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 Nuove frontiere: la rinascita delle città-Stato

Society 3.0

 L’Europa ha imparato da ogni crisi degli ultimi decenni e continuerà a muoversi in direzione di un rafforzamento delle istituzioni e di allargamento a nuovi membri. Changes ne ha parlato con Parag Khanna.

​«La democrazia è in crisi ovunque la gente pensi che basti, da sola, a garantire un buon governo. Così non è». Sono parole di Parag Khanna, ex consigliere di Barack Obama e analista del Centre on Asia and Globalization di Singapore che, nel saggio La rinascita delle città Stato- Come governare il mondo al tempo della devolution (Fazi), dichiara obsoleta non tanto la democrazia come la concepiamo quanto le modalità con cui gli Stati vi fanno ricorso.

La teoria di Khanna trova riscontri nei dati sulla fiducia verso le istituzioni democratiche: per guardare al nostro Paese, secondo una ricerca Demos del 2016 solo il 6% degli italiani ha un'alta fiducia nei partiti, l'11% nel Parlamento. E dato che «la democrazia si sta uccidendo con le proprie mani», rimarca Khanna, occorre prendere ispirazioni dai due Paesi in cui essa ha trovato nuove interpretazioni, ovvero la Svizzera e Singapore: la prima è un campione di democrazia per i referendum frequenti, il secondo un esempio non di libertà quanto di efficienza, perché governato dalla stessa famiglia di tecnocrati da 40 anni. Per Khanna gli odierni Stati dovrebbero imitarli e dare vita a macro aree dotate di relativa autonomia perché, ci spiega, «non esiste uno Stato forte senza un network di città autonome e connesse tra loro: la Cina non sarebbe una superpotenza senza la regione di Shanghai e Chongqing, gli Usa senza Los Angeles e New York».

La finalità di questa ripartizioni è migliorare i propri standard di efficienza e trasparenza. Secondo le classifiche stilate da Transparency International, in effetti, tra i Paesi meno corrotti al mondo molti hanno dimensioni ridotte: Danimarca, Finlandia, Svezia, Singapore, Svizzera e Olanda. Non è un caso. Tutt'altro: perché, per Khanna, «in una fase storica in cui i governi dell'Occidente soffrono di eccesso burocratico e di inefficienza, i piccoli Stati agiscono con flessibilità e prontezza, sempre attenti alle necessità delle finanze pubbliche e delle pensioni». La differenza nella governance, tra chi spreca risorse e chi le usa al meglio, non si riduce solo a quella di estensione tra gli Stati, anche se, sostiene Khanna, «esiste una correlazione inversa fra la grandezza di una nazione e l'apertura della sua economia».

Piuttosto, Il vantaggio dei piccoli Stati sta nel fatto di essere già abituati a ragionare in termini strategici per la loro sopravvivenza. In altre parole: oggi i cittadini non vogliono più uno "Stato balia", che li sostenga dalla culla alla tomba, ma un Paese che funzioni. E dunque i governi che si comportano secondo paradigmi aziendali improntati alla soddisfazione del cliente (il cittadino), alla massima efficienza nell'uso delle risorse, alla pianificazione del futuro corrispondono ai desideri dei cittadini più di quelli ispirati a criteri ideologici. Meno principi e più pragmatismo, suona la ricetta di Khanna, per il quale la soluzione da adottare è la cosiddetta "tecnocrazia": un mix tra democrazia partecipativa (in cui però è obbligatorio votare) e governo dei tecnici, in cui professionisti e funzionari esperti prendono le decisioni strategiche formulando scenari di lungo periodo a partire dai dati. Poiché «venire eletti non garantisce di saper governare» i politici hanno scarso o poco peso in questi sistemi improntati all'efficienza: recepiscono le indicazioni dei tecnici, costruendo ampie coalizioni su cose concrete da fare. Il che, sostiene Khanna, fa da argine contro ogni populismo: «Solo gli esperti possono operare un'oggettiva valutazione di costi e benefici di una certa azione e indicare se decisione propugnate da leader populisti sono sostenibili o no e con quali conseguenze. Per esempio, il reddito minimo universale non è sostenibile in nessun Paese. E il senso di avere una compagine tecnocratica che affianca il Governo sta proprio nell'evitare promesse fatte da demagoghi».

Tuttavia, i cittadini devono dare il loro parere sulle scelte del governo tramite frequenti consultazioni (come avviene in Svizzera o in Estonia), in modo da condividerne le istanze, esprimere esigenze non rappresentate, segnalare carenze, e infine dare legittimità all'operato dei professionisti al governo. L'info-Stato utilizza tanto i referendum quanto la raccolta di dati per determinare le priorità chiave dei cittadini in materia di economia, istruzione e infrastrutture e formulare politiche adeguate, verificando poi il loro impatto. «L'elaborazione degli scenari è essenziale affinché i governi affrontino problemi futuri, quali la manipolazione del DNA, l'innovazione tecnologica, i rischi geopolitici e la competizione globale. Se l'amministrazione pubblica inglese fosse stata incaricata di elaborare prima del voto scenari verosimili sui costi della Brexit, probabilmente i cittadini avrebbero votato in maniera diversa» si sbilancia Khanna.

Quanto alle tensioni indipendentiste che attraversano la Catalogna quanto il Veneto, anche qui per Khanna i soldi vengono prima dell'identità. «Città e province stanno rivendicando una maggiore autonomia politica e fiscale per prendere le proprie decisioni. Ma dato che nessuno sopravvive da solo, anche ottenendola rinsalderebbero l'unità dell'Europa perché vorrebbero stare al suo interno. I catalani infatti vogliono uscire dalla Spagna non dall'Europa: sanno che se battessero moneta nessuno investirebbe". Perciò l'esperto resta cautamente ottimista rispetto al futuro dell'UE : «Le previsioni scondo le quali la crisi avrebbe fatto a pezzi l'unione o la Brexit demolito l'Eurozona si sono dimostrate errate».

 

 

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