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La casa del futuro è leggera, sicura e green

Environment

Gli edifici di nuova generazione riscoprono tecniche costruttive antiche con materiali modernissimi che uniscono resistenza a flessibilità e leggerezza. Il tutto all’insegna della sicurezza e della sostenibilità.

​Dalle capanne in legno al cemento armato, passando per la pietra e ritorno. Se è vero che la storia è fatta di corsi e ricorsi, come insegnava il filosofo partenopeo Giambattista Vico, allora nell’ambito dell’architettura siamo di certo in una fase di riscoperta e di ritorno all’antico anche se con un approccio ipertecnologico. Gli edifici moderni, infatti, stanno riscoprendo l’importanza di caratteristiche come l’elasticità, la leggerezza, la facilità di assemblaggio.

Tutti vantaggi garantiti dalla tecnica costruttiva a secco, che in opposizione a quella a umido (laterizi uniti da malte e da calcestruzzo armato), si basa sull’incastro di elementi precostruiti su uno scheletro portante in legno o acciaio e sul montaggio di materiali stratificati di vario tipo.

Una tecnica di fatto non molto dissimile da quella utilizzata centinaia di migliaia di anni fa e alla base della realizzazione delle prime abitazioni come le capanne. Leggere, ben isolate, queste strutture hanno rappresentato una soluzione abitativa rapida da realizzare, poco costosa e soprattutto versatile.  L’architettura e le tecniche edili nel mondo si sono però evolute nel corso dei secoli nella direzione della scelta di materiali pesanti (mattoni in terracotta, pietre, marmo) anche per le abitazioni private, e non solo per gli edifici pubblici o le infrastrutture strategiche come strade, acquedotti, fortificazioni.

«La vera trasformazione nelle pratiche costruttive – spiega Marco Imperadori, professore di Progettazione e Innovazione tecnologica presso la Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura del Politecnico di Milano - si registra alla fine dell’Ottocento con l’invenzione del cemento armato. Per le sue caratteristiche duttili e innovative si impone velocemente soprattutto nel secondo dopo guerra, quando ha rappresentato il materiale preferito per la ricostruzione, soprattutto in Italia. Nel nostro Paese se n’è fatto largo uso non solo nell’edilizia abitativa ma anche in quella pubblica: lo hanno utilizzato grandi nomi come Pier Luigi Nervi che ha firmato, per esempio, il grattacielo Pirelli a Milano o il complesso di opere per le Olimpiadi di Roma o ancora l’Aula delle Udienze Pontificie della Città del Vaticano».

Oggi, però, le esigenze sono differenti e in cima ai desideri dei costruttori c’è la velocità di realizzazione, l’ecosostenibilità e soprattutto la sicurezza. «Si tratta di requisiti ai quali le tecniche a secco rispondono perfettamente. Si pensi alla leggerezza per esempio: un edificio realizzato in questo modo – spiega il docente - pesa anche otto volte meno rispetto a una struttura corrispondente in latero-cemento. E come se non bastasse riceve una sollecitazione sismica fino a sei volte inferiore». Un argomento, quello della resistenza ai terremoti, quanto mai attuale, anche alla luce dei recenti fatti dell’Italia centrale, che sta imponendo un cambio di rotta non solo sul fronte delle nuove tecniche costruttive ma anche dell’erogazione dei servizi legati alla casa. Tanto è vero che non sono poche le compagnie assicurative che offrono prodotti ad hoc, come Casa&Servizi di Unipol che propone la Garanzia Eventi Catastrofali, fra cui il terremoto, che arriva a rimborsare fino al 100% della somma assicurata per l’abitazione. Per non parlare della possibilità di estendere questa copertura anche a edifici con caratteristiche costruttive in bioedilizia o in legno, a conferma della crescente diffusione di questo tipo di soluzioni abitative. Casa&Servizi è utile anche nel caso di eventi non tanto catastrofici come un terremoto: grazie al dispositivo elettronico UniboxC@sa dotato di sensori fumo, acqua e monossido di carbonio, segnala eventuali emergenze e avvisa direttamente sul proprio smartphone, per mezzo di un’apposita App, il proprietario.

Edilizia ecofriendly contro gli sprechi

Se il Giappone è da sempre un punto di riferimento per questo tipo di realizzazioni, soprattutto in chiave antisismica, anche il Vecchio Continente ha investito negli ultimi decenni in questo tipo di strutture. I paesi all’avanguardia sono soprattutto quelli nordeuropei che di fatto non hanno mai abbandonato la modalità a secco: la Germania, la Svezia, la Francia, la Gran Bretagna. Proprio a Londra è sorto l’edificio in legno lamellare e acciaio più alto d’Europa, The Cube, alto 33 metri. Esistono altri esempi simili in giro per il mondo come la Framework Tower di Portland, nell’Oregon (Usa), alto ben dodici piani. «Questi edifici – continua Imperadori – a dispetto delle loro dimensioni, sono costruiti in tempi molto rapidi perché i pezzi sono realizzati a livello industriale e poi assemblati come un grande meccano direttamente sul luogo in cui dovranno sorgere. Se volessimo fare un confronto con altri settori industriali potremmo dire che  l’edilizia a secco è molto simile alla cantieristica navale che prevede l’assemblaggio di tronconi e pezzi di unità realizzati in stabilimenti diversi in un bacino, nel quale il bastimento prenderà la sua forma definitiva. Lo stesso approccio è adottato nelle catene di montaggio delle auto: stiamo insomma assistendo a una fase di industrializzazione avanzata della filiera delle costruzioni».

Accanto all’attenzione per la sicurezza e la velocità di realizzazione esistono altri motivi che spiegano la grande diffusione di questi edifici in aree tradizionalmente risparmiate da grandi eventi sismici. Stiamo parlando della maggiore sensibilità per i temi della sostenibilità ambientale ed energetica ma anche alla costante ricerca di ambienti interni sempre più confortevoli. Proprio all’interno degli edifici, infatti, l’uomo moderno trascorre qualcosa come il 90 per cento della sua esistenza. L’ultima invenzione in ordine di tempo riguarda la costruzione di pannelli costituiti da lastre in gesso rivestito, arricchiti con zeoliti polarizzati, additivi in grado di ridurre fino al 60 per cento la concentrazione composti organici volatili negli ambienti.

«L’isolamento termico garantito da questa modalità costruttiva concepita per stratificazioni leggere ha raggiunto livelli elevatissimi anche grazie all’uso di materiale high-tech. I pannelli e i materassini isolanti che saturano le intercapedini tra le strutture portanti e secondarie– spiega Imperadori – possono essere: lane minerali, isolanti sintetici a base di poliestere riciclato, ma anche canapa e addirittura sono utilizzati i sistemi termoriflettenti multistrato già sperimentati sui veicoli spaziali. L’applicazione delle più moderne tecnologie nell’edilizia a secco fa continui passi da gigante nell’ottica in particolare di un maggiore comfort abitativo ma anche di un ridotto spreco di risorse per climatizzare gli ambienti. Certo si tratta di soluzioni che potrebbero essere a volte più costose rispetto alla normale prassi ma il ritorno in termini di risparmio energetico e di ridotto impatto ambientale sono aspetti che oggi non possiamo permetterci di sottovalutare».



 

 

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