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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > Environment > Imprese e buon governo

 Imprese e buon governo

Environment

 I risultati dell’Integrated Governance Index (Igi) che misura il posizionamento delle aziende in relazione alla sostenibilità. La corsa di Unipol.

​​​Questa seconda metà del secondo decennio del secolo rappresenta un momento storico decisivo per il percorso verso un modello (un mondo) più sostenibile e responsabile. Gli Sdgs (sustainable development goals) e Cop 21 hanno acceso un faro sulle tematiche di sviluppo sostenibile che difficilmente potrà spegnersi. Per contro, il pericolo è che ancora si tratti in larga misura di un traino di facciatae qualcuno ha già parlato di rischio "Sdgs-washing". Un velo di sostenibilità che uragani come quello di Donald Trump possono far volare via senza troppo sforzo.

Ebbene, per poter parlare di adozione radicata, a prova di uragani, di un modello socio-economico sostenibile, occorre che la corporate social responsibility compia il suo passo più profondo nel percorso che ne ha accompagnato l'introduzione e la diffusione dall'ultima parte dello scorso secolo. Cioè, deve integrarsi: da un lato, nel pensiero e nelle strutture delle aziende; dall'altro, nei modelli di modulazione e selezione degli asset degli investitori. Insomma, la cosiddetta integrated governance (cioè, governance capace di integrare la Csr e/o i fattori environmental, social & governance, Esg) deve imporsi come ponte di connessione tra finanza e impresa, e come motore di sviluppo per entrambe.

Gioca a favore di questa integrazione un passaggio normativo storico: l'adozione in Italia della direttiva europea non financial (col decreto 30 dicembre 2016, n. 254). Questo aspetto legislativo aggiunge l'obbligo di compliance normativa alle opportunità di immagine offerte dagli Sdgs. E rende quindi ancora più urgente per le aziende pensare in modo integrato, considerando dunque le ricadute delle proprie azioni su tutte le forme di capitale (non solo quello finanziario, ma anche quello manifatturiero, sociale e relazionale, naturale, umano e intellettuale).



L'obbligatorietà della rendicontazione dei fattori non finanziari per le imprese più rilevanti, stabilita dalla direttiva, rende quanto mai urgente assicurarsi che l'intera macchina aziendale sia in grado di produrre dati di qualità e allineati alla strategia, comprendendo come gestire al meglio gli aspetti ambientali, sociali e di governance, indicati con l'acronimo Esg, all'interno della società. Nei fatti, per le aziende diventa obbligatorio una sorta di "governo" degli Esg, traducibile, appunto, anche in governance della sostenibilità o governance integrata.

Ebbene, a che punto sono le imprese in questo processo di governance integrata?

 

Proprio per dare una risposta a questa domanda e, al contempo, sviluppare una riflessione condivisa tra aziende, istituzioni e mondo degli investitori, è stato sviluppato l'Integrated Governance Index (Igi), un progetto elaborato da ETicaNews e TopLegal con la collaborazione di Nedcommunity, l'associazione dei consiglieri indipendenti. Il progetto, lanciato nel 2016 sulle principali 40 società di Borsa Italiana, quest'anno è alla seconda edizione e ha allargato lo spettro di analisi alle prime 100 aziende italiane per capitalizzazione. Le aziende sono state invitate a rispondere a un questionario, sulla base del quale è stato elaborato un indice quantitativo. L'Igi punta così a esprimere in modo chiaro, sintetico e, soprattutto, comparabile, il posizionamento delle aziende in relazione agli aspetti di sostenibilità più caldi, come la creazione o meno di un comitato sostenibilità, l'esistenza di una politica di remunerazione legata a parametri Esg o il tema della diversity del board. L'edizione 2017 ha previsto anche una parte di indagine straordinaria sulla direttiva non financial.

Per presentare e condividere i risultati della ricerca è stata organizzata la Integrated Governance Conference del 21 giugno, presso il Centro Svizzero a Milano. Dalle anticipazioni è possibile cogliere la classifica delle prime società per punteggio. Le tre società più avanti di tutti nella integrated governance sono Snam, Enel e Generali. La società col maggior progresso percentuale è stata Unipol. La migliore delle società di medie dimensioni (dopo le 40 big blue) è risultata Iren. Ma è l'intero campione dell'Integrated Governance Index 2017, a dimostrare un progresso e una consapevolezza sorprendenti nei confronti del nuovo modello strategico. Il punteggio medio è stato superiore a quello dello scorso anno (per le aziende confrontabili). Inoltre, la survey ha registrato una ottima risposta (quantitativa e qualitativa), con un notevole ingaggio da parte delle aziende di media capitalizzazione (quelle dopo le prime 40, non considerate nell'edizione 2016).

Si può dire che il grado di redemption è stato del 50%, tra questionari compilati (33) e aziende che hanno voluto interagire col progetto, pur rimandando la compilazione per contingenze esogene (operazioni straordinarie o cambi di management) o opportunità di equilibrio interno (aziende che hanno avviato il percorso). Una simile percentuale, per un esercizio così complesso, è andata oltre le aspettative. Ebbene, perché tanto interesse? Perché l'integrated governance è la chiave che le aziende hanno per raggiungere gli investitori istituzionali. In primo luogo, il confronto con la finanza responsabile consente un riconoscimento concreto ai propri sforzi (si pensi all'utilità di essere inseriti negli indici di sostenibilità, come avvenuto per Unipol a cavallo tra il 2016 e il 2017). Inoltre, questo confronto può portare a investimenti nella società stessa. Nell'ultimo paio d'anni, i gestori dei grandi patrimoni internazionali hanno alzato il tono della richiesta alle aziende, in merito a una più puntuale informazione sui fattori Esg.

A questo coro, cominciano a unirsi anche i Fondi Pensione, le Fondazioni e i Family office italiani. Una survey condotta in parallelo all'Igi, e presentata anch'essa il 21 giugno, ha portato alla luce un elevato grado di diffusione e di convinzione, da parte degli istituzionali nazionali, non solo verso gli Esg in generale. Bensì verso la necessità che questi siano integrabili nella gestione dell'azienda. Col sorprendente risultato che la maggioranza dei soggetti intervistati ha espresso favore verso investimenti diretti in imprese capaci di una concreta Csr. Se questo cerchio tra business e finanza responsabili riuscirà a chiudersi, nessun uragano populista sarà in grado di riportare indietro la storia. ​

 

 

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