Gentile Utente, ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare.
Se vuoi saperne di più o esprimere le tue preferenze sull'uso dei singoli cookie, clicca qui
Se accedi ad un qualunque elemento sottostante questo banner, acconsenti all'uso dei cookie.
Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Clima: è l’ora della finanza d'emergenza

Clima: è l’ora della finanza d'emergenza

Environment

Il Piano di azione sulla finanza sostenibile della Commissione Ue comincia a dare i suoi frutti. Ma è ancora insufficiente e servono azioni concrete per aiutare il Pianeta.

​Era un momento atteso da anni, per non dire da decenni, ed è finalmente arrivato: la finanza sostenibile è mainstream. Anzi, per dirla tutta la sostenibilità in finanza è ormai la norma, nel senso che è sempre più oggetto di iniziative normative e regolamentari un po' ai quattro angoli del pianeta.
L'Europa in questo campo è all'avanguardia e sta lavorando per restarci. Il Piano d'azione sulla finanza sostenibile varato nel 2018 dalla Commissione Ue ha ricevuto la spinta fondamentale all'attuazione con l'accordo raggiunto lo scorso dicembre tra il Parlamento europeo e il Consiglio europeo sulla ormai celebre tassonomia, che si occuperà di definire - ed è la prima volta che accade - quali attività economiche si possono considerare sostenibili nella prospettiva della lotta alla crisi climatica. Ma la spinta decisiva è arrivata con l'approvazione del Green Deal, il piano di finanza sostenibile con cui l'Unione europea prevede di dedicare un quarto del proprio bilancio alla lotta ai cambiamenti climatici e ha istituito un programma per spostare 100 miliardi di euro (110 miliardi di dollari) in investimenti per rendere l'economia più rispettosa dell'ambiente nei prossimi 10 anni. Cento miliardi che potranno andare a tutti i Paesi, non solo a quelli chiamati a maggiori sforzi per uscire dal carbone. L'obiettivo finale è raggiungere emissioni zero entro il 2050 in Europa.

Tempo di celebrazioni, dunque? Sì, ma anche no. Perché questo grande obiettivo, che solo non molti anni fa pareva irrealizzabile, ora che è stato raggiunto si rivela purtroppo palesemente insufficiente. Gli incendi che hanno devastato l'Australia nelle scorse settimane sono il drammatico segnale, purtroppo solo l'ultimo di una lunga serie, che la crisi climatica è qui e ora. È più rapida e più grave di quanto si temeva. E impone che si agisca in modo più rapido e più radicale di quanto fatto finora. A livello mondiale. Dato che non c'è speranza di dare risposte efficaci all'emergenza climatica se si va avanti in ordine sparso e se soprattutto i Paesi responsabili, sia storicamente, sia oggi, della maggior quantità di emissioni di CO2 in atmosfera, non cambiano repentinamente atteggiamento. Lo ha detto molto chiaramente il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aprendo la COP25 di Madrid dall'esito sconfortante: le decisioni che prendiamo ora diranno se avremo scelto di sperare o arrenderci, nel qual caso verremo ricordati come la generazione che ha deciso di nascondere la testa sotto la sabbia mentre il pianeta andava a fuoco.

Serve allora una potente nuova narrazione per mettere la finanza al centro della risposta all'emergenza climatica. Perché spostare risorse finanziaria da tutto ciò che ci ha portato e ci sta portando verso la catastrofe, a ciò che invece, forse, può ancora salvarci da essa, è la sfida cruciale che abbiamo di fronte. Servono nuove parole perché le parole contano e il movimento Fridays for future iniziato da Greta Thunberg lo ha dimostrato ampiamente, colpendo l'opinione pubblica mondiale grazie anche a un cambio di narrazione: «Chiamiamola per quello che è, una crisi», ha ripetuto infinite volte la giovane attivista climatica svedese. E ha ribadito di recente anche il professor Enrico Giovannini, portavoce di ASVIS (l'Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile), rivolgendosi in primis agli operatori dell'informazione. Il risultato è che sempre meno persone, e media, parlano di cambiamenti climatici; sempre più, finalmente, di crisi o emergenza climatica. E ormai non si contano, perché sono a centinaia e se ne aggiungo ogni giorno, anche le amministrazioni pubbliche che hanno dichiarato emergenza climatica. Stati compresi: il primo, a maggio del 2019, il Parlamento britannico.

Parlare di finanza sostenibile sembra dunque non essere più sufficiente se l'obiettivo passa dall'affermarsi come approccio mainstream (brillantemente raggiunto) al contrastare davvero in modo efficace e concreto la crisi climatica che avanza. Occorre iniziare a parlare di finanza d'emergenza, cercando di capire che cosa ciò possa voler dire, cioè come declinarla in concreto. In effetti si sta cominciando a farlo e alcuni esempi lo testimoniano.
Nei giorni della COP25 un importante evento organizzato a Madrid sui temi di finanza sostenibile titolava così: "Emergency finance for climate change". Nell'occasione il network di investitori europei Shareholders for Change (SfC), impegnati nell'azionariato attivo, presentava il report sulle sue attività. E fa piacere sottolineare che c'è molta Italia all'interno di questo network: ad esempio a Madrid è intervenuto Ugo Biggeri, presidente di Etica sgr (la società di gestione del risparmio di Banca Popolare Etica) e vice-presidente di SfC.

A settembre 2019, nell'ambito del Climate Action Summit convocato sempre dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, è stata lanciata quella che sta rapidamente diventando una delle più importante e "visionarie" coalizioni di investitori istituzionali (fondi pensione, assicurazioni) mai viste. Il suo nome è Net-Zero Asset Owner Alliance e i suoi membri, che appunto stanno aumentando dagli iniziali sei, gestiscono insieme 4 trilioni di dollari di asset. Il nome è quanto mai significativo perché net-zero, cioè la neutralità climatica, è appunto l'obiettivo che il mondo deve assolutamente raggiungere al più presto per invertire la rotta in termini di livelli di CO2 in atmosfera, che a inizio 2020 sono a 413 ppm (parti per milione). Proprio questo è il principale obiettivo dell'alleanza: arrivare a portafogli d'investimento net-zero, in termini di emissioni, entro il 2050.

Anche se non ne è protagonista diretta, la finanza è chiamata direttamente in causa da un'altra iniziativa che sta prendendo quota e che potrebbe risultare fondamentale per contrastare la crisi climatica. È la Science Based Targets Initiative: chiede alle imprese impegnate nella transizione verso modelli di business a basso contenuto di emissioni di CO2 - le più grandi e quotate sui listini di Borsa in primo luogo - di porsi obiettivi allineati con quello che dice la scienza sul clima. In sostanza chiede alle imprese di "ascoltare la scienza" per capire e decidere come rivedere il proprio business, nel tempo più rapido possibile, per far sì che sia allineato agli obiettivi dell'Accordo di Parigi.

E poi ci sono i combustibili fossili. Ovviamente. Perché il loro utilizzo è la principale causa del riscaldamento globale che getta benzina sul fuoco, è proprio il caso di dirlo, sulla crisi climatica. A parte la campagna globale per il fossil fuel divestment, che ha ormai superato i 12 trilioni di dollari quanto ad asset gestiti dagli investitori istituzionali che vi aderiscono, e la storica decisione presa a novembre dalla Banca Europea per gli Investimenti di mettere fine al finanziamento a progetti legati ai combustibili fossili dal 2021, è stata di recente lanciata un'iniziativa ancora più radicale. Che mette di fatto sullo stesso livello fonti fossili di energia e armi nucleari, quanto ai rischi di catastrofe insiti nel loro utilizzo. Si tratta della campagna per arrivare a livello mondiale a un Trattato di non proliferazione delle fonti fossili: chiede la messa al bando di petrolio, carbone e gas, ad esempio con l'immediato stop a nuove esplorazioni di giacimenti, e contemporaneamente quella che chiama una "transizione pacifica" verso un mondo low-carbon, attraverso l'elaborazione di soluzioni che vadano incontro alle necessità dei Paesi, delle comunità, di ogni singolo lavoratore, cioè di tutti coloro che da questa transizione verranno inevitabilmente più fortemente impattati. 
Net-zero, science-based, fossil free, di emergenza, appunto: sono queste le parole su cui si può iniziare a costruire la narrazione della finanza sostenibile del futuro, quella che serve per incidere profondamente nell'azione di contrasto alla crisi climatica. Proprio ora che ha vinto, che si è affermata, per la finanza sostenibile inizia dunque la battaglia più importante: trasformarsi in #FinanceforFuture.


 

 

Il business del climate litigation<img alt="" src="/PublishingImages/climate%20litigation.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/climate-litigationIl business del climate litigationC’è una crescita esponenziale nel mondo per le cause e i contenziosi giuridici provocati dalla crisi climatica. Sul banco degli imputati anche gli Stati. Difendere il Pianeta diventa un affare legale.Andrea-Di-Turi2020-07-29T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
La decrescita felice è un’illusione<img alt="" src="/PublishingImages/coronavirus%20decrescita%20felice.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/covid-decrescita-feliceLa decrescita felice è un’illusioneNell’economia post virus tutta da costruire abbiamo l’occasione di dare vita a un ciclo costruttivo e risuonante fra benessere umano e del pianeta.Grammenos-Mastrojeni2020-07-22T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Ripartire da aree verdi e paesaggio <img alt="" src="/PublishingImages/tutela%20paesaggio.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/tutela-paesaggioRipartire da aree verdi e paesaggio Ogni abitante italiano ha in “carico” oltre 380 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 m2 ogni anno. La pandemia ha esasperato le criticità.Roberta-Lazzarini2020-07-15T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Una finanza più «biodiversa» al servizio del pianeta<img alt="" src="/PublishingImages/finanza%20biodiversa.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/finanza-biodiversaUna finanza più «biodiversa» al servizio del pianetaCosa si sta facendo per liberare e investire risorse nel contrasto alla perdita della variabilità degli organismi viventi. Un tema non solo ambientale ma sociale, economico, finanziario.Andrea-Di-Turi2020-07-08T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
La sostenibilità riparte dalle tasse<img alt="" src="/PublishingImages/fisco%20e%20sostenibilità.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/fisco-e-sostenibilitàLa sostenibilità riparte dalle tasseLa crisi da Coronavirus ha acceso i riflettori sulle imprese che non hanno un rapporto esemplare con il fisco. Ecco perché.Andrea-Di-Turi2020-06-23T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it

 

 

Quanti pensieri nella testa del digital consumer<img alt="" src="/PublishingImages/digital%20consumer%20covid.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/digital-consumer-covidQuanti pensieri nella testa del digital consumerLa tecnologia digitale agisce sempre di più sul nostro modo di pensare e di acquistare. Un fenomeno amplificato dall’epidemia di Coronavirus.Vittorio-Verdone2020-09-09T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Vita e lavoro racchiusi in uno schermo <img alt="" src="/PublishingImages/videocentrismo.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/videocentrismoVita e lavoro racchiusi in uno schermo In questo 2020 così surreale l’esperienza videocentrica ha subito un’accelerazione senza precedenti. E il video è diventato un riflesso su cui incentrare la nostra vita quotidiana e il lavoro a distanza.Giampaolo-Colletti2020-09-08T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it
Il DNA è già un business<img alt="" src="/PublishingImages/business%20dna.jpg" style="BORDER:0px solid;" />https://changes.unipol.it/business-dnaIl DNA è già un businessUn’analisi del MIT stima che entro il 2021 saranno oltre 100 milioni le persone censite attraverso i geni. Così la scienza aiuta il marketing sulla strada di consumi personalizzati e nuove esperienze di acquisto.Elisa-Venco2020-09-06T22:00:00Zhttps://changes.unipol.it

SEGUI GRUPPO UNIPOL
TAG CLOUD