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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Benvenuto 2050

Benvenuto 2050

Society 3.0

Anche se la gran parte delle previsioni si rivelerà sbagliata, farle è necessario e insito nel Dna umano. Cristina Pozzi ha realizzato una sorta di Lonely Planet che descrive il futuro per prepararsi al viaggio.

«È difficile fare previsioni, soprattutto riguardo al futuro».  La celebre frase, attribuita a Niels Bohr, padre geniale della fisica quantistica, dovrebbe mettere in guardia gli avventurosi che si cimentano nell'impresa di provare a indovinare il domani.

La rete è già piena di pernacchie nei confronti di chi, come il presidente della banca che negò il primo prestito a Ford, diceva: "Il cavallo è qui per restare, l'automobile è solo una moda passeggera", ma anche degli ottimisti alla Pollyanna che, invece, sognavano un 2015 trafficato dagli overboard di Marty McFly e non dal monopattino elettrico del Milanese Imbruttito.

Allora, già per questo va dato un plauso a Cristina Pozzi di Impactschool che, nel suo Benvenuti nel 2050, addirittura realizza una sorta di Lonely Planet dettagliatissima, prendendosi la responsabilità di descrivere il futuro per chi vuole prepararsi al viaggio.

È una scelta coraggiosa, perché l'autrice si prende la responsabilità di osare. Ed è anche una scelta responsabile, perché dietro la metafora c'è una filosofia che, puntando al cielo, ha i piedi ben piantati a terra. E ciò significa che, pure se la gran parte delle previsioni si rivelerà sbagliata, farle è necessario e insito nel dna umano. Costruire modelli che rappresentino la realtà, anche quella che non conosciamo, è comunque il viatico migliore per entrare nel domani.

Anzi, per costruirlo, perché giustamente Pozzi sottolinea che provare a immaginare il futuro come lo vorremmo è il primo passo per influenzarlo positivamente e, dunque, per costruire la realtà che desideriamo.

Ho finito di leggere il libro proprio nei giorni in cui Greta Thunberg ha partecipato al Climate Summit dell'ONU e il 2050 suonava come un monito sinistro, una spada di Damocle sugli esseri umani che, colpevolmente, stanno sperperando il pianeta Terra irresponsabilmente.

Grande è il merito della sedicenne svedese che, con la sua capacità di mobilitare milioni di persone in tutto il mondo, ha riportato al centro dell'agenda il tema del global warming.

Ma devo confessare la serenità pacata di leggere un libro in cui il clima è un tema portante ed il 2050 si veste di scenari concreti e, forse proprio per questo, non paurosi.

Si parte da un fatto: la temperatura media del pianeta Terra, nelle pagine di Cristina Pozzi, è salita di 2 gradi centigradi, quindi non rispettando l'obiettivo degli Accordi di Parigi.

Le capacità di adattamento umane, tuttavia, con l'innovazione tecnologica a farla da padrone, hanno consentito di trovare soluzioni che rendono la vivibilità del pianeta e la sua biodiversità ancora in grado di sostenere un ambiente sano.

Vengono affrontati tutti i temi chiave: i trasporti e la necessità di una rivoluzione; il consumo e la produzione di cibo (carne e verdure); l'accesso a e la produzione di energia.

Quello che consola, oltre ad accendere la lampadina della sfida, è che il futuro, di fatto, è già cominciato: non solo attraverso le visioni distopiche di Black Mirror, ma anche e soprattutto per effetto di progetti di ricerca operativi nel 2019 e più che promettenti.

Vi divertirete a sfogliare questa guida a un viaggio unico, scoprendo il trend dell'astroturismo, tra i tanti, o i campionati di droni.

Non intendo tuttavia rovinare la sorpresa a nessuno.

Su tutti, valga una ricetta di cucina, decisamente futuristica:

"Come creare una bistecca in laboratorio, ricette dal 2050"

  • Scegliete il vostro animale preferito: quello con la vita più avvincente, visionandone la storia sui vostri device

  • Prelevate una cellula muscolare e cellule staminali embrionali o adulte

  • Nutrite la cellula con proteine che aiutano e attivano la crescita del tessuto

  • Riponete in un bioreattore e avviate. Lasciate che il processo continui per il tempo desiderato (per esempio, in due mesi una cellula di maiale può produrre 5 mila tonnellate di carne, quindi attenzione a non perdere le chiavi del laboratorio!)"

Tra idee avveniristiche e quasi fantascientifiche e progetti di cui già oggi si intravede un'operatività a breve, il saggio di Cristina Pozzi ha il merito di evidenziare i cardini su cui si costruisce un futuro più umano: la disponibilità sempre più capillare di informazioni e la conseguente capacità della tecnologia di liberare tempo senza, per questo, precludere un miglioramento della qualità della vita.

Potrà sembrare ingenuo disegnare un futuro col segno +, ma è l'unico modo, paradossalmente, per fare emergere tutte le sfide che stiamo già combattendo e sulle quali dobbiamo ancora sudare: si è già detto del global warming, ma c'è anche il grande tema della distribuzione delle risorse e della disuguaglianza.

E quello di un'integrazione uomo-macchina in cui quest'ultima non si sostituisca all'uomo sbarrandogli la strada del futuro ma ne liberi le capacità e la creatività ancora non espresse.

Benvenuti nel 2050 è un bungee jumping accompagnato: un tuffo nel futuro che spaventa un sacco prima di farlo ma che, dopo una toccata e fuga in cui tutto ci è sembrato confuso e velocissimo, ci consente di tornare indietro e dire: "Ce la possiamo fare".

Fermo restando la speranza dell'autore che, arrivati nel 2050, come nel fortunato film di Woody Allen 'Il dormiglione', si scopra che i dolci fanno benissimo e il tabacco è molto salutare.

La frase è banale, ma lo scopriremo solo vivendo.

 

 

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