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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Clima: giocarsi un millennio in un anno

Clima: giocarsi un millennio in un anno

Environment

Non si sente quell’aria che precede le scadenze epocali e il 2021 rischia di passare per un anno anonimo, salvo per il vaccino contro COVID-19 se tutto va bene. Eppure è un anno cruciale.

​​​​Il 2021 sarà l'anno della CoP Clima ritardata – quella che avrebbe dovuto svolgersi a Glasgow lo scorso novembre – e che non era e non sarà nemmeno il prossimo novembre una CoP qualunque. Con un anno di tempo in più per permettere ai ritardatari di scendere in campo, a causa della pandemia, sarà comunque la CoP del quinquennio dalla conclusione degli Accordi di Parigi. Una parte fondamentale dell'accordo di Parigi era che gli Stati avrebbero fissato obiettivi climatici progressivamente più ambiziosi su un ciclo quinquennale e quindi nel 2020. Fortunata coincidenza, questo consente agli USA di Biden di rientrare in corsa. Del resto, solo una manciata di paesi ha già presentato impegni aggiornati quest'anno. Le Nazioni Unite stanno sollecitando tutti gli altri a farsi avanti poiché ci giochiamo tutto: la somma degli impegni volontari di tutti gli Stati annunciati all'indomani dell'accordo di Parigi non sono sufficienti a scongiurare la catastrofe climatica, né possiamo rimandare ancora una mobilitazione significativa senza mandare rapidamente il sistema Terra in autoriscaldamento accelerato. Non c'è più tempo.

Gli scienziati ci avevano dato 10 anni di tempo – ormai solo 7 – per disinnescare un gigantesco ciclo di reazioni interne alla biosfera che potrebbe portare a temperature da estinzione di massa e comunque incompatibili con un'umanità sicura, organizzata e sulla via del progresso. Si tratta di 11 processi di feedback naturale, alcuni dei quali sono “tipping elements" cioè soglie limite che portano a cambiamenti improvvisi se vengono superate poiché portano tutto il sistema a rilasciare carbonio in modo incontrollabile in un mondo più caldo. Si tratta di: scongelamento del permafrost, emissione di idrati di metano dal fondo dell'oceano, indebolimento dei pozzi di carbonio terrestri e oceanici, aumento della respirazione batterica negli oceani, morte della foresta pluviale amazzonica, deperimento della foresta boreale, riduzione del manto nevoso nell'emisfero settentrionale, scomparsa del ghiaccio estivo del Mare Artico, riduzione della banchisa ghiacciata marina antartica e delle calotte polari, e modifica del manto di nubi.

Diversi di questi cicli sono già in movimento e se attendiamo troppo a correggere la rotta – con troppo che significa un numero di anni che si conta sulle dita di una mano – non avremo più modo di evitare scenari che non ci auguriamo per noi stessi e per i nostri figli. E la nostra mobilitazione, se siamo sufficientemente rapidi ed efficaci, si vedrà quest'anno. Se a Glasgow avremo ancora l'incontro dei timidi bilancini fra piccoli interessi gretti e contingenti, invece di un planetario stringersi la mano, sarà un anno fallimentare, quello che decreta la vacuità di accordi celebrati a Parigi ma che nessuno vuole davvero rispettare. E sarà il fallimento del decennio, poiché sullo sfondo di un pianeta trincerato nei miopi egoismi al punto da far impazzire il proprio clima sicuramente non realizzeremo l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e il sogno che essa ritrae di uno sviluppo sostenibile. Sarà il fallimento del secolo, ovvero l'orizzonte temporale massimo su cui ci spingiamo a pianificare scelte concrete: con un livello dei mari fino a 1,5 metri superiore a quello attuale – per fare solo un esempio – non conviene lanciare nessun investimento infrastrutturale di vasta portata, poiché tanto non avrà più senso in un mondo cambiato oltre l'immaginabile ben prima di incassarne i proventi. E, infine, noi come specie abbiamo i paraocchi della superbia, pensiamo solo a noi stessi compiacendoci addirittura di rappresentare il “significato" dell'universo che tramite noi raggiunge l'autocoscienza. Bella coscienza, se mettiamo in moto un'estinzione di massa che farà soffrire l'intero tessuto della vita per millenni e oltre. La più grande estinzione della storia terrestre, nel Permiano circa 240 milioni di anni fa, è stata causata dall'effetto serra dovuto a eruzioni di supervulcani: non arriviamo a tanto, ma siamo sulla stessa strada. Vogliamo questo per noi e per tutta la vita che ci circonda? Probabilmente no ma, se siamo seri, abbiamo un anno e una riunione per evitarlo. 


 

 

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