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Changes - il magazine del Gruppo Unipol > UNHCR > La rinascita di Badheea

La rinascita di Badheea

UNHCR

A soli 54 anni è nonna di 20 nipoti e ha lasciato la distruzione di Aleppo. Da rifugiata siriana è arrivata in Italia attraverso i corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio. Adesso vive in Trentino. Questa è la sua storia.

​​​​​​​Non ci sono mai stati così tanti rifugiati e sfollati nel mondo dal 1945, l'anno della fine della Seconda guerra mondiale. Per l'Unhcr al termine del 2016 erano 65,6 milioni – 300mila in più rispetto l'anno precedente – costretti ad abbandonare la propria casa per guerre, dittature e persecuzioni. Detto con altre cifre, 1 persona ogni 113 nel mondo, ovvero come la ventunesima nazione più popolosa del mondo, il Regno Unito. Questo numero record è composto da tre categorie di persone: 22 milioni e mezzo di rifugiati (chi ha lasciato il Paese), 40,3 milioni di sfollati (forzatamente spostati in un'altra zona dello Stato), 2,8 milioni di richiedenti asilo politico. 

La guerra in Siria, entrata scandalosamente nel settimo anno di guerra, è la principale causa di questo triste record, con più di metà della popolazione che non abita più a casa propria. Cinque milioni e mezzo sono i rifugiati. La maggior parte non sono in Europa, ma il piccolo Libano (grande quanto l'Abruzzo) è lo Stato con la più alta concentrazione di rifugiati pro capite al mondo. Nel Paese dei cedri sono oltre un milione i rifugiati siriani (54,7% minori) a fronte di una popolazione di circa 4 milioni.

La sfida umanitaria dunque è mondiale. Per affrontarla, in alleanza con l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, dallo scorso settembre è sceso in campo il Gruppo Unipol, che sostiene gli interventi ospedalieri salvavita e di emergenza, con particolare attenzione ai parti naturali o cesarei, ai rifugiati siriani in Libano. Il gruppo finanziario si è impegnato per due anni, attraverso la copertura del 75% – o del 90% nei casi maggiormente vulnerabili – dei costi di ospedalizzazione dei rifugiati e dei trattamenti che vengono forniti attraverso una rete ospedaliera con la quale l'Unhcr ha pregressi accordi.

Badheea, una nonna di 20 nipoti, 54 anni, madre per la prima volta a 14, vedova a 37, è una rifugiata siriana che è giunta l'anno scorso in Italia attraverso i corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche e la Tavola Valdese, ovvero un progetto che mostra come, qualora gli Stati europei volessero, ci sarebbero vie legali, senza trafficanti e alternative ai viaggi della morte (altro triste record del 2016: 5.022 morti nel Cimitero Mediterraneo), per garantire il rispetto della protezione internazionale a chi ne ha diritto. Oggi Baadheea vive in Trentino in un bel progetto di integrazione, ma per un lungo periodo ha vissuto nei campi profughi del Libano. In Siria con la sua grande famiglia viveva a Homs, una delle città martiri. Anni difficili, senza libertà, che nel 2011, nel periodo delle Primavere arabe, fanno scendere in piazza gli oppositori al regime.

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​​​​​​Una delle giovani mamme fuggite da Homs che vive nell'accampamento di Akkar a nord del Libano.

A Homs Badheea cuce le bandiere per i manifestanti e vede la protesta pacifica divenire guerra civile: «I giovani pregavano, cantavano e chiedevano in maniera pacifica "libertà". Poche ore dopo il tramonto l'esercito fece irruzione nella piazza. Prima circondarono i manifestanti, poi li sterminarono tutti». Quando la polizia segreta del presidente Assad bussa alla porta e interroga in malo modo anche una nipote di sei anni, Badheea capisce che deve scappare in Libano. «Ho varcato il confine molte volte – racconta – i miei figli e le loro famiglie erano nascoste nei tubi delle fognature, per timore delle bombe e per paura di essere trovati». Questa donna coraggiosa continuava ad andare avanti e indietro, ricorda "la gola chiusa e la nausea" di quando scendeva nella fognatura.

In Libano la famiglia vive prima a Shatila e poi nella tendopoli di Tel Abbas, nella regione dell'Akkar. Qui i figli bruciano i mobili portati da Homs per scaldarsi («Faceva freddo. I nostri letti, una grande credenza…»), Badheea vende orecchini e collane per comprare il cibo, dopo una prima fase di solidarietà ci sono minacce e vessazioni da parte dei libanesi. I bambini non vanno a scuola e soffrono: «Mahmud – ricorda – aveva quattro anni e mordeva tutti. Aveva visto suo padre partire con i barconi e aveva vissuto in una cantina senza poter uscire, sentendo i rumori della guerra». Negli ultimi anni, poi, la solidarietà dei libanesi è diventata talvolta ostilità verso i profughi, per esempio con restrizioni per il rinnovo dei documenti di soggiorno.

Nelle fredde tende di nylon di Tel Abbas e degli altri campi libanesi, la salute non è più un diritto rispettato. Baadheea, commovendosi, ricorda di un bambino morto mentre vivevano là: «Aveva la stessa età di un mio nipote, giocavano insieme». I genitori, preoccupati per una febbre alta, avevano provato a portarlo all'ospedale, ma tutto era a pagamento e non era stato possibile curarlo.

Ecco perché la discesa in campo di Unipol a fianco dell'Unhcr assume particolare importanza. L'impegno del gruppo finanziario indica un trend significativo delle società italiane: l'affermarsi della Corporate Social Responsibility (CSR), la responsabilità sociale d'impresa. Si tratta di una tendenza che, affermatasi in altri paesi europei, è sempre più italiana, riprendendo del resto una storica attenzione della borghesia e imprenditoria italiana alla filantropia e allo sviluppo delle comunità locali. Secondo la VII rilevazione statistica sulla responsabilità sociale d'impresa, il 2016 è stato un anno record, questa volta di ben altro tenore rispetto ai primati richiamati a inizio articolo. Nonostante la crisi, l'80% delle imprese italiane (73% nel 2014) con oltre 80/100 dipendenti dichiara infatti di impegnarsi in iniziative di CSR, per un investimento globale che ha raggiunto la cifra record (dal 2001 anno in cui si iniziò a monitorare il fenomeno) di 1 miliardo e 122 milioni di euro nel 2015 Rispetto al 2013 è cresciuta dell'11%, con dati superiori alla media i settori della finanza, l'industria elettronica e farmaceutica.

Insomma, la CSR da iniziale strumento accessorio e poco considerato è dunque diventata un valore essenziale per le imprese. Coinvolgimento dei dipendenti, attenzione all'ambiente, lotta agli sprechi, ottimizzazione dei consumi energetici e ciclo dei rifiuti: questi i terreni di maggiore impegno dichiarati dalle aziende impegnate. Unipol si differenzia dalla media su questo: le attività di CSR si concentrano in prima battuta sul territorio locale dell'azienda (36%); solo il 9% sceglie di intervenire all'estero. Sempre secondo il VII Rapporto, a sostenere la spinta virtuosa sono i consumatori, che premiano le aziende più etiche: un aiuto importante è avvenuto dal recepimento, il 25 gennaio 2017, della Direttiva Ue 95/2014, che rende più trasparente la rendicontazione delle imprese con più di 500 dipendenti in tema di ambiente, politiche di genere, diversità, politiche sociali, anticorruzione.  

 

 

Un esodo senza fine<img alt="" src="/UNHCR/PublishingImages/UNHCR%20esodo%20senza%20fine.jpg" style="BORDER:0px solid;" />http://changes.unipol.it/UNHCR/Pagine/Rifugiati-global-trend-UNHCR.aspxUn esodo senza fineLa guerra e la violenza costringono oggi 65,6 milioni di rifugiati e sfollati in tutto il mondo a vivere lontani dalle proprie case, in condizioni spesso drammatiche. La cifra non è mai stata così alta.GP0|#174189ec-861e-41ae-b6a7-16b09bea9a78;L0|#0174189ec-861e-41ae-b6a7-16b09bea9a78|UNHCR;GTSet|#e62eaae4-ff72-4b5a-a2d7-8fca6c2e6a45Carlotta Sami2017-06-19T22:00:00Zhttp://changes.unipol.it
Rifugiati: non lasciamoli soli<img alt="" src="/UNHCR/PublishingImages/UNHCR%20siria%20Unipol.jpg" style="BORDER:0px solid;" />http://changes.unipol.it/UNHCR/Pagine/Unipol-Unhcr-per-i-rifugati.aspxRifugiati: non lasciamoli soliLa Giornata mondiale del rifugiato ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla strada della risoluzione dei conflitti. L’impegno del gruppo Unipol al fianco di UNCHR per fornire cure sanitarie ai siriani che vivono in Libano. GP0|#174189ec-861e-41ae-b6a7-16b09bea9a78;L0|#0174189ec-861e-41ae-b6a7-16b09bea9a78|UNHCR;GTSet|#e62eaae4-ff72-4b5a-a2d7-8fca6c2e6a45Fernando Vacarini2017-06-18T22:00:00Zhttp://changes.unipol.it

 

 

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La rinascita di Badheea<img alt="" src="/UNHCR/PublishingImages/aleppo%20distruzione.jpg" style="BORDER:0px solid;" />http://changes.unipol.it/UNHCR/Pagine/unipol-unhcr-storia-libano.aspxLa rinascita di BadheeaA soli 54 anni è nonna di 20 nipoti e ha lasciato la distruzione di Aleppo. Da rifugiata siriana è arrivata in Italia attraverso i corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio. Adesso vive in Trentino. Questa è la sua storia.GP0|#174189ec-861e-41ae-b6a7-16b09bea9a78;L0|#0174189ec-861e-41ae-b6a7-16b09bea9a78|UNHCR;GTSet|#e62eaae4-ff72-4b5a-a2d7-8fca6c2e6a45Stefano Pasta2017-07-31T22:00:00Zhttp://changes.unipol.it
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