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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Environment > Clima e rischi per le imprese: il Progetto Derris a COP23

Clima e rischi per le imprese: il Progetto Derris a COP23

Environment

Arriva a Bonn il piano che affronta l'impatto del cambiamento climatico sulle aziende. In Italia ci sono oltre 1,6 milioni di imprese a rischio alluvione. Changes ne ha parlato con Marisa Parmigiani, responsabile sostenibilità Gruppo Unipol.

​È in corso in questi giorni a Bonn la 23esima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Uno degli eventi collaterali, sotto l'egida dell'Unione Europea, è dedicato al programma Life della Commissione Europea. Tra i relatori c'è l'italiana Marisa Parmigiani, responsabile della sostenibilità nel Gruppo Unipol.

Innanzitutto, che cos'è il programma Life?
Life è lo strumento finanziario che la Commissione Europea ha sviluppato per supportare i progetti volti alla tutela ambientale, alla conservazione della natura e alle azioni di contrasto al cambiamento climatico.​

Qual è il ruolo di Unipol in questo programma?
Siamo all'interno del programma Life con un progetto specifico nel quale, per la prima volta, un'assicurazione è capofila di un progetto di tipo pubblico-privato. Si chiama Derris ed è un progetto promosso per far crescere e migliorare la consapevolezza dei rischi dovuti al cambiamento climatico presso le piccole e medie imprese, e per sviluppare azioni di integrazione tra la resilienza dei privati e i piani di resilienza della pubblica amministrazione.

Com'è andata la sperimentazione del progetto che avete intrapreso nell'ultimo anno a Torino?
Il progetto Derris è rivolto in particolare alle piccole e medie imprese che operano all'interno di distretti urbani, con l'idea di fondo - prima di tutto - di educare e sensibilizzare i piccoli imprenditori verso i rischi (principalmente di catastrofi naturali) dovuti al cambiamento climatico.
Il primo che viene in mente è l'alluvione, ma in Italia problemi significativi si hanno anche a seguito delle frane, dei fulmini, del vento forte. Quindi, rispetto a tutta una serie di fenomeni, è importante che l'imprenditore sia attrezzato per capire quanto è esposto rispetto a questi rischi, ma soprattutto quello che può fare per ridurre l'esposizione ad essi e diventare così più resiliente.
Se si ragiona in questo modo – e noi abbiamo ragionato in questo modo già a partire dal progetto pilota di Torino con una trentina di aziende - ci si rende subito conto che c'è un margine di attività che possono essere realizzate all'interno dell'impresa (e tra l'altro nelle nostre pmi questo può essere anche solo di natura procedurale), ma c'è anche una parte importante di attività che devono essere poste in atto dalla pubblica amministrazione nella messa in sicurezza del territorio.


Quali sono, dunque, gli obiettivi del progetto Derris?
Le sfide del progetto Derris sono state quelle di fare formazione, misurare il grado di esposizione al rischio (nostri tecnici sono andati a fare le valutazioni dei rischi presso le sedi delle imprese) e costruire piani di adattamento aziendali con gli imprenditori. Contestualmente, abbiamo voluto integrare questa valutazione di rischio con il percorso che il Comune di Torino sta facendo per rispondere all'impegno assunto con Mayors adapt (l'iniziativa del Patto dei Sindaci sull'adattamento al cambiamento climatico) di sviluppare un piano di adattamento comunale, tenendo conto di quelli che sono i bisogni e le necessità delle imprese. Si tratta di un approccio ai piani di adattamento assolutamente innovativo rispetto a quello tradizionale, normalmente volto a proteggere i beni pubblici e la cittadinanza e non tanto a salvaguardare le attività produttive.

Da questo processo di valutazione del rischio conseguente al cambiamento climatico sono derivate azioni tecniche che sono state messe in pratica?
È passato ancora poco tempo dalla fine del processo di valutazione. Alcune imprese hanno già intrapreso qualche azione, ma dobbiamo anche tener conto che c'è un problema di copertura economica degli investimenti infrastrutturali per la riduzione del rischio. Noi, in Unipol Banca, abbiamo sviluppato un prodotto ad hoc per facilitare l'accesso al credito per investire in misure di protezione dell'impresa. È chiaro che di fatto questi investimenti sono una scommessa, come tutti i prodotti per la copertura del rischio, nel senso che quando il fenomeno catastrofale avviene e c'è una copertura, il capitale è salvo e l'impresa continua ad operare; se invece non si verifica nessuna calamità, non si ha l'evidenza di aver investito i soldi in qualcosa di utile e quindi la copertura del rischio può sembrare una spesa superflua. Questo vale specialmente per i piccoli imprenditori.
Da quest'esperienza ci siamo resi conto che molte azioni possibili non sono necessariamente degli investimenti infrastrutturali, ma in molti casi si tratta solo di modificare il modo di operare, introducendo accorgimenti procedurali che abbattano il rischio: ad esempio innalzare da terra il livello di stoccaggio delle merci per salvarle in caso di alluvione o esondazione. Questo vale a maggior ragione per i macchinari, e senza grandi esborsi da parte degli imprenditori.

Abbiamo chiarito quale possa essere in generale il ruolo di un gruppo assicurativo in un progetto di questo tipo: qual è quello del Gruppo Unipol nel progetto Derris? 
Noi siamo l'azienda a capo del progetto, che abbiamo voluto fortemente perché si sposa con due esigenze che l'assicurazione affronta oggi. La prima è quella di passare da "assicuratore del danno" a "consulente della sicurezza": abbiamo bisogno di sviluppare e valorizzare al massimo le nostre conoscenze per trasformarle in valore condiviso con gli altri soggetti sul territorio nell'abbattimento del rischio. Quindi vogliamo essere un assicuratore che sempre meno si mette "in pancia" i rischi dei clienti, ma che sempre più aiuta gli altri ad abbattere il rischio a cui sono esposti.Il secondo tema importante è quello di stare sul territorio e trasmettere il messaggio di quali sono i nuovi rischi. Quelli provocati dal cambiamento climatico sono i più visibili, ma ne abbiamo tanti altri. Abbiamo il cyber risk, il rischio demografico e una serie di altri elementi che stanno emergendo sempre di più e che devono essere affrontati in una logica di partnership tra pubblico e privato. Sono rischi talmente strutturali che non esiste né politico, né pubblico amministratore, né tantomeno società privata che possa pensare di gestirli e risolverli da solo.​​

 

 

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