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 Anziani “vittime designate” della strada

Close to you

 Secondo una ricerca condotta dalla Fondazione Unipolis il maggior numero di morti si conta fra gli over 65. Se non si interviene entro il 2050 sarà emergenza.

​L'Italia invecchia: entro il 2050 gli ultraottantenni raddoppieranno passando dagli attuali 4 a 8 milioni mentre gli over 65 registreranno un balzo da 13 a 20 milioni. Questa è la fotografia di un Paese che cambia volto a grande velocità, in cui i cittadini anziani diventeranno una fetta importante della popolazione con ovvie ricadute in diversi ambiti, compresa la sicurezza stradale. Già oggi, come emerge dalla ricerca "Cambiamo Strade" della Fondazione Unipolis, l'Italia vanta un triste record europeo, ovvero quello di vittime per incidenti legati alla viabilità tra le persone anziane. Nel nostro Paese, infatti, nel 2016 il 31,8% dei morti aveva almeno 65 anni con un tasso di mortalità di 78,2 ogni milione di abitante. Dietro di noi Francia (72), Germania (60,6), Spagna (59) e Gran Bretagna (38,9).

L'identikit della vittima della strada è ben definito: secondo lo studio si tratta di un uomo over 65, pedone o ciclista. Entrando nel dettaglio dei numeri si nota che nel 2016 la maggioranza dei pedoni uccisi aveva almeno 65 anni di età, 343 su un totale di 570, con una prevalenza netta degli uomini (209 rispetto a 134). Le donne con almeno 65 anni, secondo quanto emerge, rimangono invece maggiormente ferite. Poco meno della metà dei ciclisti morti aveva almeno 65 anni (134 su 275) e anche in questo caso si nota una prevalenza di uomini (114 vs 20 donne).

Una situazione destinata a peggiorare senza adeguati provvedimenti, tanto che secondo le proiezioni l'obiettivo fissato dal programma europeo "Orizzonte 2020" che prevede di dimezzare il numero di morti e di feriti sulle strade non potrà essere centrato. Anzi in assenza di una netta inversione di tendenza nel 2050 i decessi complessivi, dopo il calo del 20,2% registrato nel 2016 rispetto al 2010, aumenteranno. E il fenomeno colpirà in particolare ancora una volta gli over 65: se sotto questa fascia di età, infatti, i morti continueranno a diminuire, per i più anziani il rischio stradale aumenterà anche del 50% accanendosi soprattutto su chi avrà almeno 80 anni. Per costoro la probabilità di rimanere vittima di un incidente potrebbe addirittura raddoppiare.

Questi numeri rappresentano un vero e proprio campanello d'allarme che obbliga a rivedere il nostro concetto di spazio urbano in chiave di maggiore sicurezza per quella che sarà una fetta sempre crescente, e vulnerabile, della nostra popolazione. Le strade potranno diventare più sicure soltanto se le nostre città cambieranno profondamente volto trasformandosi in spazi accoglienti e di conseguenza sostenibili, anche dal punto di vista ambientale. Dobbiamo ricordare che entro il 2050 secondo l'Onu quasi la metà degli esseri umani nel mondo abiteranno in aree urbane, proprio i luoghi in cui già oggi, in Italia ma non solo, si registrano più del 40% del numero di vittime di incidenti stradali. Invertire la tendenza di cui abbiamo parlato vuol dire, quindi, riprogettare gli spazi urbani rendendoli più adatti a chi ci abiterà: minor utilizzo dei mezzi privati di trasporto e incremento dei pubblici, diffusione del car sharing e car pooling,  incentivazione dell'uso delle due ruote e aumento delle piste ciclabili protette, strade a  velocità ridottà (quindi minori emissioni inquinanti), aree  interdette a qualsiasi tipo di mezzo motorizzato, spazi verdi  più ampi e curati, sono alcune delle soluzioni a cui dobbiamo pensare fin d'ora. All'estero molte città si stanno trasformando tenendo presenti proprio queste soluzioni: si pensi a Oslo, la capitale della Norvegia, che dal 2019 sarà la prima città senza auto in centro.

Contemporaneamente è necessario lavorare anche sulla consapevolezza delle giovani generazioni. In questa direzione si inserisce l'appuntamento di Sicurstrada Live, organizzato da Fondazione Unipolis e Gruppo Unipol con le scolaresche di Maniago e Spilimbergo, in provincia di Pordenone, il 19 marzo, e quelle di Locri, in provincia di Reggio Calabria, il 26, 27 e 28 marzo.  Gli studenti si sono confrontati con esperti e hanno avuto la possibilità di provare il simulatore di guida Safety Drive che consente di verificare alcune situazioni di pericolo sulle strade di tutti i giorni.  

Inoltre, nella città calabrese nel pomeriggio di martedì 26 marzo sono stati illustrati i risultati di "Cambiamo strade". La presentazione della ricerca avverrà all'interno di un incontro rivolto alla cittadinanza per riflettere sui temi della sicurezza e della convivenza civile, al quale prenderanno parte associazioni, autorità civili e religiose. Infatti la strada intesa come bene comune che appartiene a tutti e sulla quale diritti e doveri di cittadinanza diventa paradigma della società che dobbiamo ricostruire: spazio comune di legalità e sicurezza che va ripensato così come va ripensata la struttura materiale e immateriale delle nostre comunità, a partire dai nostri comportamenti e dall'assunzione di responsabilità personale per il benessere individuale e quello degli altri. Un appuntamento di impegno civile e sociale che Fondazione Unipolis e il Gruppo Unipol portano avanti da anni per affermare i valori di legalità che sono alla base della nostra storia.

E sempre nel solco dell'impegno per la promozione di una più consapevole e concreta partecipazione allo sviluppo della nostra società, Fondazione Unipolis e Gruppo Unipol hanno sostenuto le iniziative legate alla XXIV Giornata della Memoria e dell'Impegno che l'associazione Libera don Luigi Ciotti, organizza il 21 marzo di ogni anno per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie. All'appuntamento di Padova sono stati letti i nomi circa mille persone cadute in nome della legalità.

 

 

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