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 Biohacking: l’uomo aumentato

Technology

 Usiamo la tecnologia  per estendere le capacità cognitive, superando i limiti della dimensione biologica. E inseguendo il sogno della vita eterna, a cavallo tra scienza e religione.

​Usare la tecnologia per estendere le capacità cognitive dell'uomo. Superando i limiti della dimensione biologica. E inseguendo il sogno della vita eterna, a cavallo tra scienza e religione. Avvicinarsi alla dottrina del transumanesimo impone in primo luogo una riflessione di carattere confessionale. Inseguire la speranza di una vita eterna su questa Terra, facendo leva sulle potenzialità della tecnologia, resta in una certa misura incompatibile con la condivisione di fondamenti religiosi che promettono sì una seconda vita, ma in una dimensione lontana da quella che viviamo nel corso della nostra esistenza terrena. «Il transumanesimo si basa sul terrore della morte, che è un elemento condiviso da quasi tutte le religioni» frena Mark O'Connell, giornalista e saggista nato a Dublino.

Già firma di Slate, Guardian e New Yorker, O'Connell è in libreria con "Essere una macchina" (Adelphi, Milano, 2018, pp. 260), un viaggio alla scoperta dell'utopia transumanista. Nel libro ci sono i cilindri d'acciaio del capannone criogenico vicino all'aeroporto di Phoenix, che contengono i primi corpi umani in attesa di risvegliarsi in un futuro simile all'eternità. C'è poi Ray Kurzweil, uno dei cervelli di Google che inghiotte 150 pillole al giorno, convinto di vivere a tempo indeterminato. Ma a fare capolino è anche l'incontro in California con la setta transumanista Terasem, una religione basata sull'idea di aumentare le capacità mentali dell'uomo. Avventurarsi nel viaggio di "Essere una macchina", però, significa anche correre il rischio di veder sfumare i confini tra scienza e fantascienza, riscoprendosi in una dimensione para-onirica.

«Dipende da cosa intendi per realtà», chiosa O'Connell. «Sono personalmente scettico sulla possibilità che riusciremo mai a raggiungere l'immortalità. Ma sicuramente c'è un numero molto alto di persone che credono sia desiderabile. Se poi avverrà davvero, be' questa è un'altra questione», spiega a Changes. La partita di fondo, del resto, si gioca esattamente sul terreno della desiderabilità. Perché mai dovremmo voler vivere per sempre? E semmai ci riuscissimo davvero, potremo mai assicurarci a monte di vivere (per sempre) sani e belli? «I transumanisti ripongono una fede molto profonda, quasi religiosa, nel potere della tecnologia, che stimano in grado di risolvere tutti i nostri problemi. E se riuscissimo a superare del tutto i nostri limiti biologici, che è ciò che sostengono i transumanisti, le malattie non sarebbero più un fattore determinante per la vita dell'uomo», ragiona l'autore di "Essere una macchina".

Tra gli elementi in assoluto più stupefacenti della narrazione transumanista, vi è peraltro l'innocente noncuranza per questioni come la sostenibilità della spesa sanitaria e previdenziale, qualora ci ritrovassimo tutti a vivere per sempre. È qui che O'Connell tradisce uno dei rari momenti di esitazione: «È un'ottima domanda. Ma per quanto ho potuto approfondire, i transumanisti non si pongono troppe questioni pratiche». Eppure se la vita dovesse rivelarsi davvero eterna grazie al contributo della tecnologia, la prospettiva dell'eternità, per quanto affascinante, continuerebbe a porci interrogativi di carattere piuttosto concreto. Lo stato di quiescenza, oggi legato saldamente all'aspettativa di vita, si trasformerebbe in un orizzonte sempre più lontano, in una vita non più caratterizzata da un numero di anni di lavoro ben determinato. L'età da lavoro, più semplicemente, non esisterebbe più. E naturalmente anche la routine quotidiana di un immortale sarebbe necessariamente più sfumata.

«Personalmente immagino una specie di noia cosmica che si impadronirebbe di noi tutti. Avendo a disposizione una quantità di tempo praticamente infinita, finiremmo per non desiderare più di occupare il nostro tempo, potendo rimandare qualsiasi impegno sine die. È una prospettiva terrificante, a mio avviso ancor più della morte stessa», sottolinea O'Connell, risoluto nel rivendicare autonomia dalle comunità transumaniste conosciute. La stessa libertà di cui fa uso per salutarci, rimarcando il principio di realtà: «Nessuna delle promesse di immortalità che i transumanisti sostengono sono vicine al compimento. Al contrario molte tecniche come la criogenesi sono fantasie più o meno assortite. Ricordiamocelo sempre quando parliamo di transumanesimo».

 

 

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