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 Car sharing, blockchain e criptovalute

Sharing

 Arriva anche in Italia l’evoluzione del servizio di condivisione dell’auto tra privati che sfrutta la formula del denaro virtuale per il pagamento. Cosa cambia per gli utenti.

​​​​Chi non conosce il car-sharing? In Italia sono ben pochi ormai a non sapere cosa sia una delle modalità di trasporto tra le più innovative e in crescita in tutto il mondo. Basti pensare a quanto emerge da una recente ricerca della società di consulenza EY: il 76,8% dei romani e il 72,7% dei milanesi conosce servizi di condivisione. Non solo. Il 2% circa degli italiani lo usa in modo continuativo e il 19,4% in modo sporadico. Dunque, si tratta di una modalità di trasporto ormai entrata nelle abitudini quotidiane. Del resto, gli smartphone hanno reso il car-sharing un servizio facilmente accessibile e utilizzabile. E sono proprio le nuove tecnologie a rappresentare già oggi un fattore di ulteriore evoluzione per un mercato che gode di ampi margini di crescita anche grazie dal crescente dinamismo delle grandi società del settore auto. Non a caso Daimler e Bmw hanno deciso pochi mesi fa di unire le forze mettendo insieme, rispettivamente, Car2go e DriveNow anche per raggiungere quelle economie di scala che consentono l'efficienza e l'efficacia necessarie per contrastare concorrenti attuali e magari tutti quelle realtà dell'high-tech sempre più desiderose di sfruttare le potenzialità delle nuove forme di mobilità.

Non sono poche le startup tecnologiche che progressivamente stanno entrando, in un modo o in un altro, nel campo Automotive. Basti pensare a tutte quelle piccole e grandi società della Silicon Valley alle prese con programmi di sviluppo di soluzioni per la guida autonoma, i veicoli connessi, le auto elettriche e ovviamente di tecnologie in alcuni casi da fantascienza. E proprio dagli Stati Uniti sta per arrivare anche in Italia una nuova formula di car sharing con caratteristiche, a prima vista, rivoluzionarie seppur difficili da comprendere per il cosiddetto uomo della strada. Dopo il mondo della finanza, anche il car sharing sta per essere coinvolto dai fenomeni della blockchain e delle contestate criptovalute.

Da dicembre sarà operativo anche il servizio offerto da Helbiz, una start-up statunitense con un'anima, però, molto italiana. Il suo fondatore è infatti il siciliano Salvatore Palella. Già di per sé il servizio offerto è differente da quello di altri operatori presenti sul mercato perché non è offerto da una società con una flotta di auto e messo a disposizione dei singoli consumatori. Helbiz si rivolge, invece, direttamente a ogni singolo automobilista che intende noleggiare la propria auto per un breve lasso di tempo. L'obiettivo è creare una comunità di persone che "condividono" la propria auto con tutto gli iscritti.

In fin dei conti non è nulla di rivoluzionario. Altre società sono attive in Italia nel cosiddetto "car-sharing peer-to-peer". Si tratta, per esempio, di Auting, azienda bolognese con cinquemila utenti e quasi mille vetture in strada a poco più di dodici mesi dalla sua fondazione oppure della milanese Genial Move, operativa dall'autunno scorso. In pratica il loro servizio agevola e facilita la condivisione di un veicolo non utilizzato dal proprietario con persone iscritte a una piattaforma per la registrazione e il pagamento del servizio. In Italia, purtroppo, si parla solo di un mercato di nicchia a causa di un quadro normativo ancora deficitario, ma all'estero è ormai un fenomeno sempre più diffuso con numerosi produttori automobilistici a fornire servizi dedicati. È il caso del gruppo francese Psa, proprietario dei marchi Peugeot, Citroen e Opel, con Free2Move, o della Daimler con Croove.

Blockchain al servizio della condivisione

Helbiz, rispetto a quanto finora esistente sul mercato, alza l'asticella sfruttando due tecnologie finora confinate nell'arena dei cosiddetti smanettoni del computer oppure diventate note al grande pubblico per gli allarmi lanciati da grandi organismi internazionali. La start-up di Palella punta, infatti, sulla blockchain (in italiano "catena di blocchi"). In pratica è un processo grazie al quale un insieme di persone, fisiche o giuridiche, condivide risorse informatiche e quindi crea una sorta di database virtuale, un registro di informazioni a blocchi. Ogni blocco è legato all'altro tramite tecniche di validazione crittografica e quindi si crea un sistema non modificabile che, sulla carta, è volto a generare reciproca fiducia tra i membri della comunità. È grazie a queste caratteristiche che la blockchain viene considerata il futuro delle transazioni finanziarie e già oggi è sempre più diffusa e accettata. Ben diversa è la questione delle criptovalute, le monete digitali create da computer attraverso un processo denominato mining. La più nota è sicuramente il Bitcoin, salita negli ultimi mesi agli altari delle cronache anche per le critiche mosse da banchieri centrali e grandi manager. Qualcuno ha per esempio legato i Bitcoin alla grande bolla dei tulipani che nel 1637 scatenò in Olanda quella che viene considerata la prima grande crisi finanziaria innescata dall'utilizzo di strumenti finanziari con finalità speculative. Del resto, "l'estrazione" delle criptovalute, ossia la loro creazione attraverso il processo di mining, non viene effettuata da banche centrali che possano fornire le adeguate garanzie e la loro quotazione avviene su mercati non ancora regolamentati. 

Eppure Palella vuole unire una tecnologia considerata da più parti come "buona" con un'altra giudicata da molti come "cattiva" per la sua Helbiz e quindi sfruttare tutte le loro potenzialità. Come? Tramite un dispositivo che ormai molte assicurazioni, come Unipol, propongono agli automobilisti nell'elaborazione di una polizza Rc Auto. A differenza degli attuali car-sharing peer-to-peer dove le procedure prevedono, per esempio, lo scambio delle chiavi manuale o la sottoscrizione di contratti di condivisione, la start-up americana punta tutto sugli smartphone e sul loro collegamento con una sorta di scatola nera legata alla centralina dell'auto. Infatti basta iscriversi, tramite una app per smartphone, al servizio offerto a Hellbiz, per ottenere la chiave digitale necessaria per accendere il veicolo. Dopo di che è la scatola, fornita in modo gratuito ai proprietari del veicolo, a controllare tutto, dal funzionamento dell'auto ai chilometri percorsi fino a eventuali incidenti o necessità di soccorso. Ed è sempre la scatola a inviare i dati necessari per gli addebiti all'eventuale utilizzatore e per redigere un profilo dell'utente da condividere all'interno della comunità. Dunque, bastano pochi click per iscriversi e il gioco è fatto anche perché ci pensa Helbiz a sbrigare tutte le pratiche burocratiche e le procedure necessarie per esempio ai fini assicurativi.

E le cryptovalute cosa c'entrano? È con le monete digitali che si paga e non una qualunque, ma la HelbizCoin. Anche in questo caso basta accedere all'app e scegliere se convertire altre valute o acquistarla tramite le tradizionali carte di credito. Ovviamente non mancheranno le possibilità di effettuare pagamenti tradizionali, ma il servizio ruota proprio sulla valuta digitale appositamente creata per promuovere l'Helbiz Mobility System, il sistema di pagamento basato su quella blockchain che rappresenta il punto centrale dell'intero sistema ideato da Palella. Un sistema che potrebbe anche dare una nuova reputazione alle cryptovalute. La moneta virtuale, finora, considerata una qualcosa di etero e intangibile, viene infatti collegata a un servizio tangibile come quello dei trasporti e della mobilità. Si creano i presupposti per dargli maggior credibilità e le basi per una sua espansione. Del resto, Palella sembra avere le idee molto chiare. «L'adozione delle criptovalute rivoluzionerà il modo in cui accediamo ai servizi legati alla mobilità», ha affermato l'investitore siciliano. «Il nostro obiettivo è combinare l'approccio del car sharing, già familiare a milioni di clienti, con la tecnologia blockchain.  Il nostro ecosistema Helbiz fornirà presto l'accesso a singoli veicoli, flotte e altri servizi di trasporto, garantendo che tutte le transazioni tra proprietari, clienti e fornitori di servizi esterni siano elaborate automaticamente in modo sicuro attraverso un sistema di pagamento unico. Helbiz è la prima società ad adottare l'HelbizCoin. Ma grazie alla nostra piattaforma aperta, anche altre società dell'industria dei trasporti potranno adottare questa moneta digitale».

Sembrano parole di un visionario se non fosse che anche l'industria dei trasporti ha iniziato a muovere i primi passi con la creazione del consorzio Mobi, acronimo di Mobility Open Blockchain Initiative, per coordinare e promuovere iniziative per l'utilizzo della Blockchain nei nuovi servizi digitali per la mobilità. Mobi vede la partecipazione di diversi operatori attivi, in un modo o in un altro, nel mondo dei trasporti. Si va dalle grandi case automobilistiche come Ford, General Motors, Renault e Bmw, a componentistica come Bosch e ZF Friedrichshafen, a società consulenza come Accenture o informatiche come Ibm e tanti altri ancora, a dimostrazione di un'iniziativa volta a creare un vero e proprio ecosistema per lo sviluppo delle innovazioni digitali necessarie per una mobilità sempre più intelligente. Del resto, se i dati sono diventati ormai il petrolio del 21esimo secolo, la blockchain è destinata a rappresentare la tecnologia di riferimento per la loro raccolta ed elaborazione grazie alle sue caratteristiche naturali. Teodoro Lio, industrial e automotive Innovation Lead di Accenture, ne è convinto: «La blockchain è in grado di portare trasparenza e affidabilità su tanti ambiti del mondo mobility: dalla gestione dei numeri di identificazione dei veicoli al monitoraggio di incidenti e riparazioni per arrivare alla gestione dei dati che arrivano dalle complesse catene logistiche di produttori e concessionari» . In questo senso Hellbiz non fa altro che dimostrare una prima applicazione di una tecnologia dai mille risvolti. E da dicembre gli italiani potranno anche vederla realmente operativa in Italia.   

 

 

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