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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Virus: caso o cigno nero?

Virus: caso o cigno nero?

Society 3.0

Perché gli esseri umani sono portati a trovare correlazioni tra fenomeni che non sono poi supportati statisticamente da un legame robusto.

​Mentre l'Italia vive una fase di tregua, speriamo duratura, dall'emergenza sanitaria, e nel mondo il Covid-19 continua a mietere la sue vittime con una crudele e matematica progressione, torna utile il richiamo a un libro di quasi 20 anni fa, Giocati dal caso di Nassim TalebMolti lo conosceranno per il best seller Cigno nero, un saggio sugli eventi impossibili da prevedere e che cambiano in modo drastico la realtà in cui essi si verificano.​

Taleb ha il pregio di essere un intellettuale scomodo, battitore libero che non la manda a dire sulle incrostazioni dell'ego tipiche del mondo degli esperti. È l'immagine della simpatia e, per farsi un'idea, basta seguire il suo account Twitter in cui a colpi di blast litiga e lancia invettive praticamente contro tutto il mondo accademico, premi Nobel inclusi (chiedere al bersaglio preferito ​Richard Thaler, l'autore di Nudge).

Ma con chi ce l'ha Taleb? Al di là dei giudizi che ciascuno di noi può farsi sul suo galateo digitale, da una vita Taleb porta avanti più o meno la stessa meritoria battaglia: cercare di far capire quanto gli esseri umani, evolutivamente, siano portati a trovare correlazioni tra fenomeni che, tuttavia, non sono poi supportati statisticamente da un legame robusto. Questo porta con sé corollari piuttosto interessanti: fare previsioni sul futuro è difficile, se non impossibile e, per lo meno, bisognerebbe mostrare prudenza nel presentare gli scenari; facciamo un sacco di errori e, soprattutto, mostriamo una certa arroganza nell'attribuirci il merito di un successo e nel sottovalutare il ruolo che ha il caso.

Il tema è davvero attualissimo, se pensiamo all'album delle figurine Panini di virologi – epidemiologi – amministratori politici che, nei mesi scorsi, hanno riempito le nostre giornate di informazioni, spesso confondendo, però, la nostra idea di futuro più che aiutare a schiarirne i contorni.

Il libro è molto ben scritto e, pur avendo una ricca bibliografia scientifica, si muove sulla corda della narrazione e dello story telling, anche perché Taleb sa benissimo che le persone rimangono molto più avvinte dall'emozione di un racconto che da cifre spesso non comprese.

Giocati dal caso è una lettura utile per l'estate che arriva e si accompagna a un piccolo vademecum di regole di buon senso e che sarebbe bene interiorizzare al più presto:

  1. Non fare troppo affidamento sulle storie di successo (e, viceversa, non calcare la mano eccessivamente sui fallimenti). Ci sono delle buone probabilità che una persona che riesce e che ottiene un risultato si trovi banalmente al momento giusto nel posto giusto. Il che non significa che tutto sia proprio guidato dal caso, ma che pure Machiavelli, secoli fa, parlava di “fortuna e occasione". Se pensiamo a questi mesi di pandemia, questo è un apprendimento da tenere a mente, perché l'istinto di trovare dei supereroi cui aggrappare le nostre speranze è forte, tanto quanto il desiderio umano troppo umano di dare addosso a qualche comodo capro espiatorio.

  2. Più o meno in relazione al punto 1, è abbastanza inutile invidiare chi ha successo. In primis perché la ruota, appunto, gira piuttosto velocemente e, soprattutto, perché le responsabilità di chi arriva al vertice si accompagnano spesso a fonti di forte frustrazione e insicurezza. Basta un piccolo errore a scatenare l'inferno o, come il sempre gradito zio dell'Uomo Ragno suggerisce, “Da un grande potere derivano grandi responsabilità".

  3. Assorbire cum grano salis previsioni e affermazioni dei cosiddetti analisti. Di nuovo, non serve buttare tutto a mare, ma meglio contare fino a dieci, controllare fonti diverse, non affidarsi all'autorità soltanto per il ruolo che essa incarna: anche il premio Nobel per l'Economia Stiglitz, per dire, scienziato sociale di specchiate competenze, può dire castronerie se sottoposto a una visibilità frenetica.

  4. Non cadere nella trappola dell'overconfidence: è giusto assumersi dei rischi, anzi sacrosanto, ma è bene tenere un piano di back up pronto per riuscire a minimizzare le perdite in caso si verifichi un evento avverso.

L'uomo agognato dal libro (e dai libri) di Taleb è di fatto lo stoico di Seneca in versione aggiornata: sereno di fronte alla complessità del reale e dell'imprevedibilità del futuro, avanza (non sta fermo, sia chiaro) con l'umiltà di chi si riconosce fallibile. ​È così che la vita si incentra sulla dignità​, sulla consapevolezza dei propri limiti e sulla sete di sapere. In un mondo di strutturale incertezza, non ci sono regole per una vita di successo: è l'unico modo per giocare con il caso e non finire con l'esserne giocati.

 

 

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