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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Animali strani ma utili

Animali strani ma utili

Well Being

Non sono poche le specie considerate fastidiose o peggio dannose che invece potranno rivestire un valore inestimabile per la nostra salute. Ce ne parlano gli scienziati del Cnr.

​La prossima volta che scaccerete via infastiditi un insetto molesto lamentandovi della sua presenza e del suo persistente ronzare attorno alle vostre orecchie, o che maledirete il giorno in cui avrete deciso di fare una nuotata in una caletta dalle acque trasparenti in cui, vostro malgrado, avete avuto un incontro ravvicinato con una medusa, sappiate che proprio questi esseri viventi un giorno potrebbero contribuire a rendere la vostra vita migliore.

Ne sono convinti i ricercatori del Cnr che stanno portando avanti un progetto di studio incentrato proprio su alcune specie di meduse molto diffuse nel Mediterraneo la cui presenza si sta facendo sempre più invasiva, forse anche a causa del surriscaldamento delle nostre acque. Secondo Antonella Leone, scienziata dell'Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (Cnr-Ispa) e partner del progetto di ricerca GoJelly finanziato dall'Unione europea con sei milioni di euro, questi esseri viventi, da semplice problema per la balneazione, potrebbero diventare una risorsa alimentare, come accade da secoli in Asia: «La nostra attività ha messo in evidenza che non soltanto le specie asiatiche possono essere utilizzate come un alimento ma anche alcune molto diffuse lungo le nostre coste. È il caso della Rhizostoma pulmo, o polmone di mare e della Cotylorhiza tuberculata anche nota come cassiopea mediterranea. È stato rilevato come questa medusa ospiti microalghe ricchissime di acidi grassi omega 3 e omega 6 ma anche altre sostanze che stiamo identificando e che sembrano possedere attività citotossiche nei confronti di cellule di adenocarcinoma mammario. Inoltre, il collagene che nelle meduse è molto abbondante, vanta attività antiossidante superiore a quella del collagene bovino».

«In questo momento nei nostri laboratori – continua Leone - stiamo allestendo una serie di colture cellulari per saggiare anche l'attività antinfiammatoria di alcuni composti presenti nelle meduse, una proprietà che potrebbe essere alla base delle virtù curative riconosciute da secoli nella farmacopea cinese. Parallelamente stiamo lavorando all'ideazione di un processo alimentare che utilizzi la biomassa di meduse, sempre più abbondante nelle nostre acque, con un processo diverso rispetto a quello tradizionale cinese. Fino a ora, infatti, l'unico procedimento esistente per rendere commestibili le meduse fa uso di sale e allume: quest'ultima sostanza, però, risulta molto tossica e secondo alcuni studi potrebbe essere correlata allo sviluppo di gravi patologie come l'Alzheimer. Siamo in una fase avanzata, tanto che, come Cnr, abbiamo di recente depositato un brevetto per questo nuovo processo, che porterebbe a un prodotto di medusa "western style".  Sono state anche avviate attività di trasferimento delle conoscenze a un partner industriale, un'azienda alimentare di Ostuni, la Sanpietro s.c.a., anch'essa partner del progetto GoJelly, specializzata nella lavorazione di prodotti vegetali. La nostra idea, infatti, è quella di adottare sistemi di disidratazione simili a quelli usati per i vegetali».

Nei laboratori del Cnr, in sostanza, si sta cercando di fornire solide basi scientifiche a qualcosa che i cinesi conoscono da millenni, ovvero le numerose qualità di questo animale planctonico, ingrediente molto presente non solo nella tradizione culinaria ma anche nella farmacopea del paese asiatico.

«Le meduse – conclude Leone - sono ancora considerate novel food, ovvero dei nuovi alimenti disciplinati dalla legislazione comunitaria con il Regolamento (EU) 2015/2283 e i nostri studi potranno servire a completare i dossier di chi ne chiederà la commercializzazione. Vorrei anche accennare al lavoro degli altri partner del progetto GoJelly che si propongono di utilizzare le meduse come mangime per acquacoltura (Portogallo), come fertilizzante (Germania) e il loro muco come filtri per microplastiche (Slovenia e Israele)».

Dal mare alla terra, e all'aria, il passo è breve. Un altro giovane scienziato, Francesco Gai, anche lui ricercatore dell'Ispa Cnr, dal 2012 si occupa di sperimentazioni che puntano a produrre farine per mangimi dagli insetti. «Queste creature, dal punto di vista scientifico, rappresentano una fonte ricchissima di biomolecole: le proteine possono essere utilizzate per realizzare mangimi, la chitina dell'esoscheletro come additivo alimentare di tipo nutraceutico o come bioplastica, i lipidi invece hanno una funzione antibatterica naturale. Si pensi alla mosca soldato, ricchissima di acido laurico che ha proprio un effetto di questo tipo.

La nostra attività di ricerca si è concentrata in particolare sul filone dell'alimentazione animale al quale stiamo lavorando dal 2012 collaborando sia con scienziati stranieri sia con aziende francesi e tedesche che producono farina di insetto. Dall'1 luglio del 2017 l'Ue le ha infatti ritenute sicure per poter essere utilizzate in acquacoltura mentre a breve si attende la loro autorizzazione nell'allevamento avicolo e dei suini con evidenti benefici sul fronte ambientale. Gli insetti, infatti, data la loro ridotta impronta ecologica, sono più sostenibili rispetto alle coltivazioni di soia».

Ma gli insetti possono rappresentare anche una fonte di cibo importante per un pianeta sovrappopolato e dalle risorse limitate. Di fatto sono numerosissimi i Paesi che li inseriscono quotidianamente nella loro dieta e nel mondo sono circa due miliardi le persone che se ne cibano. In Europa la Svizzera è stata la prima nazione a concedere le autorizzazioni per la commercializzazione di prodotti a base di insetti. In Olanda si realizzano e vendono barrette di insetti e questi sono usati anche in cucina. Il Paese europeo che ne consuma di più è invece il Belgio.

Chi proprio non ce la fa a vedere gli insetti come un'alternativa a un piatto fumante di pasta asciutta, sappia che se potrà continuare a gustare della buona frutta probabilmente dovrà ringraziare un esserino volante particolarmente molesto, la vespa samurai. La Trissolcus japonicus, questo il suo nome scientifico, è infatti acerrimo nemico della cimice asiatica che sta devastando la produzione agricola di molte regioni del Nord Italia, provocando, secondo Coldiretti, un danno complessivo di circa 250 milioni di euro (senza considerare le ricadute sul settore industriale). Adesso, sulla base di un decreto del luglio 2019 che ha sancito la possibilità di immettere sul territorio italiano specie e popolazioni non autoctone capaci di contrastare la diffusione di insetti alieni, la vespa samurai sarà chiamate a difendere come un vero e proprio "soldatino" volante mele, pere, kiwi e nocciole.

 

 

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