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 Bitcoin: chi fa affari con le ICO

Technology

 Cosa c’è dietro le offerte di moneta iniziale che permettono alle aziende specializzate in criptovalute di raccogliere fondi senza vendere azioni sul mercato tradizionale. Changes Unipol ne parla con Ferdinando Ametrano, docente al Politecnico di Milano.

​​​Wall Street, autunno 2008. Mentre deflagra la crisi finanziaria, Satoshi Nakamoto pubblica Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System. A dieci anni di distanza dalla diffusione del libro bianco del bitcoin, gli unici capisaldi sopravvissuti sembrano il mistero sull'identità di Nakamoto e il boom del valore riconosciuto all'intuizione dei fondatori. Nel momento in cui scriviamo, il prezzo di un bitcoin sfiora i 12 mila dollari, dopo aver sfondato il muro dei 19 mila dollari soltanto il mese scorso. Il valore complessivo della criptovaluta per eccellenza ha toccato i 200 miliardi di dollari, in crescita quasi del 1200% nell'ultimo anno, dai mille dollari per bitcoin del gennaio 2017. Eppure allo stato attuale gli analisti concordano sul fallimento del progetto originale. La vertiginosa impennata (e discesa) delle quotazioni, impedisce la realizzazione del sogno di una valuta digitale che soppianti le monete di scambio tradizionali. Al bitcoin manca la stabilità necessaria di euro, yen e dollaro, così ormai si parla di criptovalute non per l'acquisto di beni e servizi, ma in qualità di strumenti speculativi e d'investimento.​

«Bitcoin non ha grande appeal come moneta per le transazioni. È fondamentalmente un bene rifugio, come l'oro. E nessuno paga un cappuccino grattando un microgrammo d'oro dal suo lingotto», spiega a Changes Unipol Ferdinando Ametrano, docente al Politecnico di Milano. Le stime si rincorrono. Cinquanta euro investiti nell'acquisto di bitcoin nel 2012, oggi varrebbero 5 milioni di euro. Così tra gli strumenti in rapida espansione figurano le ICO, letteralmente offerte di moneta iniziale che permettono alle aziende specializzate in criptovalute di raccogliere fondi senza vendere azioni sul mercato tradizionale, ma emettendo moneta virtuale in cambio finanziamenti in moneta virtuale. ​

Un'idea o un progetto vengono messi sul mercato sotto forma di nuove criptovalute, acquistabili in cambio di bitcoin o ether. Chi sceglie di credere nel progetto, acquista una quantità di criptovaluta emessa dalla società, di fatto finanziando il progetto senza acquisire quote di partecipazione come in occasione delle IPO, offerte pubbliche iniziali per la raccolta di fondi e la quotazione sul mercato azionario. «Negli ultimi mesi decine di aziende hanno raccolto miliardi di dollari attraverso le ICO, sostituendo potenzialmente la raccolta di finanziamenti da investitori in Venture Capital», spiega Ametrano. Il docente del corso Bitcoin and Blockchain Technologies al Politecnico di Milano rileva però anche l'altra faccia della medaglia. ​

Ragiona Ametrano: «Nella pratica sono state finora iniziative più o meno fraudolente, il cui unico richiamo è far sognare all'investitore apprezzamenti straordinari. Lo schema di truffa inizia con l'emissione di una certa quantità di valuta virtuale, di cui una percentuale talvolta altissima è riservata all'emittente ed ai suoi complici, che iniziano a comprarne una buona quantità, come in una semplice partita di giro. Le quotazioni sempre più alte attraggono investitori sprovveduti, che iniziano a comprare iniettando liquidità genuina. E quando sono stati catturati un buon numero di investitori, inizia la vendita decisa da parte dell'emittente, mirata a rastrellare le risorse finanziarie entrate nel mercato e a far crollare il prezzo». ​

Eppure sull'onda internazionale dei finanziamenti raccolti con le ICO, sempre più personaggi famosi hanno scelto di investire su valute virtuali come bitcoin, ether e dash. Gene Simmons, il frontman del gruppo musicale The Kiss famoso in tutto il mondo, ha confermato di aver iniziato ad investire in bitcoin, usando la moneta virtuale per differenziare il portafoglio d'investimenti personale. Prima erano arrivati il campione di boxe Floyd Mayweather e l'ereditiera Paris Hilton. In Italia l'ultimo esempio in ordine cronologico è rappresentato da CharityStars, la piattaforma che raccoglie denaro per iniziative benefiche, mettendo all'asta appuntamenti con personaggi famosi o beni di loro proprietà. ​

Affiancata dalla società italiana AidCoin guidata dal Ceo di CharityStars, Francesco Nazari Fusetti, la piattaforma ha raccolto 4,1 milioni di dollari, pari agli 8 mila 333 ether emessi dalla società e acquistati da 300 donatori che hanno investito sui progetti di beneficienza. La startup Eidoo, che ha sede in Svizzera ma è stata fondata da italiani, ha appena raccolto 21 milioni di dollari in meno di due settimane lanciando la sua ICO. I finanziamenti non sono arrivati da investitori privati e fondi d'investimento, ma dall'emissione di criptovaluta digitale, che i finanziatori si sono aggiudicati e useranno per accedere ai servizi dell'applicazione di Eidoo. L'app serve da portafoglio digitale a chi compri e venda in bitcoin, ether e altre criptovalute, mentre la raccolta da 21 milioni di dollari verrà adoperata da Eidoo per sviluppare nuovi servizi.​

La più notevole raccolta fondi completata attraverso l'emissione di controvalore in valuta virtuale resta però la ICO di Filecoin. Lo scorso settembre la società ha raccolto oltre 257 milioni di dollari in un mese, emettendo criptovaluta e raccogliendo gli investimenti dei finanziatori per sviluppare la piattaforma di pagamenti proprietaria. Come sottolineato dagli analisti, questa raccolta ha superato il precedente record della società Tezos, ferma a 232 milioni di dollari raccolti emettendo criptovaluta e senza cedere quote societarie. Per comprendere la portata dello strumento delle ICO, basterebbe focalizzarsi su un solo termine di paragone. I finanziamenti raccolti da Tezos o Filecoin con l'emissione di criptovaluta, superano l'ammontare dei finanziamenti raccolti complessivamente nel 2017 dalle 7 mila startup italiane.

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