetti del cambiamento climatico non passano inosservati: alluvioni, lunghi periodi di siccità, scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai di alta montagna, non sono più materia di riviste scientifiche ma occupano prepotentemente le cronache quotidiane. Si tratta di fenomeni macroscopici sotto gli occhi di tutti che, ormai, non è possibile ignorare e a cui dobbiamo, nostro malgrado, abituarci. Eppure ci sono altri effetti, molto meno evidenti, ma altrettanto pericolosi, legati allo sconvolgimento climatico provocato dalle attività umane e fra questi uno molto subdolo e invisibile: la diffusione di malattie infettive.

Secondo una ricerca pubblicata qualche mese sulla rivista Scientific Reports «fra cambiamento climatico e queste patologie c’è una connessione comprovata». Un vero e proprio allarme lanciato da Marie McIntyre, responsabile dello studio firmato dall’Università di Liverpool, in Gran Bretagna. L’analisi dell’ateneo inglese ha scoperto che il 63 per cento dei microorganismi presenti nel Vecchio continente responsabili di trasmettere patologie subisce gli effetti del clima. Prevedibile, si potrebbe dire, ma ancora oggi non sono numerosi gli studi scientifici che hanno evidenziato con tanto di numeri questo nesso.

«È ormai indubbio che esiste un legame fra cambiamento climatico e diffusione di queste patologie – ammette anche Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Iss, l’Istituto superiore di sanità, e uno dei maggiori esperti italiani di questi temi – ma vanno considerati anche altri fattori come la globalizzazione. Questo fenomeno è fra le principali cause di diffusione dei virus perché caratterizzato dall’alta mobilità di uomini e di merci favorita dai moderni mezzi di trasporto. La zanzara tigre, per esempio, è arrivata in Italia negli anni Novanta con un carico di pneumatici provenienti dagli Usa. La zanzara poi si è adattata perfettamente da noi, proprio per colpa del cambiamento climatico: possiamo parlare di un combinato disposto fra globalizzazione e climate change. Quel che è certo è che siamo di fronte a scenari nuovi per molti aspetti ancora da indagare».

Senza andare troppo lontano da casa si pensi all’emergenza Chikungunya in corso nel Lazio. Il virus di origini tropicali trasmesso proprio dalle zanzare tigre ha comportato il blocco delle donazioni di sangue nel vasto territorio dell’Asl 2 di Roma e ad Anzio: si tratta di un’area dove gravita una popolazione di circa due milioni di abitanti. Una situazione simile si era verificata nel 2007 a Ravenna quando il virus si accanì su Castiglione, colpendo 250 persone su 2mila residenti, con una percentuale superiore al dieci per cento. Anche allora dell’emergenza si occupò Rezza.

Cresce l'emergenza malaria in Africa


«In Europa negli ultimi anni sono stai segnalati non solo casi di Chikungunya, per esempio in Francia in misura anche maggiore rispetto all’Italia, ma addirittura di malaria, come accaduto Grecia. Il fattore scatenante – continua lo scienziato - è la proliferazione delle zanzare condizionata dall’aumento della temperatura e soprattutto dal prolungamento delle condizioni adatte alla loro riproduzione. Le estati, infatti, durano più a lungo. Alle nostre latitudine, per fortuna, esiste ancora la stagione invernale, anche se ormai viviamo in una sorta di zona tropicale part time. Terminata la stagione più calda, quindi, un focolaio epidemico tende a esaurirsi con il netto abbassamento delle temperature».

L’attenzione, a ben guardare, è alta non solo in Europa, dove queste malattie sono una novità, ma anche in aree in cui nomi come Dengue, febbre della Rift Valley, sono la norma nei bollettini medici. Mentre il virus Zika, particolarmente pericoloso se contratto in gravidanza perché potrebbe causare gravi anomalie cerebrali nei feti, è arrivato ormai a minacciare anche il Sud degli Usa, non si può non guardare con crescente preoccupazione alla diffusione a macchia d’olio di malattie tropicali in aree dell’Africa. Negli altipiani etiopi e kenioti, per esempio, prima ritenuti immuni dalla malaria a causa dell’altitudine, è stata rilevata per la prima volta la presenza delle zanzare che trasmettono la malattia. Secondo l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, la malaria uccide oggi qualcosa come 600mila persone ogni anno, in particolare bambini africani sotto i 5 anni.

Alcune patologie più che diffondersi dal punto di vista geografico, diventano ancora più contagiose. Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista medica American Journal of Tropical Medicine and Hygiene, l’aumento medio della temperatura notturna di appena un grado, sarebbe in grado di raddoppiare i casi di colera nelle zone colpite dalla malattia, nei quattro mesi successivi. Questo dato è emerso analizzando le epidemie che hanno colpito Zanzibar nel periodo compreso fra io 1999 e il 2008.
 
«Tutti questi segnali – continua Rezza – sono inequivocabili prove che i cambiamenti climatici hanno appena iniziato a condizionare le nostre esistenze anche sul fronte della salute. Adesso dobbiamo indagarli in maniera approfondita e con metodo scientifico per comprenderne le dinamiche ed approntare le migliori contromisure. Di certo questo è un fenomeno di cui dovremo sempre più farci carico».

 

 

Nuove armi contro il Covid-19<img alt="" src="/PublishingImages/covid%20punto%20debole.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-tallone-dachilleNuove armi contro il Covid-19Continua la lotta al coronavirus nei laboratori di tutto il mondo. In prima fila anche i ricercatori italiani le cui scoperte aprono scenari inediti nella lotta alla pandemia. Ecco gli studi condotti dal CNR/ISPRO e all’Università di Pavia.Roberto-Valguarnera2020-07-01T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Se la vita dopo il lockdown fa paura <img alt="" src="/PublishingImages/coronavirus%20sindromi%20lockdown.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/coronavirus-sindromi-lockdownSe la vita dopo il lockdown fa paura La riapertura della libera circolazione in Italia fa emergere insicurezze e criticità. La vita ricomincia ma restano le sindromi da virus. Ecco perché.Elisa-Venco2020-06-16T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Nuove geografie per il vino<img alt="" src="/PublishingImages/vino-clima-ambiente.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/nuove-geografie-per-il-vinoNuove geografie per il vinoL’aumento delle temperature medie potrebbe avere come conseguenza lo spostamento a Nord delle principali aree vitivinicole mondiali. Come cambia il mercato.Roberto-Valguarnera2020-04-26T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Vaccino o farmaco: un anno per battere Covid-19<img alt="" src="/PublishingImages/un%20anno%20per%20guarire.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/vaccino-o-farmaco-un-anno-per-battere-covid-19Vaccino o farmaco: un anno per battere Covid-19Nei laboratori di tutto il mondo gli scienziati sono alla ricerca della cura contro il coronavirus in una vera e propria gara a chi riuscirà a tagliare prima il traguardo.Roberto-Valguarnera2020-04-15T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
La sostenibilità invisibile del cibo<img alt="" src="/PublishingImages/food%20sostenibile.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/la-sostenibilità-invisibile-del-ciboLa sostenibilità invisibile del ciboL’Esposizione Universale del 2015 (Expo) ha puntato tutto sulla rivoluzione bio. Ma la foodeconomy sta davvero facendo quel grande balzo in avanti che è stato promesso? Antonio-Belloni2020-03-15T23:00:00Zhttps://changes.unipol.it

 

 

Ora è tempo di smart mobility<img alt="" src="/PublishingImages/covid%20smart%20mobility.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-smart-mobilityOra è tempo di smart mobilityLe conseguenze della pandemia impongono un ripensamento delle città, della vita e del lavoro delle persone che non può non avere un impatto sui mezzi di trasporto. Per risolvere le criticità servirà affidarsi alle nuove tecnologie.Rosario-Murgida2020-06-17T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Serve un welfare di comunità<img alt="" src="/PublishingImages/welfare%20webinar%20cimbri.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/welfare-cimbriServe un welfare di comunitàAlleanza tra pubblico, privato e no profit per creare un sistema incisivo. Carlo Cimbri, CEO Gruppo Unipol, e Giuseppe Guzzetti, già Presidente Fondazione Cariplo ne parlano a un incontro del Think Tank “Welfare Italia” e The European House–Ambrosetti.Redazione-Changes2020-06-18T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Il digitale fa ancora paura<img alt="" src="/PublishingImages/paure%20digitali.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/paure-digitaliIl digitale fa ancora pauraUn italiano su due crede che le informazioni memorizzate sui propri dispositivi digitali non siano al sicuro. I dati dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza Demos&Pi-Fondazione Unipolis presentati a Data Vision & Data Value organizzato da Gruppo Unipol.Redazione-Changes2020-06-24T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it

SEGUI GRUPPO UNIPOL
TAG CLOUD