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 Torino diventa hub dell’auto robot

Technology

 La capitale italiana delle quattro ruote vara un progetto per la sperimentazione dei veicoli senza conducente ed esplora nuove opportunità di rinascita legate alla sua storia industriale.

Probabilmente sono ben pochi gli italiani che possono rispondere positivamente alla domanda se abbiano mai visto un'auto a guida autonoma. Forse può farlo qualche tecnico o ingegnere del gruppo Fca oppure un cittadino di Parma fortunato nel vedere uno dei veicoli del progetto lanciato anni fa dalla VisLab, oggi sotto il controllo della statunitense Albarella. Ancor più fortunato potrebbe essere stato un qualsiasi turista in viaggio in America, magari dalle parti di San Francisco o di Phoenix dove le strade sono state già aperte a programmi di sperimentazione e sviluppo delle auto del futuro.

Tra qualche mese ancor più fortunati nel poter assaggiare questo futuro saranno i torinesi grazie a un progetto di ampio respiro con cui la loro città, da sempre considerata, insieme a Detroit o Wolfsburg, una delle capitali dell'auto mondiali, si propone di entrare a pieno titolo nella mobilità del futuro. Del resto, la storia del capoluogo piemontese è strettamente legata alle quattro ruote e non solo per aver dato i natali alla Fiat o alla Lancia ma anche per essere sede di industrie di componentistica o grandi carrozzieri come Pininfarina o centri di ricerca avanzati di gruppi del calibro anche di General Motors. Spesso si è legato il declino o il successo di Torino all'andamento della Fiat ma al contempo la stessa Torino è riuscita anche a differenziarsi dalla sua creatura più famosa al mondo cercando e sviluppando nuove opportunità. Le Olimpiadi del 2006 hanno per esempio acceso un faro su prospettive turistiche mai del tutto sostenute nonostante le decine e decine di punti di interesse culturali e storici: dal Museo Egizio alla Mole Antonelliana, dalla casina di caccia di Stupinigi, dal Palazzo Reale alla Reggia di Venaria, dal Parco del Valentino alla Cappella della Sindone solo per citarne alcuni.

Torino rimane comunque indissolubilmente legata alle quattro ruote nell'immaginario collettivo. E ora la stessa Torino cerca di cavalcare l'onda delle nuove tecnologie per entrare in una nuova fase di sviluppo sempre legata all'auto. E lo fa partendo da uno dei luoghi storici dell'automobile, anzi la fabbrica automobilistica per eccellenza, almeno per tutti gli italiani: lo stabilimento di Mirafiori, un tempo capace di ospitare decine di catene di montaggio con migliaia e migliaia di lavoratori impegnati a sfornare auto che hanno fatto la storia dell'Italia diventando il simbolo, per esempio, del miracolo economico.

Oggi Mirafiori è invece l'emblema di una fase di post-industrializzazione tra le più negative al punto da essere per la maggior parte abbandonato e non solo per la scelta della Fiat, soprattutto a partire dagli anni '70, di concentrare le sue attività nel Mezzogiorno, ma anche per l'esternalizzazione di molte produzioni presso componentisti e ditte esterne. Gli 80 mila lavoratori di una volta sono oggi poco più di 5 mila e i grandi capannoni sono per lo più deserti. Tuttavia non manca ora la speranza di vedere ancora circolare auto per viali e piazzole un tempo affollati di veicoli e camion. Si tratterà, però, di ben altre auto. Saranno dei robot testati nel quadro di una serie di iniziative legate a Torino City Lab, una piattaforma definita come un "laboratorio urbano di innovazione di frontiera" dal Comune di Torino perché riguarda non solo veicoli a guida autonoma e connessi ma anche droni, soluzioni di intelligenza artificiale e sistemi di robotica.

L'obiettivo è testare le auto senza conducenti prima in un'area bene delimitata nella zona sud di Mirafiori e in particolare intorno agli stabilimenti di Fca e nell'area oggi in mano di TNE-Torino Nuova Economia, la società di Comune e Regione che ha acquistato parti in disuso del grande stabilimento 13 anni fa, nel pieno della crisi dell'allora Fiat. Lungo un tracciato senza traffico, le vetture saranno sperimentate con l'utilizzo di tutta una serie di tecnologie messe a disposizione dai vari partner dell'iniziativa. È già stato individuato un percorso di 35 chilometri che unisce diverse aree rilevanti del territorio urbano: la Città della Salute, il Politecnico, il Lingotto, il Palazzo di Giustizia, le stazioni di Porta Susa e Porta Nuova e ovviamente fabbriche come, appunto, Mirafiori. In campo tra le aziende automobilistiche che hanno risposto al bando pubblicato dal ministero dei Trasporti ci sono ovviamente Fca e la Magneti Marelli, ma anche General Motors, la Italdesign del gruppo Volkswagen e la Mercedes. Ne sono partner anche l'Università e il Politecnico di Torino, l'azienda di trasporti locale Gtt, la Telecom e l'Intel, la UnipolSai del Gruppo Unipol e associazioni come l'Unione Industriali e quella del settore auto Anfia. In un secondo momento i test saranno effettuati, come oggi già avviene in California o in Arizona, sulle strade normali anche se inizialmente di notte o nei giorni festivi, su percorsi ben delimitati e caratterizzati da avvisi per pedoni e automobilisti e con l'assistenza dei vigili urbani. Dopo di che si passerà al traffico libero.

L'intero progetto, partito da pochi giorni con le prime sperimentazioni ma con i consueti ritardi legati alla burocrazia italiana, consentirà alle aziende di testare le auto-robot in condizioni reali e in un contesto completamente diverso da quello statunitense contraddistinto da strade decisamente più larghe e scorrevoli e con un ambiente urbano del tutto diverso. Per avviare i test è stato firmato un protocollo tra il Comune di Torino e il Ministero dei Traporti che ha successivamente pubblicato il bando che ha attirato l'interesse di numerosi stakeholder locali e non solo e ha rappresentato la base per dare forma a un vero e proprio ecosistema tra aziende automobilistiche, centri di ricerca e istituzioni.

L'iniziativa nasce dal decreto Smart Road del Ministero dei Trasporti per migliorare la rete stradale nazionale attraverso una graduale trasformazione digitalizzazione ed è in parallelo con un altro progetto che vede Torino candidarsi per diventare uno dei poli europei dell'innovazione nel campo della mobilità urbana. Si tratta del progetto Knowledge Innovation Community U-Move, una proposta di finanziamento presentata allo European Institute of Technology per creare un ecosistema in grado di sviluppare, sperimentare e implementare in ambiente reale soluzioni di mobilità urbana volte a migliorare la vita degli utenti e la gestione del territorio. Anche in questo caso, promosso dal Politecnico di Torino con il coordinamento affidato a Ezio Spessa, docente del dipartimento di Ingegneria meccanica e dell'autoveicolo ed esperto di sistemi di motopropulsione, vede diversi partner di rilievo in campo anche non di Torino: il Politecnico di Milano, l'Università degli Studi di Genova, il Centre for Research and Technology Hellas - CERTH (Grecia), l'Eni, il Centro Ricerche Fiat, le Ferrovie dello Stato Italiane, l'Iveco, la Tim, le Regioni Piemonte e Liguria e le Città di Torino, Genova e Trento. L'obiettivo è candidare Torino ad un ruolo di riferimento all'interno di una rete europea di poli urbani innovativi per raccogliere e coordinare le migliori soluzioni per la mobilità urbana. 

«Penso che queste iniziative servano a città come Torino perché consentono a diversi operatori a lavorare su progetti complessi con un approccio sistemico», afferma Spessa. «L'elemento qualificante è che su questi temi il Politecnico, il Comune e gli stakeholder hanno lavorato a 4 mani». Nel complesso, secondo il docente, Torino si sta giocando una carta importante per «riaffermare la sua centralità come trendsetter del settore automobilistico. L'obiettivo è ovviamente ambizioso e complesso: se tutti i pezzi del puzzle vanno a posto, credo ci sia l'opportunità di presentare la città come un polo di innovazione all'interno di una piattaforma internazionale e multidisciplinare con possibili collegamenti anche con gli Stati Uniti». Quegli Stati Uniti dove Torino è diventata famosa per aver dato i natali a quella Fiat che, con l'acquisto della Chrysler, ha salvato una parte della storia di Detroit.

Il capoluogo piemontese si è così data l'ambizione di diventare una capitale della mobilità del futuro senza disperdere la sua storia di capitale italiana dell'auto e con benefici per un sistema Italia ormai sempre più fanalino di coda nel mondo dell'Automotive. Secondo l'ultimo Automotive Disruption Radar della società di consulenza Roland Berger, l'Italia si piazza al penultimo posto in una classifica di 14 Paesi (Belgio, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Olanda, Regno Unito, Russia, Singapore, Stati Uniti e Svezia) nello sviluppo delle nuove forme di mobilità a causa, per esempio, della «peggior infrastruttura pubblica di tutta Europa" per la ricarica dei veicoli elettrici o l'assenza di un quadro normativo "in linea con la rivoluzione tecnologica in atto» nonostante il decreto Smart Road. Eppure, non mancano punti di forza, a partite dall'interesse dei consumatori e dalla presenza di una filiera automotive all'avanguardia, ma la Roland Berger segnala la necessità di imprimere una svolta. «Occorre - spiega Andrea Marinoni, senior partner della Roland Berger.  - che il Paese si doti di una vera politica industriale sulla mobilità del futuro, incoraggiando la realizzazione di un ecosistema che esalti la qualità delle nostre imprese e accelerando l'innovazione a partire dagli investimenti».

In tal senso, aggiunge Marinoni parlando con Changes, il «Torino City Lab potrebbe confermare la fattibilità di soluzioni tecnologiche scalabili sulla mobilità del futuro e sulla smart city, contagiando altre aree urbane e contribuendo a ridurre il ritardo del nostro paese confermato dai risultati della quarta edizione dello studio Automotive Disruption Radar di Roland Berger appena pubblicato. Molte città del mondo sono già da tempo veri e propri laboratori per sperimentare tecnologie in rapido sviluppo sui nuovi modelli di mobilità, con particolare riferimento alla guida autonoma che entrerà presto nella consuetudine delle opzioni di trasporto». Dunque Torino rappresenta per l'Italia l'opportunità di non perdere un'altra occasione di sviluppo. Come in passato la città piemontese torna a dettare la linea, almeno in campo automobilistico.​

 

 

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