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 Glifosato: perché serve conoscerlo

Environment

 È l’erbicida più utilizzato nel nostro paese, responsabile del maggior numero di superamenti dei limiti di legge delle acque superficiali (Standard di Qualità ambientale - SQA). Cosa c’è da sapere.

​La recente sentenza negli Usa che ha riconosciuto Monsanto colpevole per non aver informato sui rischi del glifosato un ex giardiniere ora malato terminale a causa di un tumore alla pelle, condannandola a un risarcimento ingente, ha riacceso l'attenzione su questa sostanza che, per chi ancora non lo sa, è fra l'altro e con certezza molto dannosa per l'ambiente. È l'erbicida più utilizzato nel nostro paese, responsabile del maggior numero di superamenti dei limiti di legge della concentrazione di un inquinante nelle acque superficiali (Standard di Qualità ambientale - SQA).

Ma non è il solo: circa 400 sono le sostanze inquinanti ricercate in Italia. Lo dicono i dati dell'ultimo Rapporto ISPRA "Pesticidi nelle Acque", uscito a maggio del 2018. Il report presenta i risultati del biennio 2015-2016 sulla base dei dati provenienti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Tra gli obiettivi, ci spiega il principale curatore del report Pietro Paris, vi è quello di individuare eventuali effetti negativi delle sostanze, non previsti nella fase di autorizzazione, al fine di migliorare lo stesso processo di autorizzazione.

Il risultato complessivo indica un'ampia diffusione della contaminazione. Nelle acque superficiali, infatti, sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio; nelle acque sotterranee nel 33,5% dei 3.129 punti. Sono state trovate 259 sostanze diverse. Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell'utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei.

Ma dove sono i pesticidi? Nel complesso la contaminazione è più diffusa nella pianura padano-veneta. Questo dipende anche largamente dal fatto che le indagini sono generalmente più rappresentative al Nord, sia in termini di numerosità dei campioni che di sostanze ricercate. Nelle cinque regioni dell'area, evidenzia Paris, si concentra più del 50% dei punti di monitoraggio dell'intera rete nazionale.

Nelle acque superficiali, 371 punti di monitoraggio (23,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti ambientali. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: gli erbicidi glifosato e il suo metabolita AMPA, metolaclor e il metabolita metolaclor-esa e quinclorac.

Nelle acque sotterranee, 260 punti (il 8,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti. Le sostanze più rinvenute sopra il limite sono: gli erbicidi atrazina desetil desisopropil, glifosate e AMPA, bentazone e 2,6-diclorobenzammide, l'insetticida imidacloprid, i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil. 

La presenza di pesticidi nelle acque, d'altra parte, è in progressivo aumento, sia come diffusione territoriale, sia come numero di sostanze trovate. Nel periodo 2003-2016 i punti contaminati sono aumentati di circa il 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee. La ragione va cercata nell'aumento progressivo dello sforzo di monitoraggio, ma anche nella persistenza delle sostanze e nelle dinamiche idrologiche lente, specialmente nelle acque sotterranee.

Le vendite di prodotti fitosanitari nel 2015 sono state pari 136.055 tonnellate (63.322 ton. i principi attivi). Si vendono meno prodotti fitosanitari rispetto al massimo del 2002, ma nel periodo 2014-2015 si registra un'inversione di tendenza significativa. Importante è la diminuzione (-36,7%) della vendita di prodotti molto tossici e tossici. Rispetto alla media nazionale, pari a 4,6 kg/ha, le vendite rispetto alla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) sono nettamente al di sopra in Veneto con oltre 10 kg/ha, Provincia di Trento, Campania ed Emilia-Romagna superano gli 8 kg/ha e Friuli-Venezia Giulia 7,6 kg/ha.

Resta preoccupante la presenza di miscele, composte in media da 5 a un massimo di 55 sostanze in un solo campione. L'uomo e gli altri organismi sono generalmente esposti a miscele di sostanze di cui non si conosce a priori la composizione. Lo schema di valutazione del rischio, basato sulla singola sostanza, non può pertanto essere considerato adeguato, e si impone un approccio più cautelativo in fase di autorizzazione.

Nel biennio 2015-2016 c'è stato un incremento della copertura territoriale e della rappresentatività delle indagini. Rimane ancora, tuttavia, una disomogeneità fra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud, dove tuttora il monitoraggio è generalmente meno rappresentativo, sia in termini di rete, sia in termini di sostanze controllate. È necessario, pertanto, spiega Paris, un maggiore sforzo di armonizzazione, tenendo conto delle sostanze utilizzate e facendo riferimento alle linee guida prodotte dall'ISPRA, che individuano quelle più pericolose.

Tornando al glifosato, l'attenzione negli ultimi anni si è fortemente concentrata (giustamente) sulla sua potenziale cancerogenicità, anche in seguito alle differenti opinioni espresse dall'International Agency for Research on Cancer (IARC), dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, e gli organismi scientifici europei. In attesa che nuovi dati scientifici che, si auspica, possano chiarire in modo definitivo la questione, non si può tuttavia ignorare che la sostanza, certamente tossica per l'ambiente, è responsabile di gran parte della contaminazione delle acque nazionali, come dimostrano anni di monitoraggio. Le autorità nazionali competenti sono al corrente di questa situazione, che richiede interventi immediati.

È necessario che anche in questo paese si affermi una cultura della sicurezza, per evitare di operare, come spesso accade, in situazioni di emergenza. Nel caso del glifosato, d'altra parte, l'emergenza ambientale e ormai evidente, e l'uomo non può essere considerato come parte a sé stante rispetto all'ambiente.

 

 

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