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 Repubblica digitale cercasi

Technology

 L’Estonia è stato il primo Paese a offrire la possibilità di aprire una residenza digitale. E l’Italia, dopo Finlandia e Russia, è il terzo Paese da cui arriva il maggior numero di richieste.

​​​​​L'Estonia ha 1,4 milioni di abitanti e, da dieci anni, è diventato un laboratorio a cielo aperto all'interno della Unione europea di quello che sarà la società digitale del prossimo futuro. Un nuovo modo di pensare e agire per i cittadini e per le imprese. E non è un caso che nella capitale Tallinn siano già avanzatissimi i test sulle auto senza pilota, e ci si prepari, a breve, alla legalizzazione dei test di livello 5, quelli, per intenderci, con le auto che partono per conto loro.

La digitalizzazione spinta significa, molto in sintesi, che in Estonia è necessario effettuare un login per compiere quasi tutte le operazioni, seguendo la politica del "una sola volta", nel senso che nessuna informazione deve essere inserita due volte nel sistema unico digitale (si pensi, invece, a quante volte inseriamo gli stessi dati per le varie operazioni digitali qui in Italia), sistema composto però non da un unico server, ma da tantissimi server individuali, nella logica della blockchain.

Si vota dal laptop, si pagano le tasse in due minuti (il 96,3% delle persone fa la dichiarazione dei redditi via web), si apre o si chiude una società in 18 minuti compiendo tutti gli atti online e pure da fuori i confini, il 99,6% delle transazioni bancarie è elettronico. 

I cittadini estoni hanno una carta ID con due codici personali: uno è il classico Pin, l'altro emette la firma digitale. Attraverso quella card si accede ai dati anagrafici, il numero di telefono, l'indirizzo mail, le proprietà, le informazioni sanitarie, lavorative, l'istruzione, la posizione col fisco, le assicurazioni stipulate, se possiedi o meno un gatto, la situazione vaccini. Tutte queste informazioni, però, per questioni di sicurezza e di privacy, non sono su un unico server: c'è quello del tuo dentista, della tua banca, della tua scuola (i tuoi professori, per esempio, possono accedere alla tua storia scolastica, ma non a quella finanziaria).

Il modello estone, perciò, punta alla trasparenza assoluta e, di fatto, quasi annulla tutti i passaggi burocratici. E questo può essere un grande vantaggio soprattutto per le imprese che vogliano aprire sedi in una nazione al primo posto della classifica Ocse per competitività del sistema fiscale, al primo posto del World economic forum (Wef) quanto ad ambiente favorevole all'impresa, al primo posto della classifica della Commissione europea per l'indice di economia e società digitale.

Peraltro l'Estonia ha lanciato dal 2014 il programma di e-residency, che consente a cittadini stranieri di diventare residenti elettronici in Estonia, con tutte le facilitazioni conseguenti e senza mai mettere piede fisicamente in Estonia. L'Italia, dopo Finlandia e Russia, è il terzo paese da cui arriva il maggior numero di richieste per l'e-residency in Estonia. Basta compilare un form su e.resident.gov.ee, e poi fare un passaggio fisico all'ambasciata o al consolato estone per lasciare le proprie impronte digitali.

Grazie alla e-residency si può aprire un'azienda in Estonia (nazione a bassa pressione fiscale, con una flat tax al 20%) direttamente dall'Italia e gestirla da qui (perché attraverso la firma digitale legata alla e-residency sono per esempio valide tutte le decisioni di un consiglio di amministrazione anche se i consiglieri sono cittadini residenti in paesi molto lontani e non metteranno mai piede in Estonia); si può aprire un'azienda in Estonia da un paese straniero qualunque e gestirla da lì, pur avendo la cittadinanza italiana; si può aprire un'azienda in Italia e commerciare con facilità con l'Estonia, grazie alle garanzie sul commercio on-line offerte dalla e-residency; è possibile trasferirsi all'estero e lavorare per un'azienda italiana, usando i servizi offerti dall'e-residency per autenticare documenti o farsi accreditare i compensi all'estero, grazie a servizi bancari on-line.

I nuovi e-resident in Estonia (oltre 28 mila, contro gli appena 200 del programma italiano Start up visa), sono quasi tutti imprenditori. Di questi, come detto, molti sono italiani, «ma non dobbiamo pensare che questo fenomeno abbia a che fare con una qualche forma di elusione delle tasse», ha spiegato Giuseppe Antonio Ciro Barranco di Valdivieso, dottore commercialista e console dell'Estonia a Milano, «perché la card non dà una vera residenza civica o fiscale. Serve soprattutto per la firma digitale, per gestire da remoto una serie di incombenze: un conto corrente (in euro, dollari, o sterline, ndr), atti notarili, procure, una società. Certo, la flat tax è molto bassa e la burocrazia è quasi nulla. L'Estonia è a tutti gli effetti un laboratorio, è leader dei paesi baltici, è una bella finestra sui mercati della Russia e della Cina, ha un grande mercato crocieristico (nel porto di Tallinn, ndr), termale, ed è ai vertici nella produzione delle casette di legno prefabbricate e molto avanzate tecnologicamente».

Poi la e-residency ha in sé anche qualcosa di piuttosto poetico e filosofico: non sono molti gli anni di storia dell'umanità in cui ci sono confini così precisi e nazionalità così nette. La popolazione mondiale è molto limitata nelle sue opportunità rispetto ai confini geografici, rispetto al fatto di essere nato qui o lì. Con una allocazione randomica che determina le vite di tutti più di ogni altro singolo fattore. Ma le cose, come spiegano le autorità estoni, stanno cambiando: «Sei uno scrittore freelance in Ucraina e hai bisogno di ricevere pagamenti internazionali? La e-residency fa al caso tuo. Vuoi lanciare una start up in India e ti serve accedere a capitali oltre confine per aiutare l'internazionalizzazione della azienda? Ancora e-residency, che può servire se hai una azienda fuori dalla Ue ma vorresti entrare nel più grande mercato unico al mondo. Oppure se hai una azienda digitale e la vuoi spostare da una nazione all'altra».

Si parla soprattutto a programmatori, blogger, designer, imprenditori di e-commerce, gente che viaggia molto ma che ha bisogno di una società per inviare fatture ai clienti o per registrarsi come venditori su Amazon. C'è, insomma, una visione di nazioni senza frontiere e di tutti cittadini del mondo. E mentre molti Paesi mandano via le persone, l'Estonia, invece, la cerca, la spinge dentro l'Estonia. Certo, c'è il tornaconto. Con la digitalizzazione, infatti, l'Estonia ha risparmiato il 2% del Pil. Esattamente lo stesso importo che il Paese ha pagato per entrare nella Nato e avere una protezione militare contro la tanto odiata Russia. Che nel 2007 lanciò un feroce cyberattacco contro l'Estonia, determinando la radicale svolta digitale del paese baltico.

 

 

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