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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Boschi e api professori di sostenibilità

Boschi e api professori di sostenibilità

Environment

Il sistema forestale italiano può riscrivere la sua storia. Proteggere gli insetti vitali è un passo verso l’educazione ambientale e al benessere sociale.

​​​​«Pianta alberi che gioveranno in un altro tempo» scriveva Catone nel De Senectute, opera dedicata alla vecchiaia. È una metafora chiara che richiama tutti noi a realizzare una società davvero sostenibile. Ognuno deve fare la sua parte. Questa volta l'invito è pensare agli alberi, ai boschi, alle api. Può venire in mente un libro di Mario Rigoni Stern e in particolare una suo pensiero che semplice ma bellissimo: «Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall'autunno sui cigli delle rocce, il guizzare dei pesci tra le acque chiare dei torrenti e le api raccogliere il nettare dai ciliegi in fiore».

Immaginiamo ora di condurci dove le nebbie non si alzano nemmeno, dove su noi ci sono solo alberi a ripararci con le loro frondose e profumate cime. Chissà quanti fra noi hanno un bosco impresso nella memoria. Un bosco del cuore che vorremmo sempre intatto, eterno. E proprio il bosco deve tornare al centro del nostro interesse collettivo. Dalla loro tutela e dalla loro gestione dipende la nostra sopravvivenza. Ci abbiamo mai pensato? Tante volte abbiamo sentito paragonare boschi e foreste a grandi polmoni verdi e questo perché, per la Terra, sono risorse preziose che contribuiscono a mitigare gli effetti del riscaldamento globale assorbendo carbonio. A minacciare questo patrimonio sono l'innalzamento delle temperature, le piogge intense, le raffiche di vento, le gelate precoci, ma anche i forti periodi di siccità insieme alla piaga degli incendi, l'inquinamento e l'arrivo di specie aliene.

Le foreste e il settore forestale rappresentano una componente imprescindibile dal nostro Paese in termini paesaggistici ambientali ed economici. Non tutti sanno che il 34% della superficie italiana è cop​erta da boschi. E può anche essere utile sapere che se nel 1936 in Italia c'erano circa 6 milioni di ettari di boschi, nel 2019 ne sono stati registrati quasi 11 milioni. È un valore enorme. Rappresenta il cambiamento. Secondo Mario Pividori, professore Di Selvicoltura e gestione forestale dell'università di Padova, il bosco subisce la nostra storia. Ma con la desuetudine della civiltà contadina, anche la cultura del bosco scompare. L'abbandono della terra ha creato nuovi spazi per il bosco spesso selvatico. Il problema è che non ne abbiamo la giusta consapevolezza.

In Italia fino al 2018 è mancato un unico contenitore in cui la conoscenza delle nostre foreste fosse organizzata e gestita. Il primo step con la raccolta dei dati disponibili è stato realizzato proprio con il primo Rapporto sullo stato delle foreste curato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e del turismo e foreste a fine 2018. I risultati delle indagini che hanno coinvolto 214 esperti di Enti, istituzioni, amministrazioni e associazioni nazionali e regionali, sono stati presentati nel marzo del 2019. Questo report evidenzia l'importanza che le foreste italiane offrono al paese. Il ruolo produttivo del bosco è di importanza strategica e fondamentale per il nostro Paese e la sua corretta gestione ricade sulla nostra economia. Secondo i tecnici del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e analisi dell'economia agraria (CREA) il settore produttivo legato alle nostre foreste occupa oltre 400 mila persone ma se la gestione di questo patrimonio fosse migliore, si potrebbe sviluppare un indotto di circa 300 mila posti di lavoro in particolare per le aree rurali.

Anche sull'utilizzo del patrimonio boschivo si potrebbe fare molto di più. Per esempio incrementando in modo sostenibile i nostri prelievi legnosi diminuendo così l'import di legname dall'estero ma senza però intaccare il nostro patrimonio naturale. Dalle analisi il legname importato dall'estero pari a un valore che si aggira sugli 8 miliardi di euro. Secondo Michele Munafò di ISPRA l'attenzione nei confronti di questo tema non è ancora puntuale e marcata come dovrebbe essere. In pratica si devono programmare e realizzare interventi incisivi di mitigazione in grado di migliorare la biodiversità e favorire una diversa “struttura" delle foreste. E per fare ciò è importante anche puntare su sistemi di gestione forestale sempre più sostenibile e responsabile. Ma senza la cultura e la sensibilizzazione diffusa a tutti i livelli, non c'è una adeguata spinta al fare. Dovremmo imparare dalle api che sanno insegnarci come affrontare la sfida della complessità. Il COVID 19 ha sottolineato quanto siamo tutti interdipendenti e quanto nessun essere vivente possa ritenersi dominatore. La geometria perfetta degli alveari, per fare un esempio, non è il risultato dell'azione isolata dei singoli ma è il prodotto collettivo che coinvolge tutte le api.

L'ape, che appartiene alla schiera di insetti utili grazie alle sostanze che produce ma soprattutto per lo straordinario ruolo di impollinatore, come ricorda Francesco Nazzi nel suo saggio In cerca delle api, Hoepli, 2020, ha anche una capacità straordinaria. Quella di riconoscere gli odori dei fiori, di scambiare informazioni con migliaia di api dell'alveare e di individuare le specie vegetali da cui ricava il proprio cibo. Negli insetti sociali come appunto le api, ma anche le vespe e le formiche l'altruismo raggiunge livelli veramente notevoli. ​Come potremmo infatti classificare il comportamento delle operaie che rinunciano alla riproduzione per dedicare tutte le proprie energie al sos​tentamento della colonia e in particolare all'allevamento delle sorelle? E se una pianta offre beneficio alle api, queste fanno bene a noi perché il matrimonio fra api e piante, che dura da milioni di anni, deve restare indissolubile. Le api fanno bene a noi e noi dovremmo imparare a osservarle di più e a salvaguardarle.

 

 

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