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 A Natale donazioni in Bitcoin

Technology

 Il sistema è basato su un registro digitale, in cui operazioni come l'atto di compravendita di una casa, o i pagamenti tra privati, passano al vaglio di operatori che ne garantiscono l'autenticità. Così la criptovaluta esce dalla pura speculazione.

​Raccolte fondi milionarie, quotazioni stellari, investimenti a sei zeri. Si scrive bitcoin e si legge speculazione. Non c’è più traccia della moneta virtuale sognata da Satoshi Nakamoto. Nel libro bianco dell’ignoto estensore del progetto originale, le criptovalute avrebbero dovuto sostituire le valute di scambio tradizionali, introducendo efficienza e trasparenza nelle transazioni. Eppure oggi non si parla quasi più di acquistare beni e servizi in Bitcoin, Ether, o Monero. La rapida ascesa del valore assegnato al Bitcoin, al contrario, potrebbe rappresentare la condanna alla stabilità necessaria per affermarsi come moneta di scambio nelle transazioni. Da potenziale sostituto di euro e dollari nell’acquisto di beni e servizi, il Bitcoin sembra essersi trasformato in puro strumento speculativo e d’investimento. Del resto circa il 40% dei bitcoin sarebbe detenuto da circa 1.000 utenti (stima AQR). Eppure dalla finanza alla beneficienza il passo potrebbe essere più breve del previsto.

Le donazioni si sono ormai affermate tra le applicazioni più usate negli scambi tra le 1.400 criptovalute in circolazione. Merito della blockchain, la tecnologia alla base delle transazioni in criptovaluta come quelle in bitcoin. Il sistema è basato su un registro digitale, in cui operazioni come l'atto di compravendita di una casa, o i pagamenti tra privati, passano al vaglio di molteplici operatori che ne garantiscono l'autenticità. Gli operatori (blocchi) della catena (chain) sono persone fisiche che si impegnano a registrare materialmente sul registro digitale le singole transazioni, ricevendo in cambio un corrispettivo in moneta virtuale. E la blockchain sta diventando il punto di riferimento anche per le campagne di raccolta fondi da destinare alla beneficienza. La scommessa è che ricorrendo al registro pubblico reso disponibile dalla blockchain, e rendendo visibili i flussi di denaro, andrebbero in soffitta inefficienze, opacità, ritardi nella distribuzione e mala amministrazione delle donazioni di privati e organizzazioni umanitarie.

La gestione del post-terremoto dell’Aquila, ad esempio, ha impresso una spinta decisiva alla genesi dell’idea di Helperbit. La startup italiana offre la possibilità di donare ad ONG ed enti coinvolti nella gestione di una calamità naturale, monitorando i flussi economici e tracciando il percorso della donazione. Il servizio può essere utilizzato anche da organizzazioni no profit per campagne di raccolta fondi solidali, ma gli stessi utenti registrati possono beneficiare di donazioni dirette, previa verifica della loro identità, qualora risultino colpiti da calamità naturale. Le transazioni avvengono su blockchain, ma sono state integrate anche carte di credito e debito per le valute tradizionali. Completando una donazione in criptovaluta, però, l’intera somma arriva direttamente al beneficiario, mentre i cambi in valuta locale conservano costi di conversione non trascurabili e possono interrompere la catena della trasparenza. A dicembre 2016, dopo il terremoto nel centro Italia, Helperbit ha iniziato una collaborazione con Legambiente, raccogliendo 150 donazioni e 9,5 bitcoin, nell’ambito del primo caso di studio al mondo sulla trasparenza delle donazioni certificata tramite blockchain.

L’emergenza umanitaria generata dalla guerra civile in Siria, invece, ha spinto l’hacker Amir Taaki a deporre l’AK-47 imbracciato per combattere l’ISIS e a scommettere sulla blockchain. Già conosciuto nell’ambiente londinese per le qualità di scrittura del codice informatico, Amir Taaki ha lanciato un nuovo progetto che punta a convertire l’intera regione del nord della Siria in un’economia basata sullo scambio di bitcoin. Implementare gli scambi in criptovaluta favorirebbe il collegamento tra l’ecosistema digitale mondiale e la debole economia siriana, provata dal combinato disposto dell’alta inflazione della lira locale e dagli embarghi imposti alla regione. Del resto l’emergenza umanitaria in Siria potrebbe rappresentare un concreto banco di prova per il sistema di transazioni basato su blockchain, monitorando i flussi economici e tracciando il percorso delle donazioni.

Ne sono convinti alle Nazioni Unite, i cui funzionari hanno comunicato qualche settimana fa di aver portato a termine il primo invio di risorse umanitarie ai rifugiati, utilizzando la piattaforma ethereum su blockchain. Il progetto sviluppato nell’ambito del World Food Programme dell’ONU era destinato a 10 mila siriani, per rilasciare ai rifugiati buoni sconto tracciabili e spendibili sul territorio. «Abbiamo verificato che tutti i fondi ricevuti dai rifugiati e donati dal World Food Programme sono stati effettivamente usati per acquistare beni come olio, pasta e lenticchie», ha confermato Alexandra Alden, consulente WFP. Nei prossimi mesi il progetto dovrebbe riguardare circa 100 mila rifugiati nell’area mediorientale, ed è stato reso operativo direttamente dal co-fondatore di ethereum Gavin Wood.

Il mercato di riferimento della startup Humaniq, prossima allo sbarco nel nostro Paese, è rappresentato invece dagli oltre 2,5 miliardi di persone nel mondo che non hanno un conto in banca. La startup ha sviluppato una piattaforma basata su blockchain per favorire l’inclusione finanziaria, coinvolgendo ambasciatori in Sierra Leone, Afghanistan, Botswana, Pakistan e Indonesia, incaricandoli di stimolare l’accesso ai servizi finanziari per cittadini che spesso vivono al di sotto della soglia di povertà. Un sistema di trasferimento dei fondi destinati alle popolazioni più povere del mondo, basato su un registro pubblico delle transazioni come quello garantito dalla blockchain, potrebbe generare maggiore fiducia nei donatori e favorire l’accertamento delle spese operate dai beneficiari.

Peraltro il combinato disposto tra la tecnologia blockchain e le soluzioni abilitate come lo stesso ecosistema delle criptovalute, sta creando una domanda di nuove professionalità del settore, a cui potrebbe essere chiamato a far fronte il sistema formativo. «Per comprendere bitcoin e simili sono necessari elementi di crittografia, sistemi distribuiti, teoria dei giochi, teoria monetaria ed economica. La necessità è quella di professionalità eccellenti in almeno una di quelle aree, ma che abbiano una buona comprensione d’insieme», ragiona Ferdinando Ametrano, che insegna “Bitcoin and Blockchain Technology” al Politecnico di Milano.

«Le figure preponderanti nel prossimo futuro saranno quelle multidisciplinari: ingegneri software con gli "stereoidi", con esperienze nell'economia reale e che vivano la vita concreta di tutti i giorni. Gli Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini del terzo millennio. Saranno queste le persone che riusciranno a perfezionare le attuali valute virtuali e le loro applicazioni nell'uso quotidiano, o addirittura a crearne di migliori», conferma a Changes Unipol Vincenzo Di Nicola, co-fondatore del portafoglio digitale Conio assieme a Christian Miccoli. Nel Pantheon delle criptovalute, Satoshi dovrà probabilmente far spazio a nuovi ambasciatori delle monete virtuali.

 

 

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