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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > B Corp: la rivoluzione sostenibile

B Corp: la rivoluzione sostenibile

Society 3.0

Come funzionano e dove possono arrivare le imprese for benefit che nascono per creare un beneficio a vantaggio della collettività.

​​​Da una parte i fattori di produzione, come capitale e lavoro. Dall'altra i risultati del processo produttivo, i beni e servizi, l'output. In mezzo, la "scatola nera" rappresentata dall'impresa, che prende i primi e li trasforma nei secondi. Con un unico obiettivo: venderli sul mercato per averne un profitto, possibilmente da massimizzare nel più breve tempo possibile. Per sommi capi è questo il modello d'impresa e di sviluppo che abbiamo in mente perché è quello che da tempo immemorabile ci è stato proposto e raccontato come l'unico possibile, nonché il migliore. Una sorta di sindrome di Tina ("there is no alternative", non c'è alternativa) a livello microeconomico.

Ovviamente non è così, come dimostra ad esempio l'esistenza stessa già del modello cooperativo ma in particolare della cooperazione sociale e dell'impresa sociale, di cui l'Italia si può considerare la patria. Ma tant'è, perché di fatto il concetto tradizionale di impresa profit è ancora quello dominante.

C'è però un altro modello che, da più o meno una decina d'anni, ha iniziato a mettere in discussione il primo. E dal di dentro. Un modello che prende in un certo senso il meglio dell'impresa non profit e dell'impresa for profit, miscelandoli, per dare vita a un nuovo modello. Dove ad essere modificata è proprio la "scatola nera" di cui si parlava, in altre parole il Dna dell'impresa: le ragioni per cui un'impresa nasce, il modo in cui si comporta e vive, le finalità cui primariamente tende.

Stiamo parlando di B Corp, imprese for benefit. Cioè imprese, come dice il nome, che nascono per creare un beneficio a vantaggio della collettività. Che non vuol dire dimenticare la creazione di profitto, essenziale per garantire la sostenibilità economica, bensì inserirla in una prospettiva diversa. Dove insieme al profitto si possono e anzi si devono conseguire altri obiettivi che riguardano la sfera sociale e ambientale, cioè le altre gambe della sostenibilità. Perché tutto si tiene.

Sviluppatesi a partire dalla seconda metà degli anni 2000 negli Stati Uniti, le B Corp si sono diffuse con grande rapidità in tutto il mondo. Seguendo due percorsi, derivanti da un unico ceppo: le imprese certificate B Corp, nate per prime, che dopo aver passato un processo di valutazione e aver ottenuto un punteggio sufficiente possono ricevere appunto la certificazione di B Corp, assegnata dall'ente non profit statunitense B Lab. Il quale ne attesta le elevate performance di sostenibilità sociali e ambientali. E poi le benefit corporation, cioè imprese che giuridicamente nascono o si trasformano da tradizionali a for benefit, inserendo già in statuto il fatto di perseguire con la propria attività obiettivi non solo di profitto ma di impatto sociale positivo sulla collettività. Che va declinato, misurato, rendicontato.

Italia riferimento nel mondo

Considerate l'avanguardia e per certi versi il superamento del movimento che negli ultimi decenni si è aggregato intorno ai principi e concetti della responsabilità sociale d'impresa (Csr) e poi della sostenibilità, le B Corp rappresentano un fenomeno mondiale. Che sta contaminando e trasformando radicalmente il concetto stesso d'impresa. E in questo scenario, Usa a parte, l'Italia sta diventando uno dei Paesi di riferimento a livello mondiale. Com'è risultato evidente da alcuni eventi che hanno avuto luogo di recente nel nostro Paese.

A fine novembre a Bologna le B Corp italiane si sono date appuntamento per "Time to B", il loro summit annuale (di cui si possono rivedere i principali interventi). È stata l'occasione per fare il punto sulla situazione del movimento B Corp italiano, che sta crescendo più che in ogni altro Paese europeo.

La prima B Corp certificata in Italia, Nativa (poi divenuta country partner di B Lab per l'Italia), è del 2012. È stata anche la prima B Corp europea. Da allora in Italia le B Corp sono salite a 85. In Europa le B Corp certificate sono 300 e dopo l'Italia i Paesi europei in cui hanno sviluppato la maggiore presenza sono l'Olanda, con una sessantina, e la Francia, con più di 50. A livello mondiale a staccare tutti sono naturalmente gli Stati Uniti, che viaggiano verso le 1.200 B Corp su un totale ormai vicino alle 2.700, come si può verificare sul sito mondiale delle B Corp e su quello europeo, dove risiede anche la sezione dedicata all'Italia. Delle B Corp fanno parte imprese che rappresentano 150 diversi settori economici e che provengono da 60 Paesi diversi. La forza del movimento internazionale delle B Corp, che si percepiscono come un'autentica comunità aggregatasi intorno ad affinità valoriali di fondo, si può misurare anche da iniziative come quella promossa per il recente G20 di Buenos Aires: le B Corp hanno scritto una lettera aperta ai Governi delle maggiori nazioni del mondo stimolandoli alla costruzione di una nuova economia, fondata naturalmente sulla sostenibilità. Suggerendo fra le altre cose la creazione di un quadro legale per le benefit corporation in tutti i Paesi del G20.

Per l'Italia ora la sfida è non solo mantenere le posizioni raggiunte, ma "scalare", cioè rendere il movimento ancora più ampio in termini quantitativi, pervasivo quanto a capillarità di presenza sul territorio e all'interno dei vari settori economici, soprattutto impattante in termini di capacità di influenzare e trasformare la cultura imprenditoriale. Affinché si diffonda sempre più, cioè, la consapevolezza che l'impresa, il business, può rappresentare una forza molto potente quando viene messa al servizio non dell'arricchimento dei pochi ma del benessere dei molti (il 99% e l'1%, insomma): "Business as a force for good", come recita uno dei motti cari alle B Corp, cioè l'impresa come forza rigeneratrice della società e dell'ambiente. Una posizione anni luce distante, per non dire agli antipodi, di quella che voleva come unico fine dell'impresa la massimizzazione del profitto.

In questa sfida per la scalabilità e la contaminazione culturale, le B Corp italiane potrebbero trovare un grande alleato in una realtà che ha mosso i primi passi a inizio dicembre. In questo caso a Milano, nella sede di Banca Prossima, prima B Corp italiana nel settore del credito, dove è avvenuto il battesimo di AssoBenefit, l'associazione delle Società Benefit (sb) italiane. Eh sì, perché l'Italia ha anche un altro record di cui vantarsi: è stata il primo Paese al mondo, sempre dopo gli Stati Uniti (per la precisione, dopo una trentina di Stati degli Usa), a introdurre il modello B Corp in ordinamento giuridico. Appunto con le sb, che hanno visto la luce con la legge di Stabilità 2016: società che in statuto, oltre al profitto, fissano un obiettivo di impatto sociale. Ora con AssoBenefit le sb, che con le B Corp hanno un rapporto di parentela molto stretto, potranno contare su un soggetto di riferimento che si farà portavoce del loro messaggio e della loro diversità, unendo le forze non solo a livello nazionale. Il che significa che la crescita delle sb, già interessante - in tre anni scarsi sono arrivate a più di 300, sul loro sito di informazione ufficiale si può consultare il registro -, potrà accelerare ancora. Anche perché AssoBenefit nasce su impulso dello stesso primo firmatario della legge che ha introdotto le B Corp, l'onorevole Mauro Del Barba, potendo inoltre contare su nomi illustri sia fra i soci fondatori, sia nel Comitato Scientifico.

C'è da essere orgogliosi del fatto che l'Italia stia mostrando una speciale capacità di alimentare il cambiamento che il movimento delle B Corp intende stimolare. Ma a ben vedere ciò non stupisce più di tanto. La novità di cui le B Corp si fanno portatrici pesca infatti in qualcosa che ha radici molto profonde e uniche in Italia, vale a dire tutta la riflessione e le esperienze dell'economia civile, a partire dalle lezioni di Antonio Genovesi. Che torna prepotentemente d'attualità oggi, in una fase di transizione in cui si è ben consci che occorre abbandonare il vecchio modello ma quello nuovo è ancora di là dall'essere compiutamente definito, per la sua grande capacità di visione: di un altro modello possibile di sviluppo economico e più in generale di società, dove non si appalta tutto quanto alle sole regole del mercato (peraltro clamorosamente, fragorosamente e dolorosamente crollate con la crisi del 2007-08, di cui si pagano ancora le conseguenze). E allora vien da dire: B Corp, «c'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico».​

 

 

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