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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Clima: basta un colpo di vento

Clima: basta un colpo di vento

Environment

Nessuno pensa che l’energia eolica da sola possa essere la risposta alle esigenze globali. Ma le possibilità sono senza limiti e la rivoluzione dietro l’angolo. Perché i costi sono crollati.

​Windeurope, l’associazione di categoria, dice che la rivoluzione avverrà entro il 2030. Per la Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia, si dovrà aspettare il 2040, per l’Unione europea cinque anni in più. Ma tutti sono d’accordo che nel breve–medio termine è l’eolico la fonte energetica del futuro più prossimo: un terzo del totale dell’elettricità che muove il nostro frigorifero, che usiamo per raffreddarci o riscaldarci, per muovere le nostre auto. E i segnali che vanno in questa direzione ci sono già: il kilowattora prodotto con il vento costa meno di quello realizzato con il nucleare; la quantità immessa in rete ha già superato quella creata con il carbone; complice la richiesta dei cinesi (i più grandi produttori e i più grandi consumatori) la tecnologia ha pronti impianti la cui vita dura anche il doppio dei 10 anni di quelli attuali.

Gli analisti di Windeurope sono sicuri che nel 2030 l’eolico possa generare 323 GigaWatt, 170 in più di quelli attuali, in grado di soddisfare il 30% della domanda elettrica. Ma per arrivare a questi picchi – e questo creerà un notevole digital divide tra gli Stati membri – serviranno risorse ingenti: 263 miliardi di euro. Ma i benefici saranno ingenti: 569mila posti di lavoro in più, le emissioni tagliata di 382 tonnellate di CO2 e un risparmio sulla bolletta energetica di 13,2 miliardi di euro.

Crescita a macchia di leopardo


Complici le risorse messe a disposizione e le diverse attenzioni al fenomeno, l’Europa crescerà sul fronte dell’energia pulita a macchia di leopardo. Stando allo scenario di WindEurope, la Germania vedrà la sua potenza eolica salire a 85 GW, la Francia a 43 GW, il Regno Unito a 38 GW e la Spagna a 35 GW.
Poi il vuoto. E in questo vuoto c’è l’Italia, che paga l’arretratezza del suo parco (un terzo ha più di dieci anni), lo scorso peso dell’off shore, una politica d’incentivi rimessa sempre in discussione e una quantità di vento inferiore rispetto ai suoi competitor. Per tutto questo al 2030 toccherà i 13,6 GW. Una crescita miserrima se pensiamo che il Belpaese immette già oggi circa 9,4 GW di potenza eolica. Guardando invece al mix energetico, i più virtuosi ed ecosostenibili si confermeranno Danimarca, Irlanda (qui soltanto Microsoft ha appena staccato un assegno da 15 miliardi di euro per comprare energia pulita) ed Estonia.

Secondo Windeurope la svolta, che vuol dire decarbonizzazione delle nostre economie, avverrà soltanto con nuovi meccanismi di sostegno pubblico, forme di finanziamento più flessibili e a lungo termine e grazie a progetti di parchi con taglie più piccole e quindi più facili da ammortizzare. Non basterà soltanto estendere la vita degli impianti esistenti con il repawering, con la sostituzione di turbine più moderne per garantirsi la stessa potenza attuale.

Questo il futuro, ma anche il presente ci offre spunti ottimistici. Nel suo ultimo report Renewables, la Iea ha scritto che l’eolico ha superato il carbone, facendo sì che le rinnovabili nel 2016 rappresentassero circa i 2/3 dell’energia totale. Questo perché la diversificazione delle fonti ha portato il settore a un picco minimo mai registrato alle aste in passato: 3 centesimi per kilowattora. In quest’ottica forte l’apporto cinese, che secondo le previsioni dell’ultimo “Renewables”, porterà la sua produzione a 740 GW di potenza installata nel 2022. Subito dietro l’India, che sempre alla stessa data potrebbe superare in generazione l’intera Ue, che paga il respiro corto della Direttiva sulle energie rinnovabili (non va oltre il 2020).

Intanto a settembre ha fatto un certo scalpore nel settore leggere sulla stampa britannica che per la prima volta nella storia il prezzo dell'energia prodotta dai prossimi impianti eolici che verranno realizzati al largo delle coste del Regno Unito sarà inferiore ai costi per la produzione di energia dalle future centrali nucleari. Infatti, sul versante del vento, si passerà nel 2021 a 74,75 sterline per megawattora, per poi scendere tre anni dopo a 57,50 sterline  per megawattora. A Hinkley Point, prossimo impianto che il governo ha affidato alla francese Edf, un megawattore di energia verrà ritirato a 92,50 sterline.

 

 

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