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Perché investire sui caregiver

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Tre milioni di italiani si prendono cura di un familiare adulto malato, disabile o non autosufficiente e salgono a 12 milioni se si considerano i minori. L’impegno del Gruppo Unipol.

​“Quell'anno mi privarono della primavera, e di tante altre cose, ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro, e nessuno avrebbe potuto rubarmela più"

Dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung 

Un'indagine ISTAT del 2018 ha stimato che in Italia ci sono quasi 3 milioni di persone che si prendono cura di un familiare malato, disabile o non autosufficiente, numero che sale fino a oltre 12 milioni se nel computo si considera anche il lavoro di cura verso i figli fino ai 15 anni di età.

Nel Gruppo Unipol, da recenti survey – 2016 e 2018 - condotte su tutti i dipendenti in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è emerso che 1 collega su 4 si prende cura di un familiare non autosufficiente. Di questi, ben l'80% assiste quotidianamente o spesso il proprio caro; nella gestione di tale impegno, i rispondenti dichiarano di contare in primis sull'aiuto del partner, che nella stragrande maggioranza dei casi però lavora.

Inoltre, il 67% dei rispondenti ha almeno un figlio, in gran parte ancora in età scolare. Questa rilevante quota di popolazione aziendale che si prende cura sia dei figli che degli anziani è ascrivibile alla cosiddetta “generazione sandwich", schiacciata tra il lavoro di cura dei figli, che ancora non hanno raggiunto l'autonomia, e il lavoro di cura dei familiari anziani o non autosufficienti.

Da questi primi dati emergono immediatamente il carico e l'impatto sulla qualità della vita dei dipendenti caregiver.

Oltre all'impegno di cura, che si sostanzia in tempo, pensieri ed emozioni, le ricerche dicono che buona parte dei caregiver gestisce questo carico in assoluta riservatezza, non chiede aiuto e nasconde questa condizione alla propria azienda a causa soprattutto della vergogna e della paura delle conseguenze.

  • Una ricerca dell'Harvard Business School[1] afferma che oltre il 50% dei caregiver non ne fa menzione poiché vive questa condizione come uno stigma e teme conseguenze negative per la carriera;
  • Una ricerca di ValoreD[2] ha rilevato che, nel 30% dei casi, i dipendenti non informano la propria azienda per l'indifferenza che se ne riceve, tutt'al più infatti vengono segnalati i congedi disponibili, ma in realtà il bisogno va ben oltre (va meglio quando la transizione di vita ha connotazioni positive, per esempio una nascita; in questo caso si avverte una reazione più calda e maggior disponibilità dell'azienda a supportare la persona). Paradossalmente, quindi, sembra che le risorse aziendali si attivino più facilmente per coloro che attraversano un cambiamento di vita percepito come positivo.

Tale ritrosia nel dichiarare la propria condizione di caregiver deriva probabilmente da esperienze e vissuti non positivi, ma genera a sua volta un impatto negativo sulla propria percezione di efficacia e porta a radicare ulteriormente la solitudine in questa fase.

Consci di questi stigmi e degli effetti negativi che da questi si propagano alla persona, alla famiglia e di conseguenza anche all'azienda, noiUnipol, il Welfare di secondo livello del Gruppo, ha voluto rendere esplicita la legittimazione di aspetti fondamentali della vita, quali la genitorialità ed il caregiving, attraverso iniziative e servizi dedicati che ne riconoscono il valore.

Queste dimensioni - essere genitori ed essere figli – infatti, fanno parte integrante della nostra vita, ci caratterizzano come individui e, se da un lato assorbono molto tempo, pensiero ed energie, dall'altro ci arricchiscono come persone, pur anche nelle difficoltà, e ci consentono di allenare tante competenze che abbiamo in nuce o svilupparne di nuove: la capacità di comunicazione e di organizzazione, la pianificazione, l'empatia, il problem solving, la delega, il networking e molte altre. Competenze che sono un patrimonio prezioso e che permettono, a coloro che ne prendono consapevolezza, di guardare con altri occhi queste esperienze. Competenze che poi possono essere applicate fruttuosamente anche sul lavoro, anche perché sono competenze sempre più ricercate nella selezione del personale e sulle quali le aziende in Italia investono oltre un miliardo di euro all'anno. Quando basterebbe far tesoro delle transizioni naturali della vita.

Il welfare di noiUnipol abbraccia questa linea di pensiero e si propone di essere generativo, capacitante, di supportare le persone nel liberare e rigenerare energie, valorizzare le capacità e dare linfa nuova per affrontare la vita con più serenità.

NoiUnipol sostiene così la Genitorialità attraverso tante iniziative e servizi, quali ad esempio il Master Child, le convenzioni con Asili Nido, i percorsi di orientamento post Scuola Media e post Maturità Push to Open, le borse di Studio del Gruppo, di Intercultura e di master professionalizzanti quali DigitAlly.

 A supporto dei caregiver, Unipol ha messo in campo negli ultimi 5 anni una serie di iniziative:

  • un Contact Center, a disposizione gratuitamente 2 ore al giorno, con personale specializzato che prende in carico il bisogno, fornisce un primo orientamento sui servizi del territorio ed informazioni in merito a sussidi economici e normativa;
  • una rete integrata di servizi accreditati per qualità e a costi convenzionati, quali la ricerca di un assistente familiare, di strutture residenziali, ma anche supporto psicologico, amministrativo e legale;
  • Seminari periodici, condotti insieme alla cooperativa sociale “Anziani e non solo", sulla condizione di caregiver: dal ruolo, ai bisogni, ai servizi e da ultimo ai diritti che è giusto conoscere e che si possono far valere;
  • il “Master Care", sviluppato sul metodo del Life Based Learning, partendo dall'assunto che la vita è la più grande palestra e fonte di apprendimento e che la condizione di caregiver porta ad allenare naturalmente tutta una serie di competenze, quali la gestione dello stress, la gestione del rischio e dell'errore, la presa di decisioni, l'empatia, la delega, la creazione di alleanze, la gestione del cambiamento, la flessibilità, la perseveranza, l'iniziativa e tante altre. Prenderne consapevolezza rappresenta già di per sé una forza: avere un Master che fa riflettere su di esse e aiuta ad allenarle ulteriormente può rappresentare per molti caregiver davvero una chiave di volta.

La nostra esperienza ci ha permesso di verificare che investire sui Caregiver consente, come prima cosa, di farli sentire parte dell'azienda e meno soli in questa fase della vita, ed inoltre ha un importante ritorno.

L'Analisi dell'Impatto Sociale appena svolta con l'Università LUMSA di Roma ci restituisce infatti una serie di dati molto confortanti. Per esempio, i colleghi che hanno utilizzato il Contact Center di Fragibilità:

  • accrescono di ben il 15% l'identificazione verso Unipol (la letteratura scientifica insegna che l'identificazione è un predittore del coinvolgimento e della soddisfazione delle persone, elementi importanti per ottenere risultati in termini di clima e prestazione lavorativa[3]);
  • dichiarano, nel 45% dei casi, di avere avuto un miglioramento nella capacità di gestire la propria vita privata e di riuscire ad ottenere maggiore energia per il lavoro proprio dalla vita privata;
  • nel 42% dei casi, dopo l'orientamento del Contact Center il carico di cura viene rimodulato: nel 29% dei casi viene attivato un maggior supporto da parte di altri familiari o viene inserito un assistente familiare; nel 13% dei casi invece ci si orienta verso una struttura residenziale;
  • affermano infine che aver utilizzato questo servizio ha dato loro, su una scala da 1 a 5:
  • maggior tranquillità e capacità di scelta (5)
  • maggior tranquillità nella gestione delle emozioni (4,6)
  • un migliore work life balance ed energia (4,6)
  • maggior fiducia verso l'azienda (4,6) 
  • migliore organizzazione del carico di cura che ne è seguita (4,3)

Tutto questo ci consente di affermare che fornire strumenti alle persone, trasmettere che loro stesse possiedono le risorse e le competenze, che vanno solo guardate da un'altra prospettiva ed allenate, attribuisce un senso ai cambiamenti, li trasforma in significati e contribuisce a costruire il futuro: come le persone attraversano le transizioni determina infatti il loro star bene nella vita personale e professionale, e le aziende di questo dovrebbero saper far tesoro.

NOTE

[1] Joseph B. Fuller, Manjari Raman, “The Caring Company", Harvard Business School

[2] Talenti Senza Età, ValoreD

[3] Identity and the extra mile: relationships between Organizational Identification and Organizational Citizenship  behavoiur – van Dick et al.; Identifying Organizational Identification as a basis for attitudes and behaviours: a meta-analytic review – Eun-Sun Lee at al.​​

 

 

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