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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Che fine hanno fatto gli smartphone pieghevoli

Che fine hanno fatto gli smartphone pieghevoli

Technology

Presentati in grande stile a inizio anno, non sono ancora arrivati nei negozi. Una rivoluzione annunciata e poi rimandata che diventa una dura lezione per tutta l’industria del tech.

​Li abbiamo visti presentare con grande clamore nel corso di affollatissimi eventi dedicati. Li abbiamo studiati e filmati da vicino. Ne abbiamo imparato a memoria le specifiche tecniche mentre i produttori davano come imminente il loro lancio sul mercato. Poi qualcosa è andato storto, e ora dovremo aspettare ancora fino al prossimo autunno per vederli finalmente nei negozi, dove comunque saranno in vendita a prezzi non proprio accessibili a tutti. Intanto una cosa è certa: gli smartphone pieghevoli (detti anche "foldable"), ovvero quei telefoni che si aprono come libri per trasformarsi in tablet grazie ad ampi schermi flessibili, hanno saputo destare l'attenzione del pubblico e farsi desiderare.

Perché rappresentano il futuro che si avvera, la fantascienza che prende forma per provare a rivoluzionare ancora una volta il nostro modo di comunicare, informarci, fruire contenuti in mobilità. Possibilmente inaugurando un nuovo (e costoso) segmento di vendite capace di movimentare un mercato ormai saturo. E anche perché - va detto - almeno per il momento restano una promessa non mantenuta, un oggetto del desiderio ancora inafferrabile. Ma andiamo con ordine.

Un device, tanti device

Cos'è un "foldable smartphone"? L'idea è tanto semplice quanto complicata da realizzare nella pratica: in un mondo dove si moltiplicano gli schermi di ogni dimensione attraverso cui fruire contenuti e rimanere connessi ai propri contatti, giganti del tech come Samsung e Huawei hanno pensato un apparecchio che aperto fa da tablet, mentre ripiegato diventa uno smartphone e può comodamente essere messo in tasca.

Se un device del genere diventa realizzabile, se cioè esiste la tecnologia per creare uno schermo che possa davvero piegarsi, prima di tutto si riducono ingombri e pesi in mobilità. Poi basta aggiungere una connessione 5G ed ecco che ci si ritrova in mano l'apparecchio ideale per collegarsi alle reti di nuova generazione, capace di "domare" con il suo schermo a grandezza variabile l'enorme quantità di dati che presto riceveremo ad altissima velocità ovunque ci troviamo.

Due modi di essere foldable

Date queste premesse, il 2019 inizia nel segno di Samsung e Huawei. Dopo varie fughe di notizie e anticipazioni, è infatti il colosso coreano a lanciare il suo Galaxy Fold pochi giorni prima dell'inizio del Mobile World Congress di Barcellona. lo fa per bruciare sul tempo la concorrente cinese, che invece sceglie proprio la kermesse di fine febbraio per mostrare in anteprima il suo Mate X. I due device rappresentano approcci opposti per risolvere lo stesso problema. Quello di Samsung ha due schermi: uno grande, che si ripiega verso l'interno, e uno più piccolo per gestire notifiche, messaggi e telefonate quando il dispositivo è chiuso.

Il Mate X di Huawei, che a differenza della concorrenza nasce già 5G, presenta invece un unico grande schermo che rimane sempre all'esterno del cellulare: quando è piegato se ne utilizza la parte anteriore per le funzionalità del telefono e la parte posteriore per i selfie, mentre quando lo si apre le sue dimensioni raddoppiano e si trasforma in tablet. Il risultato è che l'interpretazione cinese dello smartphone pieghevole risulta esteticamente più convincente di quella coreana, che pure in prima battuta sembra più solida sia perché protegge lo schermo richiudendolo all'interno, sia perché ha un aspetto più "massiccio", quasi come fossero due Galaxy S10 uno sopra all'altro. Ironia della sorte, sarà però proprio il foldable di Samsung a rivelarsi fragile e immaturo per la commercializzazione.

Falsa partenza

La storia è nota: Samsung avrebbe dovuto mettere in vendita il Galaxy Fold ad aprile, ma l'invio in prova degli esemplari di pre-produzione ai giornalisti delle testate specialistiche si è trasformato in una debacle, con i dispositivi che si rompevano proprio perché venivano piegati.

Dopo una fase iniziale di indecisione, l'azienda coreana si è insomma vista costretta a tirare i remi in barca e rimandare a data indefinita il lancio del nuovo prodotto, con pesanti conseguenze per la propria immagine e credibilità.

 Dal canto suo Huawei, che pure era stata fin dall'inizio più prudente evitando di comunicare date di commercializzazione e mostrando il device ai giornalisti senza mai farglielo toccare, decide poco dopo di prendersi altro tempo per testare il suo Mate X. «Per non distruggere la propria immagine con scelte affrettate», faranno sapere i vertici del gigante cinese con evidente (e crudele) allusione ai diretti concorrenti. Ma anche per risolvere i guai con il Governo americano che, con perfetto tempismo, aveva messo Huawei nella cosiddetta Entity List, la lista nera di aziende straniere con cui le compagnie americane non possono fare affari senza autorizzazione. Un problema serio per l'azienda di Shenzen (ancora non del tutto risolto), che dagli americani acquista tecnologia hardware ma anche e soprattutto le licenze di Google per usare il sistema operativo Android sui suoi smartphone e tablet. Risultato: entrambe le aziende hanno promesso che usciranno con il nuovo prodotto in autunno, con Samsung che sta addirittura riprogettando alcune parti fondamentali come la cerniera che unisce le due metà dell'hardware.

Una lezione da imparare

Oltre Samsung e Huawei, negli ultimi mesi anche altri player come Xiaomi, Oppo, Motorola e recentemente persino Sony hanno fatto sapere di essere al lavoro su loro device a schermo pieghevole, segno evidente che le disavventure dei due apripista non hanno scoraggiato gli altri player dal cimentarsi nel nascente segmento dei foldable.

Può sembrare strano, ma non lo è: il cammino dell'innovazione tecnologica è lastricato di errori e false partenze che spesso si rivelano utili e quasi necessarie per la migliore riuscita di un prodotto. L'epic fail di Samsung e la frenata di Huawei hanno quindi una importante lezione da impartire all'intera industria globale del tech: per quanto rivoluzionario sia il prodotto che stai presentando, scapicollarsi a lanciarlo sul mercato per battere sul tempo la concorrenza è sempre una cattiva idea. 

 

 

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