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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Auto: il virus spinge l’elettrica

Auto: il virus spinge l’elettrica

Technology

Il processo di elettrificazione subirà sicuramente un rallentamento nel breve termine, ma con il ritorno alla normalità le vetture alla spina potrebbero ricevere una spinta decisiva.

​​​​​La pandemia di coronavirus ha determinato una crisi drammatica per il settore automobilistico e creato i presupposti per un rallentamento di quel processo di elettrificazione fino a poco tempo fa considerato inevitabile. Lo è ancora ma l'emergenza sanitaria ha scompaginato l'intero ambiente operativo al punto che il post-Covid potrebbe trasformarsi in una spinta decisiva per una maggior diffusione dei veicoli a batteria. Il condizionale è d'obbligo ma già oggi stanno emergendo segnali incontrovertibili: nel medio termine non è esclusa quell'accelerazione tanto attesa quanto ancora lontana dal concretizzarsi.

Di sicuro nel breve termine il rallentamento degli investimenti e della diffusione delle elettriche è ovvio: i costruttori sono oggi costretti a rinviare investimenti e programmi di sviluppo a causa delle conseguenze finanziarie della pandemia. Eppure se si guarda al medio termine la questione è ben più complessa e qualcuno ha già subodorato la direzione del vento. Quel qualcuno è la Borsa o meglio quegli investitori finanziari che ragionano con un'ottica di lungo termine. Negli ultimi mesi due società sono diventate delle superstar di Wall Street. Una di queste è un sinonimo di auto elettrica: è la Tesla. L'altra è la Nikola Motor: una realtà che si è prefissata di rivoluzionare il mondo dei trasporti facendo leva, innanzitutto, sulle potenzialità dell'idrogeno. Ebbene, la Casa californiana è ormai la realtà automobilistica di maggior valore al mondo mentre la startup guidata da Trevor Milton è riuscita a guadagnare a poco più di un mese dal debutto ben il 60% nonostante non abbia ricavi o utili da mostrare al mercato ma solo progetti di sviluppo. Entrambi i casi non dimostrano altro che un rinnovato interesse degli investitori per il mondo dell'auto del futuro dopo un periodo non certo roseo per chiunque parlasse di vetture a batteria o simili. Basti pensare al flop della Dyson, incapace di trovare le risorse per il suo sbarco nel mondo dell'auto alla spina, oppure alle decine di startup cinesi miseramente sparite dalla circolazione.

Ora, invece, i fari del mercato sono tornati a riaccendersi su chi pensa, progetta e produce i mezzi del futuro nonostante i numeri siano ancora ben lontani da quelli del mercato delle auto tradizionali. Certo i tassi di crescita sono ormai a doppia se non tripla cifra da diversi mesi, ma le elettriche rimangono inchiodate a quote di mercato ancora da settore di nicchia: tra l'1 e il 2%. Bastino i dati della sola Unione Europea forniti dall'associazione dei costruttori Acea: nel 2019 le immatricolazioni di auto elettriche sono cresciute del 93,2% in un mercato sostanzialmente stabile ma la loro quota è di poco meno il 2% e arriva al 3% solo grazie alle ibride plug-in. Ben diversa la situazione delle sole ibride, che ormai sono a quasi il 6% del mercato e pertanto rafforzano le strategie dei costruttori sempre più incentrate su un'ibridazione leggera dei motori come miglior percorso nella fase di transizione verso l'elettrificazione vera e propria. Allargando lo sguardo al mondo i numeri non cambiano più di tanto. Secondo i dati dell'Agenzia Internazionale dell'Agenzia, nel 2019 le vendite di elettriche hanno raggiunto i 2,1 milioni di unità, il 2,6% dei volumi totali, e ora il relativo parco circolante conta 7,2 milioni di mezzi, circa l'1% del dato complessivo. I numeri, tra l'altro concentrati per la massima parte in Cina, danno quindi un quadro della situazione non esaltante.

Perché, allora, gli investitori sono tornati a guardare all'elettrico con rinnovato ottimismo? La risposta non è di certo semplice. Sono in molti a pensare che la crisi del coronavirus possa rappresentare una svolta per ripensare il funzionamento della società e per modificare paradigmi sociali ed economici che si stanno rivelando fallimentari per l'umanità. Nei prossimi anni gli Stati e le organizzazioni sovranazionali non faranno altro che imprimere un colpo di acceleratore a politiche sempre più rispettose dell'ambiente e della natura. Ed è in questo contesto che va letto l'interesse degli investitori. Sta, in sostanza, aumentando la convinzione che le istituzioni punteranno sempre di più sui veicoli elettrici per raggiungere gli obiettivi di decarbornizzazione della società.

Del resto basta guardare a Francia, Germania o Spagna per capire quale svolta intendano imprimere ai loro settori automobilistici i rispettivi governi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha stanziato ben 8 miliardi di euro per rilanciare il comparto automotive transalpino e soprattutto per rendere la Francia "il paese leader in Europa" nella produzione di veicoli elettrici. Per raggiungere un traguardo del genere sono state varate misure ad ampio spettro: incentivi per le elettriche e le reti di ricarica, formazione dei lavoratori, agevolazioni per il re-shoring di attività produttive, programmi per l'ammodernamento degli impianti e via discorrendo. La Germania non è stata da meno: ha aumentato gli incentivi per l'acquisto di elettriche, introdotto un regime fiscale favorevole e varato un piano di capillare infrastrutturazione del territorio. La Spagna, infine, ha messo sul piatto 3,75 ​miliardi per rilanciare il settore sempre in un'ottica "green" e l'Italia, per quanto con risorse molto più limitate e senza una strategia onnicomprensiva come i suoi partner europei, ha aumentato l'eco-bonus per i veicoli a zero o basse emissioni. Il tutto senza considerare gli impegni e i propositi del Recovery Fund deliberato dalla Commissione Europea.

In poche parole si conferma quanto ormai si va dicendo da anni: la spinta per un futuro dell'auto sempre più elettrico e rispettoso dell'ambiente non potrà che arrivare dalle istituzioni nazionali e sovranazionali e dal progresso tecnologico. Un futuro, è bene metterlo in chiaro, non certo prossimo visto che la crisi economica ha posto, d'altra parte, le basi per un rallentamento degli investimenti e delle strategie di elettrificazione. Non a caso i costruttori, alle prese con le conseguenze del lockdown, hanno chiesto a Bruxelles una moratoria sui limiti alle emissioni perché al momento non è per nulla immaginabile investire sulle nuove motorizzazioni con un mercato praticamente azzerato. Un futuro non certo prossimo, ma comunque neanche remoto: sono in molti a pensare che la svolta sia ormai dietro l'angolo e che il coronavirus possa rappresentare il colpo di acceleratore per un futuro delle quattro ruote incentrato su quattro direttrici interconnesse: elettrificazione, connessione, condivisione e automazione


 

 

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