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Bitcoin: cosa c’è dietro le criptovalute

Society 3.0

Quasi un terzo degli investitori nel mercato valutario ha investito o punta sulle Initial Coin Offering (ICO). Che danno anche possibilità di acquistare quote di start-up. Come funziona il mercato.

​​​​«È una truffa. Ne parlano e si sentono dei geni. La verità è che sono degli stupidi a comprarli. Prima o poi ne pagheranno le conseguenze». Non era certo la prima intemerata di Jamie Dimon sulle criptovalute. Eppure l'ultima uscita dell'amministratore delegato di JPMorgan non ha innescato il fuggi fuggi dal bitcoin. È il paradosso del momento: più si accostano le valute virtuali ai titoli spazzatura, più il loro valore sale. Negli ultimi 12 mesi la quotazione di un singolo bitcoin è schizzata da 705 a 7.117 dollari, superando i 7600 dollari nel momento in cui scriviamo. Eppure soltanto il mese scorso era bastato l'altolà delle autorità cinesi per dimezzarne il valore.

L'aumento del 900% in valore dall'inizio dell'anno, pur con una serie impressionante di precipitose svalutazioni e spericolati recuperi, non poteva passare inosservato. L'alta finanza, e perfino le banche centrali, hanno acceso un faro di attenzione sulla criptovaluta, sempre invitando alla prudenza per il suo palese contenuto speculativo. Intanto aumenta il numero di attende che cominciano ad effettuare transazioni con i bitcoin, da Microsoft a Expedía. E sono in aumento gli esercizi commerciali che l'accettano. La vera rivoluzione è però nella tecnologia che sta a monte del bitcoin, il blockchain.

La volatilità delle valute virtuali più diffuse - dal bitcoin all'ether, passando per ripple, dash e monero - ha acceso i riflettori sui rendimenti altalenanti che gli investitori riuscirebbero ad aggiudicarsi. Il valore attribuito alle diverse valute digitali cresce anche in relazione a due fattori: il numero di utenti che le adoperano e la quantità di esercizi commerciali che le accettano. Del resto le criptomonete non nascono nell'ambito della speculazione finanziaria, ma per istituire un cambio di paradigma nelle transazioni e nei pagamenti tra individui, aziende, macchine. Nel quartiere San Lorenzo, a Roma, si possono pagare in bitcoin i 123 appartamenti in vendita nel complesso De Lollis 12. La società TenX di Singapore ha sviluppato una carta prepagata su circuito Visa, la cui funzione principale è quella di convertire i depositi di bitcoin nel valore corrispondente in euro, dollari o yen. E si moltiplicano anche in Italia i punti vendita che accettano di essere pagati in bitcoin.

«Il bitcoin e le criptovalute non hanno la finalità di generare guadagni dalla compravendita di titoli in borsa. Le monete virtuali non nascono per sostituire le valute attuali, ma per creare un sistema decentralizzato e disintermediato», ha spiegato Stefano Capaccioli, presidente Assobit, associazione italiana che riunisce imprenditori, professionisti e aziende focalizzati sulla tecnologia Blockchain. I pagamenti con moneta elettronica bitcoin sfruttano la stessa tecnologia. Il sistema è basato su un registro digitale, in cui operazioni come l'atto di compravendita di una casa, o transazioni in moneta virtuale, passano al vaglio di molteplici operatori che ne garantiscono l'autenticità. Gli operatori (blocchi) della catena (Blockchain) sono persone fisiche che si impegnano a registrare materialmente sul registro digitale le singole transazioni, ricevendo in cambio un corrispettivo in moneta virtuale. E i vantaggi che discendono dall'adozione delle criptovalute, supererebbero la spinta nella diffusione dei pagamenti elettronici in euro, dollari o yen.

Bitcoin, le criptovalute danno l'illusione dell'anonimato

«Le valute tradizionali si scontrano con la centralizzazione, che ne rallenta la trasmissione e necessita di porre fiducia costosa sulle banche centrali. Le criptovalute permettono una transazione non ripudiabile e abilitano un'immediata relazione di vantaggio e svantaggio tra beneficiario e debitore. Inoltre i pagamenti in valuta tradizionale lasciano dati e permettono una profilazione. L'uso di criptovaluta diminuisce tali dati e resta pseudo-anonimo», ha spiegato Stefano Capaccioli. Del resto respingendo le critiche sulla sicurezza del sistema, gli analisti osservano che se la Blockchain non fosse sicura, avremmo decine di nuovi miliardari in giro per il mondo.

Eppure una levata di scudi generalizzata su valute come bitcoin, ether, ripple e dash si era alzata a proposito dell'emissione di valuta virtuale da parte delle aziende specializzate in criptovalute, ma anche alla ricerca di finanziamenti. Lo strumento finanziario delle ICO, offerte di moneta iniziale, non consente agli investitori di acquisire quote di partecipazione in una società, come in occasione delle IPO, offerte pubbliche iniziali per la raccolta di fondi e la quotazione sul mercato azionario. L'ICO permette alle aziende specializzate in criptovalute di raccogliere fondi senza vendere azioni sul mercato tradizionale, ma emettendo moneta virtuale in cambio finanziamenti in moneta virtuale.

«L'ICO è una raccolta fondi in criptovalute invece che in moneta tradizionale. Un'idea o un progetto vengono messi sul mercato sotto forma di nuove criptovalute acquistabili prevalentemente in cambio di bitcoin o ether. Così tanti possessori di bitcoin o ether decidono, dopo aver letto la descrizione approfondita del progetto, se crederci o no. Scegliendo di crederci, acquisterebbero in via prioritaria questa nuova criptovaluta che deve entrare ancora nel mercato», spiega Gianluca Comandini, investitore in moneta virtuale. Sull'onda internazionale dei finanziamenti raccolti con le ICO, sempre più personaggi famosi hanno scelto di investire sulle valute virtuali come bitcoin, ether e dash. Gene Simmons, il frontman del gruppo musicale The Kiss famoso in tutto il mondo, ha confermato di aver iniziato ad investire in bitcoin, usando la moneta virtuale per differenziare il portafoglio d'investimenti personale. Prima erano arrivati il campione di boxe Floyd Mayweather e l'ereditiera Paris Hilton.

«Anche in Italia sono state lanciate delle raccolte fondi ICO, come quella di Eidoo che poche settimane fa ha avuto molto successo», dice Comandini. Eppure a settembre People's Bank of China aveva deciso di vietare le procedure di sottoscrizione delle aziende che raccolgono finanziamenti in criptovalute. La raccolta fondi di Coindash, invece, era stata bloccata dopo che gli hacker erano riusciti a mettere le mani su 7 milioni di dollari investiti sulla nuova criptovaluta. Ragiona Comandini: «C'è il rischio assolutamente elevato che le raccolte fondi ICO siano una bolla. Ci ritroviamo un'altissima percentuale di offerte di moneta iniziale che raccolgono milioni e poi spariscono. Succede o che non siano in grado di realizzare il prodotto, o che realizzino comunque un prodotto che al mercato non piace, dunque crolla il valore di quella nuova criptovaluta».

Eppure un esempio concreto, e di successo, è rappresentato da una delle criptovalute più diffuse. Ethereum (ETH) viene definita come una piattaforma che consente di registrare contratti in digitale in forma decentralizzata. L'ether è la moneta virtuale con cui all'interno della piattaforma si scambiano quantità di valore e si paga il servizio di registrazione dei contratti digitali. Lanciato nel 2015, l'ether è stato sviluppato da Vitalik Buterin, Gavin Wood e Jeffrey Wilcke. Secondo Coinmarketcap, se l'ether fosse un titolo quotato in Borsa, oggi avrebbe una valutazione superiore ai 30 miliardi di dollari. E l'ether è nato proprio grazie ad una raccolta fondi ICO, un'emissione di una nuova criptovaluta offerta agli investitori in cambio di finanziamenti in criptovaluta. ​

«Il paradosso è che proprio ether ha presumibilmente un valore altamente manipolato dalle stesse raccolte fondi ICO, in quanto quasi tutte vengono fatte solo in ether, dunque la maggior parte dei flussi di scambio in ether sono vincolati alla nascita e alla morte di tantissime ICO, sia quelle veramente interessanti sia quelle totalmente inutili», ha spiegato Comandini. Lo avevamo specificato all'inizio: il valore attribuito alle diverse valute digitali cresce anche in relazione al numero di utenti che le adoperano. E il valore da oltre 30 miliardi di dollari attribuito a Ethereum, potrebbe riflettere nient'altro che l'alto tasso di emissione di criptovaluta per la raccolta di altra criptovaluta. Un cortocircuito che Jamie Dimon saprebbe come definire.​​


 

 

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