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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Society 3.0 > L’industria predittiva vale di più

L’industria predittiva vale di più

Society 3.0

L’ingegneria e la tecnologia al servizio della competitività delle piccole e grandi imprese. Come funziona il progetto Mipu che porta per mano il sistema produttivo italiano verso l’industria 4.0.

​​Giulia Baccarin, 35 anni, era un cervello in fuga. Nonostante la giovane età, ha lavorato molti anni in Giappone, dove è arrivata grazie all'Executive training programme della Commissione Europea. Poi ha cambiato idea. «Quando avevo 27 anni, ho deciso di rientrare in Italia. Volevo cercare di fare qualcosa nel mio Paese. E per "qualcosa" intendevo, e intendo, un progetto con un impatto massivo e positivo sulla cosiddetta Social good, sul benessere, sulla comunità. Non a caso Mipu è stata fondata a Salò, un piccolo paesino. Perché l'idea del mio socio Giovanni Presti e mia era di riuscire a creare aziende tecnologiche innovative non soltanto a Milano o Roma, ma un po' in tutto quello che è il vero tessuto del nostro Paese». 

Baccarin, che Changes Unipol ha incontrato al TEDxRoma 2017​, si è specializzata in analitiche predittive, sia durante gli studi al Politecnico di Milano sia durante gli anni in Giappone. Nel 2012 è nato l'acceleratore Mipu, specializzato proprio in soluzioni di modellistica predittiva e data science per le imprese. Ma accanto al progetto di business c'è uno con forte impatto sociale. «Le aziende con le quali collaboriamo e che creiamo in Mipu devono avere tre caratteristiche: reinvestire tutto l'utile per almeno 5 anni per creare nuovo lavoro in Italia che tecnologicamente non sia facilmente trasferibile; favorire l'accesso femminile e delle minoranze a ruoli chiave e infatti abbiamo parecchi amministratrici delegate e dirigenti donne; creare un impatto positivo attraverso l'utilizzo delle tecnologie predittive sulle comunità». Oltre a questo volevamo portare in Italia ragazzi e ragazze da tutto il mondo per farli lavorare da noi. Vogliamo invertire la tendenza per la quale se sei bravo devi andare all'estero e far vedere che per una volta sono i ragazzi di tutto il mondo a venire a lavorare in Italia. In un posto bello per giunta. E che soprattutto che anche in un paesino di provincia italiano possiamo dire la nostra sull'industria del futuro, vendendo le nostre soluzioni in tutto il mondo (Giappone e Corea in primis)».

È un approccio globale, che consente di connettere le nostre aziende, eliminare i silos di dati, quindi quei compartimenti stagni che non trasmettono il vero valore delle informazioni che magari abbiano già disponibili. In MIPU sappiamo recuperarli e utilizzarli per prevedere fenomeni nel futuro».

Diventano non poche le occasioni di business. «Le aziende di MIPU si concentrano soprattutto su fenomeni legati all'operations and maintenance oppure a quelli legati all'energia. L'enorme mole informativa che è già disponibile nelle nostre aziende consente di prevedere diversi fenomeni. Ne diamo alcuni esempi: con costi contenuti è possibile intercettare i difetti meccanici fino a 6 mesi prima che causino un fermo impianto; i modelli predittivi consentono di intercettare anomalie nella conduzione degli impianti, guidando gli operatori verso una gestione ottimale; è possibile infine ottimizzare gli start&stop di impianto sulla base ad esempio dei dati meteo, dei dati di produzione o di altri parametri. 

Innovazione che trova buona accoglienza anche nelle PMI italiane. «Gli imprenditori hanno un grande desiderio di portare le loro aziende nel mondo, di farle crescere e anche di collaborare al meglio con tutte le persone e con tutti gli stakeholders». Quello che forse manca sono esempi concreti di realizzazione questi processi. Ma sono tante le esperienze fatte dal team di Baccarin. «Abbiamo studiato, per esempio, qual è la distribuzione ottimale dei carichi in un impianto di cogenerazione, che ha consentito sia di risparmiare molto in termini di materie prime sia di guidare gli operatori verso l'assetto ottimale dell'impianto».

Si può anche studiare il comportamento di compressori, riduttori e di una serie di macchine industriali per prevedere non solo il loro utilizzo migliore, ma anche quali saranno i difetti che si presenteranno, consentendo di intervenire quando il problema è ancora piccolo. «Abbiamo anche digitalizzato dei sensori di sicurezza e quindi li abbiamo utilizzati un po' come fossero le orecchie all'interno dell'impianto per azioni che coinvolgono la cosiddetta behavior-based safety: la sicurezza dei lavoratori basata su un insegnamento comportamentale a partire da un sensore, che è semplicemente una valvolina».​

Ma il cambiamento non sarà soltanto tecnologico. Entro il 2020 Confindustria stima che ci saranno 600mila posti di lavoro che non verranno assegnati, semplicemente perché non abbiamo creato le competenze per coprirli. «Le prossime tecnologie, le prossime rivoluzioni andranno troppo velocemente perché si possa pensare di creare dei corsi universitari ad hoc.  In questo senso credo che oltre all'eccellenza nella ricerca, dovremmo anche puntare molto su una solida istruzione di base, in particolare in tema di competenze informatiche e matematiche. Dobbiamo inoltre prepararci ad apprendere continuamente, facilitando con sgravi fiscali le aziende che dedicano un giorno a settimana alla formazione continua e al reskilling dei lavoratori».​​

Testo a cura di Francesco Pacifico​​

 

 

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